Infantino, il Giano bifronte del pallone: sorriso finto e pelo sullo stomaco. Il doppio "parricidio" di Johansson e Platini, l'idillio con i potenti della terra e l'indegno lecchinaggio a Trump
Nel 2007 pugnalò il suo mentore Johansson per fare eleggere Platini in UEFA, nel 2015 scaricò Michel e gli scippò la poltrona di presidente FIFA. Putin, gli emiri di Qatar e Arabia, Trump: tutti amici suoi
Per essere uno che il giorno dell’elezione a presidente FIFA, il 26 febbraio 2016, si presentò dicendo che dopo anni di malaffare (l’allusione era al predecessore Sepp Blatter), la più alta istituzione calcistica mondiale avrebbe iniziato a lavorare grazie a lui “in modo serio, aperto e trasparente”, la denuncia alla Corte Penale Internazionale piovuta sul suo capo a febbraio con l’accusa di “legittimazione dell’occupazione della Palestina” e “crimini contro l’umanità” per avere avallato la partecipazione a competizioni ufficiali di club israeliani insediatisi nei territori palestinesi occupati, non depone a suo favore. Parlo di Gianni Infantino, il 55enne avvocato di diritto sportivo da dieci anni numero uno del calcio mondiale, poliglotta (parla 6 lingue), cittadinanza italiana e svizzera, gran tifoso dell’Inter, il primo presidente FIFA invitato a un summit del G20 (Buenos Aires 2018), l’uomo che ha consegnato nelle mani di Donald Trump il Premio FIFA per la pace nel mondo e che sulle note di “Burning Love” di Elvis Presley ha preso parte a Washington, a febbraio, al macabro balletto del Board of Peace diretto dal coreografo Trump, il piano che si ripropone di fare di Gaza una grottesca e ciclopica speculazione commerciale che attende solo, per prendere il via, la definitiva sparizione del popolo palestinese. Tra i ballerini, assieme all’étoile Infantino, molto ammirati nell’occasione Gideon Saar (Israele), Milei (Argentina) e Orban (Ungheria).
Nato a Briga, figlio di emigranti italiani in Svizzera, un’infanzia di povertà alle spalle (per pagarsi l’Università a Friburgo faceva pulizie negli scompartimenti dei treni), Gianni Infantino è il Giano Bifronte del pianeta pallone. Testa pelata, sorriso a 32 denti, il bon ton fatto persona ma pelo sullo stomaco lungo così, dopo essere entrato in UEFA nel 2000 intruppato nell’anonima divisione affari legali ha saputo farsi benvolere al punto da ottenere il ruolo, perfettamente interpretato, di cerimoniere dei seguitissimi sorteggi UEFA delle coppe. Avete presente il maggiordomo e autista Ambrogio degli spot Ferrero Rocher? Infantino era ancor più impeccabile, inappuntabile, perfetto: non c’era una persona al mondo che nel vederlo non provasse simpatia per lui.
E tuttavia, anni dopo, nel raccontarne l’irresistibile ascesa (nel giro di sette anni è passato da segretario generale UEFA nel 2009 a presidente FIFA nel 2016), il magazine francese “So Foot” non ha esitato ad accusarlo, allegoricamente parlando, di “doppia uccisione del padre”: la prima consumata scaricando il suo mentore, lo storico presidente UEFA Lennart Johansson, per favorire nel 2007 l’elezione di Michel Platini, che ricambiò il favore nominandolo suo segretario generale UEFA; la seconda, stando alle rivelazioni di “Football Leaks”, quando tramò ai danni dello stesso Platini che nel luglio 2015 aveva ufficializzato la sua candidatura alla presidenza FIFA. Squalificato per 8 anni - poi ridotti a 4 - dal Comitato Etico per un caso di corruzione da cui recentemente è stato prosciolto, Platini non divenne mai presidente FIFA: lo divenne invece, sgattaiolando al suo posto e sempre col sorriso a 32 denti stampato in volto, lui, Giovanni Vincenzo Infantino da Briga, Novara.
“Un gruppo di persone decise di uccidermi - raccontò Michel Platini in una lunga e sofferta intervista rilasciata al quotidiano inglese “The Guardian” -, anche se Infantino non fu fra gli istigatori. Ricordo che venne da me, nel mio ufficio, con Angel Maria Vilar a quel tempo vicepresidente UEFA per spiegarmi che si sarebbe presentato come candidato alla presidenza UEFA. Aveva fatto di tutto perché io diventassi presidente FIFA e si era speso e aveva lavorato molto per farmi ottenere le lettere di sostegno dei presidenti di molte federazioni. Con me alla testa della FIFA, lui si vedeva seduto sulla poltrona di presidente UEFA. Ma quando si accorse di quel che mi stava accadendo e capì che a causa delle accuse che mi erano piovute addosso io ero “morto”, decise dall’oggi al domani di presentarsi al mio posto: per diventare presidente di un ente su cui da 10 anni aveva solo vomitato. Forse dopo aver visto l’ammontare del bonus. Perchè Infantino ha un problema: gli piacciono i ricchi e i potenti, quelli con i soldi”.
Sarà per questo che per non indisporre i regnanti del Qatar cui ha portato in dote i Mondiali 2022, Infantino si è ben guardato dal risarcire le famiglie dei 6.500 migranti di India, Bangladesh, Sri Lanka, Nepal, Kenia e Filippine morti per il caldo e le inumane condizioni di lavoro nell’opera di costruzione degli stadi di Qatar 2022; sarà per questo che con modalità che definire opache e spericolate è dire poco è riuscito con un colpo di mano ad assegnare all’Arabia dell’amico bin Salman, quello che fece trucidare il giornalista dissidente Jamal Khashoggi, i Mondiali 2034, subito ricambiato col pronto soccorso dei petrodollari che gli consentirono per il rotto della cuffia di far disputare l’estate scorsa negli USA il Mondiale per club che mai avrebbe visto la luce senza l’iniezione di milioni del principe ereditario.
In quanto all’idillio con Trump, il presidente USA nelle cui mani ha consegnato personalmente il “Premio Fifa Pace nel Mondo” (per chi pensasse a uno scherzo: è successo davvero), ormai Gianni e Donald sono due cuori e una capanna. Tra un premio e una strusciatina sembra che ormai si dicano: “Non possiamo continuare a vederci così”.
“Come ho detto lui non è stato tra gli istigatori del piano ordito ai miei danni - disse Platini al Guardian -. Non lo accuso di quello che ha fatto, ma di quello che non ha fatto. Quando nel maggio 2018 venni scagionato dalla giustizia svizzera, lui avrebbe potuto andare alla commissione etica della FIFA e chiedere che la mia condanna fosse sospesa: ebbene, non l’ha mai fatto”.
Platini però dopo averci pensato e ripensato deve avere cambiato idea: e la settimana scorsa, a due giorni dal via del Mondiale, ha annunciato di avere sporto denuncia penale nei confronti di Gianni Infantino, il suo ex segretario generale ai tempi dell’UEFA, accusandolo di diffamazione e di aver ordito trame sleali ai suoi danni per condizionare le elezioni per la successione di Blatter alla presidenza FIFA. Come finirà, lo scopriremo solo vivendo.
Nel frattempo Re Gianni è diventato pappa e ciccia con tutti i potenti della terra, Putin e emiri arabi compresi; e a dispetto delle scabrose e imbarazzanti inchieste che lo riguardano e dell’ultima grana, quella della denuncia di Platini, è vivo e lotta insieme a noi. Ormai è il Mosè del calcio che divide le acque e porta tutti alla Terra Promessa (quella del Mondiale: lo ha allargato a 48 Paesi e ha già detto di volerlo portare presto a 64). Nel 2019 è stato confermato presidente FIFA all’unanimità; nel 2023 per acclamazione. E dopo aver conquistato il cuore del principe ereditario bin Salman è diventato culo e camicia con Donald Trump. Che stia facendo un pensierino alla Casa Bianca?
Sia quel che sia, auguri e figli maschi (ogni riferimento alle sue quattro figlie Shania Serena, Sabrina, Alessia e Dhalia Nora è puramente casuale).
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