Babbo, marito, cittadino. Passione, impegno, attenzione e motivazione. #Sales&Development linkedin.com/in/lucaferracci

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“Signore, dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza di distinguere le une dalle altre” (Reinhold Niebuhr, XX secolo)
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Sono felice dell’accoglienza nella bellissima e strapiena Piazza Maggiore a Bologna, per la Repubblica delle Idee. Una discussione tosta a tutto campo con Serenella Mattera. Mi dite che ne pensate?
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2 giorni di lavoro a Roma: sporcizia ovunque parcheggi anarchici e regole ignorate. In tv Mieli chiede che il Pd indichi Conte come leader Gov. Con questa ipotetica coalizione non c’entro nulla e mi spiace per #ItaliaViva e #Renzi In #Italia zero spazio ai riformisti e riforme
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Replying to @GiorgiaMeloni
Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività. E tu ci dici “avanti così?” Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo eh!
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A Londra, Francia, Germania, Regno Unito e Ucraina discutono di negoziati e del ruolo dell’Europa nel percorso verso la pace. Un passaggio politico decisivo e l’Italia…non c’è. Giorgia Meloni ha raccontato per mesi di essere centrale in Europa, indispensabile nei rapporti con gli Stati Uniti, decisiva sui grandi dossier internazionali. La realtà però è un’altra: quando si decide davvero, l’Italia resta fuori. Altro che ponte tra Europa e Trump, con Meloni l’Italia è irrilevante.
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La Patrimoniale non funziona. Se fai fuggire all’estero chi oggi paga le tasse in Italia la conseguenza è che ci saranno meno soldi per la scuola, per la sanità, per la sicurezza. I sondaggi dicono che funziona? L’esperienza dimostra il contrario. Leggo i vostri commenti
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La bandiera italiana spicca in tutta… la sua assenza. Giorgia Meloni ha condannato la Nazione all’irrilevanza. Quando millantava di essere il ponte fra Europa e Trump, eravamo gli unici a dirlo: altro che ponte, qui stiamo andando a sbattere. E questa foto ne è la certificazione.
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Ha perso l’aereo. Ma il problema è che sta perdendo l’Europa. Giorgia Meloni non è andata al vertice Ue-Balcani. La spiegazione ufficiale è che ha perso l’aereo dopo una visita in Calabria. Può capitare. A tutti è successo almeno una volta. Si arriva al gate e il volo è già partito. Il problema è che qui non stiamo parlando di un volo qualsiasi. Mentre la premier italiana rincorreva un aereo, i leader europei discutevano del futuro dell’Europa, dell’Ucraina, dei Balcani, della sicurezza del continente e delle prospettive di pace. Non esattamente una gita scolastica. E allora viene il dubbio che il problema non sia il ritardo dell’aereo, ma il ritardo dell’Italia. Per anni Meloni ha raccontato di essere al centro dello scacchiere internazionale. Il ponte tra Stati Uniti ed Europa. La leader capace di parlare con tutti. Quella che avrebbe garantito all’Italia un ruolo privilegiato grazie al rapporto con Trump e con il fronte conservatore internazionale. Peccato che quell’impalcatura oggi stia scricchiolando. La scommessa trumpiana si è rivelata molto meno decisiva di quanto raccontato. E mentre Francia, Germania e Regno Unito tornano a guidare l’iniziativa politica e diplomatica europea, l’Italia appare sempre più spettatrice. L’immagine è impietosa: gli altri discutono di come fermare la guerra, di come costruire una pace possibile, di come accompagnare l’Ucraina nel suo percorso europeo. Noi discutiamo del perché la presidente del Consiglio non sia riuscita a prendere un aereo. I Balcani, peraltro, non sono una periferia del mondo. Sono una delle aree più importanti per gli interessi strategici italiani. Energia, sicurezza, commercio, infrastrutture, stabilità del Mediterraneo. Eppure l’unica grande iniziativa che questo governo sembra aver immaginato per quell’area sono stati i centri per migranti in Albania. C’è poi un altro dettaglio che racconta bene la confusione italiana. Sull’Ucraina il governo parla con almeno tre voci diverse. Tajani dice una cosa. Crosetto ne suggerisce un’altra. Salvini continua a guardare a Putin con una nostalgia che non riesce neppure a nascondere. E Meloni, invece di scegliere una linea chiara, pratica l’arte del nascondino diplomatico. Quando un governo ha tre posizioni sulla stessa questione, in realtà non ne ha nessuna. Per questo l’assenza di Tivat non è un episodio. È un simbolo. Racconta un Paese che da protagonista rischia di diventare comparsa. Un Paese che mentre l’Europa prova finalmente a costruire una propria iniziativa politica e diplomatica resta fermo, indeciso, incerto su quale treno prendere. Meloni dice di aver perso l’aereo. Può darsi. Ma la sensazione è che il problema sia più serio. Perché un aereo si può riprendere. Anche il volo successivo. La Storia, invece, quando decolla senza di te, difficilmente torna indietro. E oggi la fotografia è questa: l’Europa prova a scrivere il prossimo capitolo del suo futuro, mentre l’Italia è ancora in aeroporto a controllare il tabellone delle partenze.
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Oggi in Sardegna, dove in mattinata ho incontrato il candidato a sindaco di Quartu Sant’Elena, Graziano Milia, che sosteniamo nella sua corsa alla riconferma con le candidature di Massimo Pau e Katia Serra. Nel pomeriggio, poi, l’incontro presso la Società degli Operai promosso da @ItaliaViva Sardegna dal titolo “Verso le Primarie delle Idee” al quale hanno partecipato il sindaco di Cagliari @massimozedda, il Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna @pierocomandini oltre ai rappresentanti di tutte le forze di centrosinistra e diverse associazioni e mondo civico sardo grazie al coordinamento di @claudiamedd. Alla riunione ho ricordato che la destra ha fallito sul piano della politica estera perche’ smentita dallo stesso Trump. Ha fallito in economia perché siamo il paese con la più bassa crescita del G20, il più alto debito pubblico d’Europa, il più basso indice di crescita dei salari europeo. Ha fallito sulle riforme, visto che oggi pensa solo a rinserrarsi dietro una legge elettorale per il desiderio di Giorgia Meloni di dominare il proprio campo e provare a prendere d’infilata il centrosinistra. Questo significa che la partita elettorale è aperta, ma non dobbiamo commettere errori di supponenza o di arroganza. I voti referendari per il NO non sono automaticamente voti per l’alternativa a Meloni. Serve capacità di innovazione e di azione politica per trasferirli. Il nostro compito è condensare l’area politica riformista, europeista e innovatrice italiana. Non serve far nascere un partito al giorno per frazionare l’offerta, ma serve invece generosità e intelligenza politica per mettere le persone al servizio di una idea. Se ci frammentiamo rischiamo la fine dei dieci piccoli indiani di Agatha Chistie. Se costruiamo l’unione riformista per l’Italia facciamo vincere il centrosinistra e portiamo l’indispensabile cultura di governo per attraversare una fase difficilissima. E per farlo, servono le idee per cementare le persone. Ecco il senso delle nostre “Primarie delle Idee” , alle quali chiunque che abbia qualcosa da dire può partecipare.
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Questa sera a Novara, in Prefettura, ho partecipato alla Cerimonia di conferimento delle onorificenze al merito della Repubblica, che ha visto un apprezzato intervento del Consigliere per l’Informazione e la Partecipazione Sociale del Presidente della Repubblica, on. Gianfranco Astori. Complimenti ai due nuovi Grandi Ufficiali, un Ufficiale e tre Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana novaresi.
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Noi presentiamo i francobolli, gli altri fanno i fatti. Meloni diserta all'ultimo minuto il vertice di Tivat e l'Italia è sempre più isolata e irrilevante. Mentre i leader europei si occupano del futuro dell'Unione europea e della guerra in Ucraina, la nostra premier si attarda a Reggio Calabria. Già era imbarazzante arrivare all'ultimo momento al summit, in corso da ieri. Non presentarsi proprio dimostra l’insipienza totale. @EnricoBorghi1
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Ho detto a Piazza Pulita che la patrimoniale non funziona. È uno slogan, non una legge. E ho paragonato Giorgia Meloni a Wanna Marchi, purtroppo.
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Replying to @danieleviotti
Grazie Dani. Vorrei dirti con la stessa amicizia che buona parte delle reazioni pietose che sono arrivate, anche da alcuni dirigenti del Pd -ho letto una Braga onestamente imbarazzante- sono solo la conferma che non c’è proprio più nulla da salvare. Il Pd è ridotto alla ostentazione della sua nuova identità, quella di un partito massimalista, dove le differenze non sono più ricchezza ma casematte da cui escludere gli altri per essere certi della propria presunta superiorità morale. Quanto al resto: mi troverai come sempre in ogni battaglia in difesa della libertà e sarà come sempre bello abbracciarti e condividere un pezzo del cammino. Ti voglio bene.
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All’incontro dei Giovani Imprenditori di Confindustria ho ricordato una cosa semplice: Giorgia Meloni voleva un limite alla pressione fiscale del 40%. Oggi siamo al 43,1%. Meloni può dare la colpa a chi vuole, ma governa lei. E la responsabilità è sua.
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Macron, Merz e Starmer lavorano al tavolo della pace tra Russia e Ucraina. La Meloni purtroppo nemmeno invitata. Ci sono tutti i Paesi europei del G7 tranne l’Italia. Che amarezza. Perché?
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Pina Picierno ha avuto il coraggio di affermare una verità che molti vedono e pochi osano dire. La vera divisione oggi non è tra destra e sinistra: è tra chi vuole un’Europa potenza e chi resta prigioniero di populismi. È tempo di costruire una grande forza europea di governo.
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Oggi a Cagliari, per avviare il percorso delle “Primarie delle Idee” in Sardegna, sostenere i candidati riformisti alle elezioni amministrative di domenica e contribuire al processo di riaggregazione sui contenuti dell’area riformista ed europeista italiana, partendo dai territori e dal confronto con chi vive in queste realtà.
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10 secondi al Tg2. Un governo a dir poco bizzarro.
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MELONI E GIORGETTI ESULTANO PERCHÉ BRUXELLES GLI DICE DI FARE L’OPPOSTO DI QUANTO HANNO FATTO FINORA Fa sorridere vedere Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti dichiararsi soddisfatti delle raccomandazioni della Commissione europea. È un po’ come vedere uno studente festeggiare dopo una pagella piena di insufficienze perché il preside gli concede un’ultima possibilità per recuperare. La Commissione certifica che l’Italia continua a soffrire di gravi squilibri macroeconomici, resta sotto procedura per deficit eccessivo, ha un debito enorme, una crescita della produttività stagnante, salari tra i più penalizzati d’Europa, una sanità in difficoltà, una povertà ai massimi storici e un Mezzogiorno che continua ad accumulare ritardi infrastrutturali e sociali. Ma Meloni e Giorgetti esultano. Esultano perché Bruxelles concede all’Italia la possibilità di utilizzare circa 14 miliardi per affrontare la crisi energetica. Peccato che la stessa Commissione chiarisca che quelle risorse non potranno essere utilizzate per le misure spot e propagandistiche con cui il governo ha gestito finora l’emergenza: niente tagli temporanei delle accise, niente bonus improvvisati, niente operazioni elettorali a termine. Quei fondi dovranno servire per interventi strutturali, per accelerare le rinnovabili, l’elettrificazione e la riduzione della dipendenza energetica. In altre parole, Bruxelles concede al governo di spendere soldi per fare esattamente l’opposto di ciò che ha fatto fino ad oggi. Non solo. Nelle sue raccomandazioni la Commissione tira le orecchie all’esecutivo praticamente su tutto: ritardi nell’attuazione del Pnrr, giustizia troppo lenta, tasse sul lavoro troppo elevate, salari insufficienti, divari territoriali crescenti, scuola da riformare, sanità da rafforzare, carenza di personale medico, povertà in aumento e Sud che continua a essere lasciato indietro. Significativo è anche il richiamo al Mezzogiorno. Bruxelles chiede di destinare risorse alle regioni meno sviluppate e di colmare i deficit infrastrutturali. Esattamente il contrario di chi pensa di utilizzare i fondi destinati alla coesione territoriale per coprire altre spese o tappare le falle create dall’incapacità del governo. Alla faccia della soddisfazione. Quando la Commissione europea ti dice che hai il debito fuori controllo, i salari troppo bassi, la sanità in difficoltà, la povertà ai massimi storici, il Sud in ritardo e la produttività ferma, forse non c’è molto da festeggiare. C’è da lavorare. E soprattutto c’è da smettere di raccontare agli italiani che va tutto bene quando perfino Bruxelles certifica il contrario.
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Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica. Scelsero la libertà, la democrazia, il futuro. Da allora il nostro Paese ha attraversato sfide e cambiamenti profondi, costruendo istituzioni solide e conquistando libertà, diritti, crescita e opportunità. Viva la Repubblica. Viva l’Italia. #80vogliadItalia
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No, non è uno scherzo. Mentre imperversa la crisi energetica e le famiglie italiane non ce la fanno a pagare le bollette, il punto più alto delle politiche energetiche del Governo Meloni è questo: modificare il nome dell'unità di misura da volt a Volta. Imbarazzanti!
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