Sul perché, per un nativo di Napoli, tifare per una squadra del Nord non sia una questione di gusto calcistico.
Nel contesto di Napoli, e in quello storico più ampio dell'eterna contrapposizione tra Nord e Sud, l’identità calcistica è sempre una netta posizione politico-sociale.
Il Nord calcistico [o, una parte radicale dei suoi rappresentanti] manifesta regolarmente non un semplice disprezzo sportivo, ma un odio profondo nei confronti di Napoli e dei suoi abitanti.
Quando, ad esempio, gli ultras dell’Inter cantano “Vesuvio lavali col fuoco” o urlano “colerosi”, viene da farsi una domanda: ma il napoletano che tifa per loro, cosa prova?
Pensa davvero che la lava, avvicinandosi al suo quartiere natale, all’improvviso si fermerà dicendo: “Qui non entriamo, ci abita un napoletano interista?”
Pensa davvero che l’epiteto “coleroso” e i cori discriminatori risparmino lui, i suoi genitori, o i suoi amici?
È fondamentale capire questo: questi insulti non fanno in alcun modo parte di una rivalità calcistica. Questo è razzismo territoriale. È il disprezzo storico che una parte del Nord prova per il Sud, e che usa il calcio come scusa per sfogarsi.
Per un napoletano tifare per una squadra del Nord è un vero e proprio paradosso, che confina con il rinnegare le proprie radici. È il tentativo di amare chi disprezza la tua stessa identità.
In questo contesto, tifare Napoli per un napoletano non è solo scegliere una squadra di calcio. È una dichiarazione di amore infinito per la propria terra. Questo significa accettare chi sei veramente, con tutte le ferite della tua storia.
Chi vede questa questione solo come un semplice fatto di calcio, non capisce il passato, non capisce il presente e non capirà mai il futuro.