Totalmente d’accordo
Roberto Damico. La Pagina
Fermo restando che Vannacci non avrà il mio voto — che andrà quasi certamente a Giorgia Meloni, per vari motivi tra cui il sostegno all'Ucraina — e che il mio giudizio su di lui non è affatto positivo, vorrei segnalare qualcosa che non significa difenderlo, ma rompere una narrazione che sta diventando dominante.
Si sta costruendo l'idea che Vannacci sia il nuovo Mussolini. Ma c'è un problema già nel paragone. Mussolini — ridotto oggi a macchietta — fu anche uno dei giornalisti politici più capaci della sua generazione, proveniente dalla sinistra radicale, capace di costruire un movimento di massa partendo da zero e di conquistare il consenso di settori molto ampi della società italiana. Paragonare Vannacci a quella figura non è un allarme: è un'esagerazione che serve a non capire né l'uno né l'altro.
Ma c'è un confronto più interessante e più rivelatore. Vannacci — per quanto le sue posizioni siano spesso inaccettabili (vedi Ucraina e omosessualità, per dirne due)— è molto meno autoritario, egoriferito e dogmatico di un personaggio che la sinistra coccola da anni: Marco Travaglio. Basta un confronto rapido. Travaglio è arrivato a minacciare querele a chi lo contraddiceva pubblicamente su vicende giudiziarie. Passa le giornate a ripetere "lei non sa chi sono io" a chiunque osi criticarlo. Dirige un giornale che da anni fa propaganda attiva a favore della Russia di Putin — una propaganda in cui Vannacci è inserito come comprimario, non come leader. E dire che chi sostiene attivamente un regime che ha eliminato l'opposizione interna, represso la stampa e invaso paesi sovrani non ha titolo per dare lezioni di antifascismo non mi sembra azzardato.
Insomma: la sinistra ha in casa, e coccolato per anni, qualcuno strutturalmente molto più vicino a certi vizi autoritari di quanto non sia Vannacci. Prima di costruire il nuovo allarme fascismo, forse varrebbe la pena fare pulizia interna. Poi si potrà dare lezioni.