Il vangelo della domenica
XI Domenica del Tempo Ordinario
14 giugno 2026
L’umanità e la predicazione degli apostoli
Matteo prima di scrivere i consigli sulla missione degli apostoli, rivela quale sia la considerazione di Gesù sulla popolazione: essa è come un gregge senza pastore con la dolorosa conseguenza di malattia e inedia delle pecore. Senza pastore la gente deperisce e non avanza verso la vita. L’immagine si può applicare all’umanità di ogni tempo e cultura, perché gli apostoli sono insigniti della responsabilità di predicare a tutte le nazioni (cfr. Mt 28,20). Qui siamo nella fase prepasquale e quindi essi si limitano alla regione, dove Gesù racchiude la propria missione. Tuttavia la loro predicazione si espande a tutti gli uomini per natura propria, essendo i continuatori della missione di Gesù ed hanno la stessa capacità di intervenire per ridare vita alle persone ammalate.
L’immagine del gregge senza pastore è innaturale, perché non ci concepisce un gregge senza pastore. Perché l’umanità viva una tale condizione che la conduce alla morte, vuol dire che è intervenuto un fatto che ha estromesso il pastore dall’esercitare la sua funzione. Dio, infatti, non ha creato l’umanità per la morte (cfr. Sap 1,13-14). Sarebbe una contraddizione in termini. È avvenuto, invece, che l’umanità abbia ritenuto meglio vivere senza pastore, ritenendosi capace di autogestirsi al meglio. È quanto si legge nel racconto della separazione di Adamo ed Eva da Dio con la grave conseguenza di un uragano di negatività che ha indotto la distruzione dell’umanità. Solo Noè e la sua famiglia si sono salvati, perché si sono lasciati guidare dalla parola di Dio (cfr. Gen 6,5-8,22).
Gesù è il pastore dell’umanità, cui comunica la parola del Padre. Gli apostoli sono forniti dello Spirito di Gesù e incaricati di continuare la sua missione fino alla fine del mondo, perché ogni uomo sia salvo. Come Gesù provengono da Dio mediante la preghiera della comunità cristiana, invitata caldamente a pregare perché il padrone della messe mandi operai nella sua messe (Mt 9,38). La predicazione degli apostoli è simile alla parola e ai gesti del pastore necessari per indicare al gregge il pascolo, dove può rifarsi le forze e continuare a vivere. Gli apostoli propongono gratuitamente quanto hanno gratuitamente ricevuto stando con Gesù: sono venuti in contatto con l’amore di Dio che Gesù ha rivelato nel dono della propria vita.
La ricezione della parola di Dio è necessaria, perché è origine della vita. Anche nella nostra natura la parola della madre, soprattutto, comunica vita. Ma qui risiede la difficoltà dell’uomo, che dotato di libertà può anche non ascoltare e chiudersi nelle proprie capacità, che alla fine risultano essere un’illusione di potere. L’ascolto della parola esige fiducia in chi la proclama e disponibilità ad accogliere i valori espressi dalla parola. È la via della conversione, per la quale l’uomo si incammina verso la comunione con Dio. Anche la vergine Maria ha camminato su questa strada, conservando nel proprio cuore e meditando parole e azioni di Gesù (cfr. Lc 2,19.51).
P. Tiziano Pegoraro rci