Ha perso l’aereo. Ma il problema è che sta perdendo l’Europa.
Giorgia Meloni non è andata al vertice Ue-Balcani. La spiegazione ufficiale è che ha perso l’aereo dopo una visita in Calabria.
Può capitare. A tutti è successo almeno una volta. Si arriva al gate e il volo è già partito.
Il problema è che qui non stiamo parlando di un volo qualsiasi. Mentre la premier italiana rincorreva un aereo, i leader europei discutevano del futuro dell’Europa, dell’Ucraina, dei Balcani, della sicurezza del continente e delle prospettive di pace. Non esattamente una gita scolastica.
E allora viene il dubbio che il problema non sia il ritardo dell’aereo, ma il ritardo dell’Italia.
Per anni Meloni ha raccontato di essere al centro dello scacchiere internazionale. Il ponte tra Stati Uniti ed Europa. La leader capace di parlare con tutti. Quella che avrebbe garantito all’Italia un ruolo privilegiato grazie al rapporto con Trump e con il fronte conservatore internazionale.
Peccato che quell’impalcatura oggi stia scricchiolando. La scommessa trumpiana si è rivelata molto meno decisiva di quanto raccontato. E mentre Francia, Germania e Regno Unito tornano a guidare l’iniziativa politica e diplomatica europea, l’Italia appare sempre più spettatrice.
L’immagine è impietosa: gli altri discutono di come fermare la guerra, di come costruire una pace possibile, di come accompagnare l’Ucraina nel suo percorso europeo. Noi discutiamo del perché la presidente del Consiglio non sia riuscita a prendere un aereo.
I Balcani, peraltro, non sono una periferia del mondo. Sono una delle aree più importanti per gli interessi strategici italiani. Energia, sicurezza, commercio, infrastrutture, stabilità del Mediterraneo. Eppure l’unica grande iniziativa che questo governo sembra aver immaginato per quell’area sono stati i centri per migranti in Albania.
C’è poi un altro dettaglio che racconta bene la confusione italiana. Sull’Ucraina il governo parla con almeno tre voci diverse. Tajani dice una cosa. Crosetto ne suggerisce un’altra. Salvini continua a guardare a Putin con una nostalgia che non riesce neppure a nascondere. E Meloni, invece di scegliere una linea chiara, pratica l’arte del nascondino diplomatico.
Quando un governo ha tre posizioni sulla stessa questione, in realtà non ne ha nessuna.
Per questo l’assenza di Tivat non è un episodio. È un simbolo. Racconta un Paese che da protagonista rischia di diventare comparsa. Un Paese che mentre l’Europa prova finalmente a costruire una propria iniziativa politica e diplomatica resta fermo, indeciso, incerto su quale treno prendere.
Meloni dice di aver perso l’aereo.
Può darsi.
Ma la sensazione è che il problema sia più serio. Perché un aereo si può riprendere. Anche il volo successivo.
La Storia, invece, quando decolla senza di te, difficilmente torna indietro. E oggi la fotografia è questa: l’Europa prova a scrivere il prossimo capitolo del suo futuro, mentre l’Italia è ancora in aeroporto a controllare il tabellone delle partenze.