La sala si era adattata alla canzone come acqua al contenitore: le persone seguivano il testo con il labiale, altri tenevano gli occhi chiusi, altri ancora fissavano un punto indefinito, sfruttando la voce di Claudio per scandagliare ricordi propri. Quando arrivò a «Finimmo prima che lui ci finisse…» la frase sembrò entrare nei presenti al pari di un refolo caldo che ti prende alle spalle. Claudio lo sentì, lo percepì negli sguardi che in quel momento si alzarono, uno dopo l’altro, e nel leggero spostarsi di una donna verso l’uomo accanto a lei. Non stava raccontando una fine: stava descrivendo un atto di protezione. Lo sapeva bene, l’aveva fatto. Fermare una storia al culmine, salvarla dall’inizio della discesa, mantenerla intatta nella memoria per non vederla erosa. Forse era un modo egoista di custodire la bellezza, o era l’unico possibile.
«Respirerà il tuo odore, pensando che sia il mio…» e Claudio tornò di colpo in un inverno romano, un pomeriggio di pioggia. Una sciarpa dimenticata su una sedia, intrisa di un profumo che nessun altro avrebbe potuto imitare. Era sufficiente il ricordo fisico di quell’odore a ricordargli che ogni nuovo amore mette radici in un terreno già modellato da altre vite, e che quel suolo trattiene orme intatte di chi vi ha camminato in precedenza, accadimenti che non appartengono più a nessuno, fotografie stropicciate, schegge di abitudini che colonizzano interstizi imprevisti della giornata, trasformandoli in piccole trappole di déjà-vu.
Ci fosse lei
Romanzo
Il ritiro solitario del celebre cantautore Claudio Baglioni, ormai ottuagenario, prende un’altra direzione all’arrivo della nipote. È lo sguardo della bambina a scardinare le sue difese, spingendolo a misurarsi con il passato.
Anche il passato legge il futuro
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