Storia e Geopolitica, SysAdmin Gnu.

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✍🏻 Nikolày L’vovič Tuzenbach «Buongiorno, mi favorisce i documenti?». «Non ce l'ho, sono un anarco-trappista e non mi riconosco nel potere del Governo fascista di quest...». «Vabbè, ho capito. Perché ha dato fuoco all'auto?». «Come, "perché". Perché sono un anarco-trappista e non mi riconosco nel potere del Governo fas...». «Aridaje! Almeno ce l'ha il patentino di antifascismo?». «Certo, ho fatto tutte le dosi e anche il richiam...». «Quello è il green pass, ed è scaduto, almeno fino alla prossima pandemia. Intendo il patentino di antifascismo: serve a fare vita sociale, andare alle manifestazioni, leggere Zerocalcare, comprare libri, scrivere sui social, quelle cose lì». «Ahhh, ho capito. Sì, eccolo. Ce l'ho sul cellulare». «È scaduto, signore. Andava rinnovato dopo la manifestazione sulla remigrazione». «Ma io sono andato a Piazza Vittorio a scrivere "fuck remigration" sui palazzi appena ristrutturati, e la polizia non mi ha detto nulla». «Nel vecchio patentino, la sezione "Arte e divertimento antifascista" le permetteva di scrivere sui muri, rompere vetrine e dare fuoco ai cassonetti, nel nuovo, la sezione è stata accorpata all'incendio di auto private, saccheggio e furto. Se lei ha ancora il vecchio, per bruciare le auto deve fare un update». «Ah, posso farlo dal cellulare?». «Certo, apra l'app e scarichi la versione 7.009.65. Però la multa me la deve pagare lo stesso. Al momento, lei possiede ancora la versione base.». «Io non credo al denaro. Sono un anarco-trappista e non mi riconosco nel potere del Gove...». «Senta, i soldi non me li prendo io, vanno al Comune. Paghi e faccia silenzio. Lo sa quante ciclabili ci sono ancora da costruire, a Roma?». «E se non pagassi e la prendessi a calci in faccia? D'altronde sono un anarco-trapp...». «E basta! Se mi vuole menare, deve avere il patentino Antifascista Premium e lei, come le ripeto già da un po', ne è sprovvisto. Se lo compri, lo scarichi e poi potra fare di me quello che vuole». «Wow! Posso anche violentarla?». «No, il "bonus stupro" è riservato agli immigrati, che hanno il Gold, pagato dal Comune».
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Replying to @Nadia1760825
E ci mettiamo questi???? Meloni aiuto!!!!!!!!
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Per mesi i palestinesi di Gaza sono stati descritti come vittime dell’esercito israeliano. Ora una Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite documenta qualcosa che troppo spesso è stato volutamente ignorato: torture, esecuzioni pubbliche e gravi violenze commesse da Hamas contro civili palestinesi. Secondo il rapporto, tra agosto 2024 e gennaio 2026 sono stati registrati 249 casi di esecuzioni extragiudiziali o violenze gravissime. Almeno 108 persone sono state uccise e 384 ferite. Le vittime erano palestinesi accusati di collaborare con Israele, rubare aiuti umanitari, appartenere a fazioni rivali o semplicemente erano considerati non sottomessi ad Hamas. L'ONU parla di possibili crimini di guerra. Hamas non è soltanto il nemico di Israele. È nemico dei palestinesi. I giornali e le televisioni, che da quasi 3 anni prendono come oro colato la propaganda di Hamas, ignoreranno il rapporto dell’ONU Cancellare queste vittime non aiuta i palestinesi. Giustificare Hamas e i suoi metodi non aiuta i palestinesi. Perché nessun popolo può essere difeso fingendo di non vedere chi lo opprime. Leggi l’articolo di Daniele Scalise al link: setteottobre.com/quando-perf…
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✍🏻 @giannichiodi Nel 2021 Elon Musk ha offerto alle Nazioni Unite di pagare per porre fine alla fame nel mondo vendendo una parte delle sue azioni Tesla. L'unica condizione: Le Nazioni Unite rivelino in modo trasparente come esattamente quella somma porrebbe fine alla fame nel mondo e come i fondi verrebbero utilizzati. Naturalmente, le Nazioni Unite non hanno accettato l'offerta. Avrebbero infatti dovuto spiegare come sia possibile che dagli anni '50 siano fluiti in Africa 2 BILIONI DI DOLLARI in «aiuti allo sviluppo», ma che in tutti quegli anni non sia cambiato nulla in meglio.
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La sinistra credo abbia perso il senso della realtà e vede un mondo frutto della loro immaginazione. Ho ascoltato la TV ieri sera e per tutta la trasmissione sono stati capaci di attaccare Giorgia meloni senza mai fare una proposta costruttiva. Giornalisti e politici che dovrebbero vergognarsi di dare una immagine dello stato priva di ogni fondamento. Vediamo le linee guida della politica di sinistra. I centri di identificazione degli emigranti fuori dai confini europei sono stati smentiti da tutta l’Europa, e con essi la magistratura politica. Il nucleare che hanno avversato per 60 anni che ha causato la perdita di tutta la nostra industria pesante per il costo dell’energia e molte imprese hanno dovuto delocalizzare. Hanno costretto i vari governi ad acquistare energia dai paesi che la producevano con le centrali sui nostri confini e si arricchivano a spese dei cittadini italiani. Il caro bollette di cui accusano Giorgia Meloni è frutto dalle loro scelte scellerate. La lotta contro le forze dell’ordine, costrette a combattere senza la tutela legale con un equipaggiamento scadente e processati malgrado difendono la cittadinanza da bande armate che rompono vetrine danneggiano centri città e i cittadini onesti devono risarcire. Nel 70 Bertinotti faceva scioperare per il disarmo della polizia e la settimana lavorativa di 4 giorni. Nell’azienda dove lavoravo iniziammo con un orario ridotto, il venerdì si usciva alle 4 con l’impegno che entro due rinnovi contrattuali avremmo lavorato fino alle 13 del venerdì. Hanno inventato il superbonus al 110% il Reddito di Cittadinanza che serviva per mantenere i giovani a non fare niente il tutto a carico di quelli che lavoravano. Potrei continuare a elencare le porcate fatte dalla sinistra a danno dei lavoratori, il terrorismo fiorito in Italia sulla spinta della sinistra. Oggi questi signori che fino alla passata legislatura avevano portato l’Italia sull’orlo del fallimento, ultimi in tutti gli indicatori economici, oggi si ripropongono per governare proponendo una patrimoniale e nuove tasse a carico del mondo del lavoro. CARI MICI non cadiamo in questi errori, lottiamo contro questi falsi benefici che sono la nostra rovina nel medio periodo. Lo possiamo fare all’interno delle urne, chiamando il popolo, quello che lavora, insieme alle forze dell’ordine e restituire dignità alle categorie produttive di queto paese.
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Caro Vannacci, mi creda : la stimo. E non è un modo di dire . Ma la questione è complessa... Lei ha diritto di portare il suo movimento il più in alto possibile , ovviamente come tutti pensiamo all' interno del CDX . Penso che lei sarà una colonna portante del futuro della Destra italiana , e ora veniamo al punto : se lei oggi si mette di traverso , non è un bene per tutti noi di DX , se questa casa costruita da Meloni Salvini Berlusconi , dovesse crollare per un suo scossone , anche lei rimarrebbe sotterrato... E le spiego : i poteri forti non vedono l' ora che ciò accada , e il prosieguo sarebbe portare un foglio in bianco da Mattarella che lo riempirebbe con il nome di Draghi ... Non scriverà il suo , cioè Vannacci , e non quello di Giorgia ! Ci ha pensato ? È quello che lei si auspica ? è quello che i suoi elettori vorrebbero ? Non credo proprio. Quindi questa lettera aperta non è una preghiera e neanche un modo di mendicare ... Faccia le sue considerazioni...
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Lo sapevate che la Costituzione piu bella del mondo stabilisce “il sacro dovere di difendere la Patria”?
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Il lavoro del parastatale gramsciano consiste principalmente nell'impedirti di fare il tuo lavoro.
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Rabbrividisco al solo pensiero di un’Italia governata da Elly Schlein.
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La scuola italiana ha dimenticato Carducci e il Risorgimento per adottare il multiculturalismo anti italiano?
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✍🏻 Roberto Damico Se avessi voglia di scherzare, farei il verso a Andrea Tosa – il blogger, l'attivista, il palestinista – e scriverei un post che inizia come iniziano sempre i suoi post: "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo". Ma io adesso non ho voglia di scherzare. Non ho voglia di ironizzare. Non ho voglia di fare il verso a nessuno. Perché un post che inizi così – "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo" – e che parli delle donne afghane, non esiste. Non lo scrive Tosa. Non lo scrive la sinistra. Non lo scrive nessuno. Eppure – ieri è successo davvero qualcosa di terribile ad Herat, in Afghanistan. E se avete abbastanza anima – se non siete ancora diventati insensibili di fronte al dolore del mondo – potete cercare voi stessi. Le notizie sono lì. Frammentarie, ignorate, sepolte. Ma ci sono. Ecco cosa è successo. Si era appena svolta una manifestazione di donne afghane. Una folla di donne – nonostante il burqa, anzi, col burqa – ha riempito le strade di Herat. Centinaia, forse migliaia. Hanno chiesto – attenzione – non i diritti che abbiamo in Occidente (il diritto di voto, il diritto di abortire, il diritto di indossare una minigonna). Hanno chiesto neppure pari diritti. Hanno chiesto il minimo. Hanno chiesto l'istruzione – che in Afghanistan, per le donne, significa anche accesso alla sanità (perché nella legge afghana, una donna può essere visitata solo da una donna; ma se le donne non possono studiare, allora le donne non possono essere curate). Hanno chiesto di poter lavorare – di guadagnare un minimo, per non morire di fame, per non vedere i propri figli morire di fame. Hanno chiesto meno dei diritti che noi in Europa concediamo a un cane o a un gatto. Perché i nostri amici a quattro zampe – possono essere visitati da un medico (di qualsiasi sesso) se stanno male. Possono essere curati. Possono essere salvati. Le donne afghane – se stanno male – non possono essere visitate da un medico uomo. E se il medico uomo è l'unico disponibile, muoiono. Se – dopo un terremoto – si trovano sotto le macerie delle loro abitazioni, non possono essere estratte, perché un uomo non può toccare una donna. E muoiono sotto le macerie. Mentre ascoltano i soccorritori che non possono soccorrerle. È l'inferno. È l'orrore. È la follia. E la risposta dei talebani a questa manifestazione di donne che chiedevano solo di non morire – è stata la violenza. Hanno sparato sulla folla. Al momento si parla di una ventina di vittime, ma le notizie sono frammentarie, non verificate, forse peggiori. La notizia – come tutte le notizie che riguardano l'Afghanistan – è stata sepolta. Ignorata. Dimenticata. E penso che oggi i telegiornali dovrebbero essere pieni di queste immagini. Che le piazze dovrebbero essere colme di gente – specie di donne arrabbiate – che esaltano l'eroismo delle donne afghane, che denunciano la brutalità dei talebani, che chiedono sanzioni, interventi, aiuti. Che parlano – sì – anche della loro disperazione. Della loro solitudine. Del loro abbandono. E invece – credo di essere uno dei pochi che ne stanno parlando. Uno dei pochi. Non perché io sia speciale. Perché gli altri hanno deciso di tacere e si indignano solo per Gaza. Perché – come dice Fausto Bertinotti – "Gaza è l'ombelico del mondo". Almeno per la sinistra. Gaza – e solo Gaza – merita attenzione. Gaza – e solo Gaza – merita indignazione. Gaza – e solo Gaza – merita che si riempiano le piazze. Il resto – l'Afghanistan, lo Yemen, la Siria, il Sudan, la Nigeria, il Congo – non esiste. O esiste come rumore di fondo, come fastidiosa eccezione. Perché la sinistra – la sinistra palestinista – adora guardarsi l'ombelico senza alzare lo sguardo. E se alzasse lo sguardo – se alzasse lo sguardo oltre Gaza – vedrebbe un mondo in fiamme. Un mondo che brucia. Un mondo in cui il jihadismo – la stessa ideologia che anima Hamas – uccide, devasta, distrugge. E bisognerebbe anche chiedersi quanto sia casuale che la propaganda per Gaza copra mille altri orrori. Quanto sia casuale che proprio Gaza – il luogo in cui Hamas comanda – sia diventato l'ombelico del mondo. Visto che Hamas è una derivazione della Fratellanza Musulmana – l'organizzazione che ha come obiettivo la creazione di un Califfato globale – visto che la Fratellanza vuole imporre la sharia in tutto il mondo, vuole cancellare i diritti delle donne, vuole sottomettere “gli infedeli”– è proprio casuale che Gaza e la sua propaganda impediscano di vedere ciò che il jihadismo sta facendo nel mondo? @flancini
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Se Giuseppe Mazzini oggi frequentasse una delle tante scuole intitolate a "Giuseppe Mazzini" si beccherebbe certamente un bel 6 in condotta.
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“Italia agli italiani": due parole meravigliose. Quello striscione andrebbe esposto in tutte le scuole. Solidarietà agli studenti di Cesena
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✍🏻 Roberto Riccardi Belfast brucia. E presto le fiamme potrebbero arrivare alle nostre case, accese da chi ha reso l’immigrazione incontrollata un affare di soldi e politica. Torniamo in Ulster per vedere il nostro futuro prossimo. Sessantadue incendi in cinque ore, autobus rovesciati, case di minoranze etniche date alle fiamme, famiglie con neonati in fuga scortate dai vigili del fuoco. Uomini mascherati che sfondano porte e gridano “stranieri fuori” in quartieri dove trent’anni fa si sparava tra cattolici e protestanti. La miccia, lunedì notte: Hadi Alodid, trent’anni, sudanese, richiedente asilo con status di rifugiato, ha aggredito un ignaro passante con un coltello da cucina colpendolo alla schiena, al volto e agli occhi. Poi, come mostra il video visto da milioni di persone, ha portato la lama a ripetizione al collo della vittima. Solo le bastonate dei passanti hanno impedito la decapitazione. Una settimana prima l’Inghilterra aveva guardato attonita le immagini di Henry Nowak, diciotto anni, ammanettato dagli agenti mentre moriva dissanguato, perché il suo assassino, inglese di seconda generazione, aveva gridato al razzismo e la parola era pesata più del sangue. Il pogrom è barbarie. Ma la domanda vera non è chi ha acceso il fuoco. È chi ha accatastato la legna per trent’anni. Chi liquida le fiamme come “violenza dell’estrema destra” racconta una cronaca falsata, perché in piazza sono scese persone che mai si sarebbero sognate persino di sfilare con un cartello di protesta. Chi cerca la causa deve guardare altrove: alla sistematica inversione dell’integrazione che la sinistra europea ha imposto come dottrina per un ventennio. Non sono gli ultimi venuti a doversi integrare, ma chi è nato nella nazione ospitante deve assimilare le loro regole e abitudini e soddisfare le loro richieste. Una follia incredibile. E non si parli di integrazione mancata come se fosse un processo ancora in corso. Nelle stazioni, nei centri commerciali, nelle piazze del sabato sera, i maranza hanno già risposto: rapine di branco, aggressioni gratuite, devastazioni per noia e per odio. Non sono emarginati in cerca di riscatto. Sono seconde e terze generazioni che rifiutano il Paese dove sono nate, ne disprezzano le regole, ne aggrediscono i coetanei. Non chiedono inclusione: rivendicano territorio. Chi liquida tutto questo come cronaca straniera non ha letto la cronaca italiana. Modena, 16 maggio. Un italo-marocchino lancia l’auto contro la folla e ferisce sette persone. La risposta della sinistra che governa la città arriva puntuale come un riflesso condizionato: caso isolato, gesto di uno squilibrato, nessuna matrice. Poi, però, è calato un silenzio assoluto quando dai dispositivi elettronici di El Koudri sono emerse ricerche su attentati commessi in Europa, scaricamento di materiale jihadista. E lo schema si è ricomposto: non l’esplosione improvvisa di un folle, lo studio paziente di un modello. È la macchina della derubricazione, oliata da anni di esercizio: ogni attentatore diventa un pazzo, ogni allarme diventa razzismo, ogni critica diventa islamofobia. È lo stesso copione recitato per ogni episodio che la sinistra non vuole vedere. Quando il fatto è innegabile, si cerca la causa nella vittima o nel contesto. Lo stupratore non sapeva. L’accoltellatore era fragile. L’investitore era abbandonato dai servizi sociali. La colpa non è mai di chi agisce: è di chi non ha saputo accogliere, includere. Diciannove giorni dopo, nella stessa Modena, lo stesso sindaco che aveva minimizzato ha accompagnato nelle scuole elementari un indagato per associazione con finalità di terrorismo, braccio destro dell’uomo ritenuto il vertice di Hamas in Italia. Davanti a lui, bambini di sei anni battevano le mani al ritmo di cori per la Palestina. Non sanno cosa sia il 270 bis. Sanno già da che parte stare: qualcuno ha deciso al posto loro. Perché l’indottrinamento non è un incidente, è un metodo. Scolaresche in ginocchio verso la Mecca, guidate nella preghiera da un imam. Piani dell’offerta formativa che fissano tra gli obiettivi didattici il riconoscimento dei Cinque Pilastri dell’Islam. Nel Trevigiano, una scuola cattolica ha portato bambini di tre anni in moschea, dove sono stati fotografati inginocchiati sul tappeto della preghiera rivolti verso la Mecca, con le maestre velate “per rispetto”. Tutto in assenza di qualsiasi intesa tra lo Stato e le comunità islamiche, dunque senza alcuna base giuridica. Quale altra confessione entrerebbe nelle aule pubbliche da una porta che la legge non ha mai aperto? Laura Boldrini era stata profetica parlando degli immigrati. Riletta con gli occhi di oggi, più che una profezia fu una fatwa. Affermò che “I migranti sono l’avanguardia di quello stile di vita che presto sarà lo stile di vita di moltissimi di noi”. E qualcuno la ha presa sul serio e, nell’attesa di arrenderci, ha iniziato a giustificarli un po’ troppo. Quando la resa culturale arriva nei palazzi di giustizia, il cerchio si chiude. Il vertice di questa parabola giudiziaria si è toccato due volte. La prima a Rimini, dove nel 2017 quattro stranieri stuprarono in gruppo una turista polacca e una transessuale peruviana su una spiaggia. La consulente psicologa nominata dal tribunale ha scritto che l’imputato congolese non aveva “piena consapevolezza della gravità del reato” perché “nel suo contesto di provenienza il rispetto per l’autodeterminazione sessuale della donna non era adeguatamente acquisito”. Tradotto: nel suo Paese si stupra, dunque non poteva sapere che qui non si fa. La seconda a Salerno, dove l’avvocato Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello, ha dichiarato testualmente: “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare.” Sono parole pronunciate dentro le aule di giustizia. Non da commentatori anonimi. Lo stupro diventa “incomprensione culturale”. Il resto è contorno grottesco: a Padova un maiale di plastica in vetrina diventa un’offesa da rimuovere, nel Paese della mortadella. Si sorride, ma è il sorriso di chi misura quanto il terreno sia già morbido. La sinistra minimizza perché ammettere significherebbe processarsi: ha spalancato le porte, scritto le regole deboli, ha aperto le aule, ha coltivato la dottrina dell’integrazione rovesciata. Ma la legna accatastata non smette di essere legna perché qualcuno vieta di nominarla. Belfast ha mostrato il finale del film. L’Italia sta ancora girando le scene che lo preparano. Belfast non è lontana. È soltanto in anticipo.
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"Dio; rendi l'Italia agli Italiani." Chissà se qualche cercopiteco ignorante pensò di dare il sei in condotta a G.Carducci. Oltre tutto uomo di sinistra, prima ancora "dell'invezione" del Comunismo...
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⚠️ Per rimediare al 6 in condotta e poter sostenere la maturità, gli studenti che hanno esposto lo striscione “L’Italia agli italiani” dovranno scrivere una “tesina rieducativa” dal titolo 👉 “Chi ha fatto l’Italia” Il materiale da consultare, fornito agli studenti, parla di “leggi razziali” e “gli africani siamo noi”.
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Provvedimento assurdamente sproporzionato e intollerabile in uno Stato libero. Sarebbe opportuna un'ispezione ministeriale presso questa scuola. Non siamo in Unione sovietica. @G_Valditara
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✍🏻 @GiovyDean Belfast brucia non perché un immigrato sudanese ha tentato di decapitare un bianco in mezzo alla strada. Brucia perché il Corriere scrive “l’attacco con coltello è attribuito ad un migrante” nonostante l’inequivocabile video. Brucia perché Huffpost scrive che Londra ormai è piena di fascisti ed Henry Nowak scompare da ogni equazione. Scrive perché milioni di italiani affermano, mentendo, che preferirebbero trovarsi da soli, di sera, in strada con un maranza e non con un influencer che dice “scimmia” ad un criminale che gira a petto nudo in centro come fosse a caccia di selvaggina. Brucia perché il diritto di vivere serenamente e persino di vivere e basta è stato soppiantato dall’esigenza del parastato di ingrassare immettendo costantemente carne nuova da Paesi sottosviluppati nel tessuto sociale, dicendo a chi è obbligato ad accogliere: “rassegnati e sopravvivi mentre io mi arricchisco grazie ai tuoi futuri carnefici”. Brucia perché in Polonia una ragazzina può passeggiare senza essere violentata, a Milano no, a Torino no, a Barcellona no, a Londra no, a Parigi no, a Lione no, a Bruxelles no, ad Amsterdam no, a Stoccolma no, a Belfast no. Brucia perché un magistrato che ha la possibilità di stabilire se un immigrato stupratore sia i non sia pericoloso, sceglie la seconda opzione e lo rilascia sapendo che l’elettore medio di sinistra dirà che è colpa delle leggi anziché “è colpa sia delle leggi sia della magistratura al servizio del parastato sia degli italiani che hanno votato per non riformarla credendo che quello fosse un atto partigiano che sarebbe bastato alla storia sotto l’ombrello della resistenza e dell’eroismo. Brucia perché Carofiglio dice che la remigrazione è il tentativo di trasformare delle bestialità in teoria digeribili e lo dice mentre pubblicizza un nuovo libro che cavalca l’egemonia culturale predatrice della sinistra proprio su questi temi spiegando che la vera rivoluzione è nella gentilezza. Brucia perché un sudanese con coltello, stranamente, non si ferma davanti alla gentilezza. Brucia perché il mondo reale non potrà mai collassare davanti alla narrazione degli avversari mentalmente disturbati, quando si tocca la sfera della sopravvivenza primordiale. Brucia perché oggi la cronaca ci segnalerà altri episodi di violenze di immigrati, di giudici compiacenti, di illusioni rivelate. Brucia perché l’inevitabile è inevitabile.
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✍🏻 Mario Adinolfi Lo dico alle mie tre figlie e attraverso loro a tutte le ragazze: non sposatevi, non fate figli, con ragazzi islamici. Mai. La vicenda della nostra connazionale Nessy Guerra che è stata condannata da un tribunale egiziano per adulterio ed è ora costretta a non lasciare Il Cairo perché il marito che l’ha denunciata le ha impedito di partire, tanto che ora lei vive lì bloccata con sua figlia di 3 anni, deve essere illuminante. Questo pezzo di fango non pago di averla fatta condannare come adultera dal paese incivile che applica la sharia, ha avuto anche la faccia di recarsi al nostro consolato minacciando un diplomatico italiano: “Ti faccio sparare alle gambe”, ha detto. Ora il tipo per queste minacce è stato a sua volta arrestato, ma non riusciamo a far tornare in Italia mamma e figlia. Premiamo tutti insieme sul governo Meloni perché si attivi con una presa di posizione dura presso il governo di Al Sisi perché Nessy possa subito lasciare Il Cairo. Soprusi da questo regime di beduini maomettani ne abbiamo subiti fin troppi, da Giulio Regeni in poi. Ora cara Giorgia vogliamo subito Nessy Guerra e sua figlia in Italia. Ragazze, non sposate mai un musulmano e non fate mai figli con gli islamici.
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Vedi alle volte il karma! Parti per giudicare e finisci giudicato. #Aia Il Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale dell'Aia, Karim Khan, è stato sospeso dal suo incarico. La Corte Penale Internazionale dell'Aia: “Il Procuratore Generale Karim Khan è stato sospeso dal suo incarico dopo un'indagine durata un anno e mezzo che ha stabilito che si è comportato in modo gravemente inappropriato.” Ora si terrà una votazione sul suo futuro tra i 125 Paesi membri della Corte. @LionUdler t.me/LionUdler
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