Orfeo di Virgilio Villoresi, scritto con Alberto Fornari e tratto da Poema a fumetti di Dino Buzzati, è un film ibrido, immaginifico, a metà tra l'artigianato puro e una visione luminosa di messa in scena: una visione che insegue più il ritmo che un tema particolare, che ripercorre l'opera di Buzzati e le dà un'altra vita e un'altra consistenza; che si affida spesso e volentieri all'animazione, tra disegno e stop motion, che ricostruisce le location minuziosamente e riccamente; che gioca con le ombre, con le luci e con gli specchi; che è avvolta da un audio perennemente ovattato, morbido, da sogno. Girato in 16mm. E poi è pieno di primi piani, Orfeo. Di occhi, di mani, di colli lunghi e labbra piene.
Ha la faccia di Luca Vergoni, Giulia Maenza, Aomi Muyock e Vinicio Marchioni. È costruito sui rumori, sulla loro musica, sul modo in cui si intrecciano e si sovrappongono. In ogni istante succede qualcosa. Anche quando non sembra succedere niente. Anzi, soprattutto in quel momento. In poco più di un'ora e venti (che meraviglia anche la durata), Villoresi crea un mondo nel mondo. Cita, rimanda, scolpisce le inquadrature e le prospettive. Prima frenetico, poi più lento e delicato. Davvero, Orfeo è un film incredibile. Sperimentale, coraggioso, personalissimo. Non ha paura di osare, e quando osa sa esattamente dove fermarsi per rimanere integro e non dividersi a metà.
L'Orfeo del titolo, interpretato da Vergoni, si mette in viaggio per ritrovare la sua amata, l'Eura di Giulia Maenza. La intrappola nei suoi sogni, la insegue nei suoi incubi; la incontra costantemente nei ricordi. Visivamente Orfeo è pazzesco. Non credo che ci siano altre parole per definirlo. Pazzesco e travolgente. E denso, complesso e ricercato. Mai stucchevole, però. E nemmeno vuoto nella sua artigianalità. Le scenografie di Riccardo Carelli e Federica Locatelli sono l'ossatura del racconto. E poi ci sono le musiche di Angelo Trabace e il suono - fondamentale, credetemi - di Enrico Ascoli e Davide Favargiotti.
Orfeo esce il 27 novembre con Double Line. Cercatelo, andatelo a vedere; di film così, in Italia, non se ne fanno quasi più. Anzi, Orfeo è unico nel suo genere. E questa cosa è bellissima.