Ci sono alcune interessanti novità sul blocco logistico delle linee di rifornimento russe, le cui attività si stanno concentrando nel punto più vulnerabile dell’intera catena di distribuzione dei territori occupati: la Crimea.
Nei giorni scorsi infatti le forze russe hanno cercato di ovviare ai danni causati a Chongar costruendo “pontoni”, cioè ponti mobili di barche. I satelliti e i canali locali (tra cui Crimean Wind) hanno documentato che l'Ucraina ha monitorato i lavori in tempo reale, colpendo i siti di assemblaggio con sciami di droni a medio raggio non appena i russi hanno provato ad avvicinare le prime sezioni galleggianti alle sponde. I danni inflitti alle infrastrutture (incluso il ponte di Armiansk) sono attualmente troppo severo per consentire il transito di mezzi pesanti tra la penisola e la parte occupata di Kherson, la quale resta quindi essenzialmente bloccata. Per evitare assembramenti sono stati disposti anche vari posti di blocco in direzione dei ponti del nord.
Fonti dell'intelligence di Kyiv confermano che un nuovo attacco con missili costieri modificati ha preso di mira l'area di Kerch, danneggiando l'ultima banchina di attracco rimasta parzialmente operativa dal lato della Crimea. Questo di fatto sigilla anche la via marittima di riserva, impedendo ai treni cisterna provenienti dalla Russia continentale di essere imbarcati e scaricati nella penisola.
Sulla penisola affluiscono munizioni e carburante solo attraverso una linea ferroviaria ancora attiva, che attraversa i territori occupati del sud dell’Ucraina, per entrare in Crimea e terminare nel mega-hub di Dzhankoi, da dove però non può essere redistribuito a Kherson e Zaporizhzhia proprio a causa dell’interruzione delle vie di comunicazione. Le autorità sono tutt’ora impegnate a distribuire le merci per evitare di accumulare quantità eccessive nei piazzali, offrendo così bersagli facili e ricchi ai droni di Kyiv.
Questa situazione mostra tutta l’inefficienza della catena di distribuzione russa. La ferrovia attraversa infatti i territori nei quali le merci dovrebbero essere distribuite, ma la rigidità logistica e burocratica, non consente la loro gestione in modo snello. La mancanza di snodi logistici intermedi e gli attacchi continui rendono attualmente complicatissimo tenere al sicuro l’“ultimo miglio”.
A Sebastopoli e Simferopol, intanto i distributori rimasti attivi hanno ridotto ulteriormente il tetto massimo per le auto civili, portandolo in alcune stazioni a soli 15 litri. Le pattuglie della Polizia Militare russa hanno iniziato a presidiare le principali stazioni di rifornimento per prevenire risse e requisire prioritariamente il gasolio rimasto per destinarlo ai generatori dei comandi militari e ai mezzi di soccorso, confermando che le riserve civili sono agli sgoccioli.
La precisione dei raid ucraini sui convogli e sui ponti stradali ha spinto inoltre i servizi di sicurezza russi (FSB) a intensificare le operazioni di contro-intelligence nei territori occupati. Si registrano controlli a tappeto sui dispositivi mobili dei cittadini e perquisizioni mirate nelle località vicine ai nodi logistici, nel tentativo di individuare i membri della resistenza locale e gli informatori partigiani che trasmettono le coordinate geografiche dei movimenti militari russi.
A Kherson e Zaporizhzhia la situazione è ugualmente disastrosa. L'amministrazione di occupazione di Kherson ha dovuto annunciare ufficialmente la sospensione o la drastica riduzione delle linee di autobus civili e azzerato va vendita libera di benzina. Giornalisti investigativi locali denunciano che i civili non hanno più carburante nemmeno per alimentare i generatori elettrici domestici, un problema enorme dato che i blackout sono continui.
Simile lo scenario a Zaporizhzhia dove per ora il Ministero delle Situazioni di Emergenza russo (MChS) è dovuto intervenire per centralizzare i flussi e garantire lo stretto necessario solo alle strutture socialmente significative (come ospedali e servizi di utilità pubblica), lasciando di fatto il mercato civile e privato a secco.
Il paradosso, come hanno denunciato diversi milblogger, è che, a causa del blocco stradale e della decimazione delle autocisterne, diverse unità russe sono rimaste completamente senza carburante. Alcuni reparti hanno tentato di acquistare benzina e gasolio a proprie spese per non paralizzare i mezzi, ma i soldati mandati nelle retrovie (persino nella vicina Oblast di Rostov, in territorio russo) non sono riusciti a trovare stazioni di servizio disposte a erogare loro quote sufficienti. Perché? Perché nel frattempo le “sanzioni” ucraine sulle raffinerie hanno obbligato anche molte regioni russe a razionare il carburante.
Forse chi ha sempre celebrato la proverbiale “pazienza strategica” russa, dovrebbe ora cominciare ad osservare di cosa sono capaci qualche centinaio di chilometri più a ovest.