Quando abbiamo scritto ad Alex Zanardi non sapevamo se ci avrebbe risposto.
Era il 2018, stavamo chiudendo il mio libro “Abbiamo toccato le stelle” e il mio editor Alessandro Gelso mi ha chiesto: “Riccardo, ma cosa ne dici se mandiamo a Zanardi la sua storia su di lui per dirci cosa ne pensa? E gli chiediamo se ci scrive una frase per la fascetta di copertina”.
Io mi sono un po’ angosciato.
Avevo scritto la storia di Zanardi senza considerare che lui potesse mai leggerla direttamente.
Ho temuto di aver sbagliato qualcosa, soprattutto nella parte che raccontava del suo terribile incidente automobilistico, di non aver usato le parole giuste, di essere magari stato inopportuno o inesatto o supponente su qualche punto.
Inoltre poteva reagire male: chi era questo sconosciuto che si arrogava il diritto di narrare di lui in un libro per ragazzi quando già esistevano libri suoi in cui parlava di sé?
Però ho accettato di mandargliela.
“Sarà difficile che ci risponda, però proviamo” ha chiosato Alessandro.
Nel giro di un paio di giorni il file Word è tornato indietro.
Aprendolo c’erano tutti gli interventi di Zanardi segnati in rosso con le parti in cui proponeva una modifica.
Con mia grande sorpresa non aveva toccato quasi nulla dell’incidente, invece era intervenuto su alcune parti tecniche automobilistiche ma soprattutto aveva specificato ancora meglio il ruolo che lui riteneva di aver avuto nel cambiare la percezione degli atleti con disabilità, nel permettere di guardarli come grandi atleti, prima di tutto.
Sportivi non da compiangere, ma da ammirare e celebrare.
Esseri umani che sono risorse per la società.
Questo cambiamento, partito dallo sport, ha contribuito anche a intervenire sulla percezione generale delle persone disabili.
E c’era anche una sua frase da mettere in fascetta.
“Siate curiosi e appassionati. E siatelo oggi, perché la vita può essere bellissima ma anche imprevedibile”.
Zanardi mi aveva donato la correzione del testo e la frase e quindi anche la visibilità che quella frase con il suo nome poteva portare, senza chiedere alcun compenso.
Un lettore attento, che leggesse il libro tutto d'un fiato "sentirebbe" che quel racconto è leggermente diverso dagli altri, proprio perchè è come se fosse scritto a quattro mani.
Per questo quando a scuola i ragazzi mi chiedono “Ma lei ha conosciuto qualcuno dei personaggi che racconta?” mi permetto di dire di aver sfiorato la conoscenza di Alex Zanardi e, in quel minuscolo contatto, di aver riconosciuto la persona che ammiravo in televisione, nelle imprese sportive e nelle interviste.
In questi anni ho sognato, un giorno, di poter scrivere un seguito a quella mio storia che raccontasse un nuovo ritorno del campione.
Non è andata così.
Perché, davvero, come mi ha scritto lui, la vita può essere imprevedibile.
Ciononostante porto con me questo ricordo prezioso e le parole che scelsi come titolo per la storia, quelle che lui disse per spiegare come era andato avanti dopo il suo terribile incidente.
“Ho guardato la metà che è rimasta”.
Nei momenti più difficili della mia vita sono state un faro luminoso.
Ecco, io non sono credente, purtroppo penso che la vita sia tutta qui e ora.
Però credo nell’esempio, l’unica cosa che forse possiamo davvero dare e lasciare di noi.
Nel caso di Zanardi l’esempio è stato grande e resterà, oltre i confini angusti della vita e di questi nostri fragili corpi umani.
#AlexZanardi