Non sono Stefano Masini.

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Per il rinnovo di Susan Vlahovic, ho già pronto #CarnevaliOut
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Un partito che nei modi, nei fatti, nelle parole, nei messaggi, nelle idee sta ricostituendo il partito fascista è legale? È costituzionale? La Costituzione una risposta ce l’ha già, e sta nella dodicesima disposizione. La domanda vera è perché nessuno la applichi.
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Juventus 26/27 #Carnevali benvenuto, ecco i miei suggerimenti!
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Gli spartiacque sono stati due: 1) il referendum Segni che a furor di popolo cancellò la legge elettorale proporzionale fondamento della democrazia costituzionale. Berlusconi con la proporzionale sarebbe rimasto all'opposizione e ci sarebbe stata una maggioranza progressisti popolari. 2) il trattato di Maastricht che segnò la definitiva egemonia neoliberista. Berlusconi fu sconfitto immediatamente dagli scioperi sulle pensioni ma il centrosinistra aveva ormai assunto l'agenda ordoliberista e fece "riforma" Dini. Attribuire al pur nefasto berlusconismo il declino del paese assolve dalla riflessione autocritica.
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C’è un vecchio di 74 anni nel PD. Un puparo. Uno che da cinquant’anni tesse trame dietro le quinte, mai sul proscenio, mai un voto preso in faccia agli elettori da protagonista. Risponde al nome di Goffredo Bettini, detto il thailandese, perché gli piace fare il puparo dal lontano regno del Siam. Un vecchio del PCI che non si è mai accorto che il comunismo è finito. Uno che lavora con pazienza certosina per subordinare il PD ai Cinque Stelle, consegnando il partito a Conte, che di sinistra non ha nulla e che sogna solo di tornare a Palazzo Chigi scavalcando Schlein. Ogni sua intervista apre una ferita. Meno armi a Kiev, trattare con Putin, primarie per regalare la premiership all’avvocato. Alla sinistra fa più male che bene. Il PD ha un problema. Si chiama Bettini. Pensionarlo non è un’opzione, è un’urgenza.
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Il partito dei nonni La sinistra italiana ha un problema che non vuole nominare: è vecchia. Non vecchia di idee, che sarebbe già grave. Vecchia di anagrafe, di riflessi, di memoria muscolare. Il suo gruppo dirigente reale, quello che conta davvero, non sta nelle segreterie elette ma in un cerchio di uomini formati nel Novecento che nessun congresso ha mai potuto mandare a casa. Prendete Goffredo Bettini, classe 1952. Mai un governo, mai un ministero, eppure da trent’anni è il grande tessitore: inventa formule, il “campo largo” è roba sua, e le impone ai segretari di turno da una poltrona che nessuno gli ha dato col voto. Teorizza da Bangkok, letteralmente, e il partito lo ascolta come un oracolo. Prendete Luciano Violante, classe 1941, il saggio permanente: ogni riforma, ogni dibattito sulla giustizia, ogni convegno passa dal suo giudizio come da un timbro necessario. Prendete Dario Franceschini, classe 1958, il sopravvissuto perfetto: ministro con tutti, in corrente con tutti, da Rutelli a Schlein senza mai cambiare poltrona, la prova vivente che nel PD si può attraversare un quarto di secolo di sconfitte restando sempre al tavolo. Tre figure, tre meccanismi diversi della stessa malattia: il potere senza mandato, l’autorità senza scadenza, la carriera senza ricambio. Qui sta il punto, e non riguarda solo chi siede al tavolo ma chi riempie la sala. Il popolo della sinistra è ormai un popolo di pensionati che si commuove ai ricordi, e i dirigenti lo sanno, lo coltivano, lo rassicurano. Il risultato è un partito che parla al passato di chi lo ascolta invece che al futuro di chi non lo ascolta più. I trentenni precari, il blocco sociale naturale di una forza progressista, votano altro o non votano. Hanno capito che lì dentro non c’è una sedia per loro. La psicologia cognitiva dice una cosa semplice: l’intelligenza che serve a capire il nuovo declina con gli anni, quella che custodisce l’esperienza resiste. Una classe dirigente sana userebbe la seconda per consigliare e la prima per decidere. La nostra fa il contrario. Chi si è formato sulle categorie del secolo scorso, blocchi, classe operaia fordista, partiti di massa, pretende di leggere un secolo fatto di piattaforme, lavoro frammentato, intelligenza artificiale. Non ci riesce. Non per cattiva fede, per architettura mentale. Attenzione però: il problema non è il singolo vecchio, è il sistema che non produce ricambio. Esistono ottantenni lucidi e quarantenni già fossili. Il criterio non può essere la carta d’identità, deve essere il meccanismo: limiti di mandato, gruppi dirigenti a scadenza, cooptazione spezzata. La destra il ricambio lo ha fatto, brutale e cinico quanto si vuole, ma lo ha fatto. La sinistra tratta i suoi anziani come reliquie e i suoi giovani come minacce. La saggezza è una cosa preziosa. Sta bene accanto al focolare, nei consigli dati a bassa voce, nella memoria che avverte dei pericoli già visti. Non sta bene ai tavoli dove si decide il futuro di un paese che i saggi non abiteranno. Il futuro appartiene a chi dovrà viverlo. Tutto il resto è rendita.
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Berlinguer manca ogni giorno. Oggi, 11 giugno, anniversario della sua scomparsa, un po’ di più.
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Tifosi banditi, giocatori e arbitri intimiditi, ronde della polizia di frontiera. Cominciano in Messico, Usa e Canada i mondiali della segregazione. In guerra con il mondo, il ras della Casa bianca ha trasformato una festa per le comunità migranti in un incubo #11giugno
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La rete europea Food Fraud Network segnala l'aumento di frodi nel settore ittico: l'aggiunta non dichiarata di acqua e polifosfati. Con la conseguenza di far pagare a caro prezzo l'acqua invece del pesce ilsalvagente.it/2026/06/10/p…
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A proposito delle indecenze della #giustiziasportiva e di @SporteSaluteSpA , società pubblica e cassaforte dello sport italiano. Sono 2 minuti e mezzo, ascoltateli se vi va.
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La lega di Salvini La Lega è quella dei figli di Bossi: la laurea finta comprata a Tirana per 77mila euro coi soldi del partito, le multe e le serate pagate dal Carroccio, condanne per appropriazione indebita. Una famiglia intera, scrisse il giudice, “mantenuta dalla Lega”. La Lega è quella che comprava diamanti in Tanzania e lingotti d’oro coi rimborsi elettorali. Coi soldi nostri. La Lega è quella che si fece una banca: tre anni di vita, otto milioni di perdite, i risparmi dei militanti bruciati, salvata da un banchiere poi finito in galera con Bancopoli. La Lega è quella dei tesorieri: il primo travolto con Bossi dalla tangente Enimont, uno condannato per essersi appropriato dei fondi, uno condannato per finanziamento illecito tramite un’associazione fantasma. Quello attuale, condannato per peculato insieme al revisore dei conti del partito: 800mila euro pubblici destinati al cinema lombardo, finiti anche in due villette sul Garda. Confiscate. La Lega è quella di Cota, presidente del Piemonte, condanna definitiva per peculato sulle spese pazze del consiglio regionale. La Lega è quella del sottosegretario imputato per corruzione, accusato di farsi promettere mazzette da un socio dell’uomo accusato di finanziare la latitanza di Messina Denaro. Protetto per anni dal voto del Senato sulle intercettazioni, finché la Consulta non ha detto basta. La Lega è quella del segretario fidanzato con la figlia di un condannato per bancarotta finito in carcere a Sollicciano. Il fratello di lei ha patteggiato due anni e nove mesi per corruzione sugli appalti Anas. Anas, le strade. Il ministro delle infrastrutture è il cognato. La sorella ha patteggiato un anno per essersi finta avvocata con una badante, fabbricandole una sentenza falsa del tribunale di Firenze. La Lega è quella del ministro dell’interno che, ubriaco di potere, bloccò in mare navi cariche di naufraghi, anche donne e bambini, e non una volta sola. Per la Diciotti il Senato gli evitò perfino il processo; poi le Sezioni Unite hanno stabilito che quei naufraghi trattenuti a bordo hanno diritto al risarcimento. Paga lo Stato. Cioè noi. Per la Open Arms i giudici lo hanno assolto. Ma dall’aver usato persone salvate dal mare come materiale da campagna elettorale non lo assolve nessuna sentenza. La Lega è quella che ha firmato un accordo col partito di Putin. E quella del Metropol: l’uomo di fiducia del segretario, già suo portavoce, in un albergo di Mosca a trattare con emissari russi una partita di petrolio destinata, scrisse il giudice archiviando, “all’obiettivo finale di finanziare illecitamente il partito Lega”. Nessun reato, l’affare non si chiuse e i russi restarono senza nome. Resta un partito italiano che andava a cercare i soldi della campagna elettorale a Mosca. La Lega ovviamente è quella dei 49 milioni pubblici spariti. Li restituisce a 600mila euro l’anno: finirà di pagarli verso il 2090, con rate più basse del mutuo che pago io alla banca. La Lega è quella della Pedemontana Veneta: 2,3 miliardi pubblici per una superstrada col traffico sotto le previsioni e canoni che peseranno sui veneti fino al 2059. La Lega è quella delle Olimpiadi “a costo zero” costate al contribuente circa 5 miliardi. Compresa la pista da bob: il Coni voleva gareggiare su un impianto estero già esistente, Salvini impose Cortina “senza spese aggiuntive”. Spese aggiuntive: 124 milioni. La Lega è quella dei suoi economisti, quelli che da dieci anni sanno tutto di tutto: l’euro stava per crollare, lo spread non contava, i minibot ci avrebbero salvati, fuori dall’Europa si stava meglio. Nessuna previsione avverata, nessuna idea sopravvissuta al contatto con la realtà. Sono ancora lì, in Parlamento, a spiegarci l’economia. La Lega è quella delle sue vestali dell’intolleranza, le quattro madonnine della crociata permanente contro l’Islam: ordinanze per impedire ai musulmani perfino di pregare in un piazzale, bocciate dai giudici, centinaia di migliaia di euro di contenziosi pagati dai cittadini, e una promozione a eurodeputata proprio per quello. Nella Lega l’intolleranza non è un incidente di percorso. È un curriculum. La Lega è quella di Borghezio, condannato per diffamazione razzista contro una ministra nera, cresciuto nell’estrema destra extraparlamentare, fermato nel ‘76 con un messaggio che inneggiava alla morte del giudice Occorsio. Trent’anni di Carroccio, e ora corre da Vannacci. La Lega è quella di Calderoli, condannato due volte per aver dato dell’orango alla stessa ministra, salvato dalla prescrizione. Oggi è ministro. La Lega è quella in cui Salvini si è scelto come vicesegretario il generale del “mondo al contrario” per cavalcarne il razzismo, ed è stato cavalcato: il generale si è fatto il partito suo e si porta via deputati, militanti e reduci, compreso quello della “remigrazione” a Montecitorio. La Lega è quella di chi chiedeva i pieni poteri dal Papeete. La Lega è quella di chi col tricolore voleva pulirsi il culo. La Lega è quella che al 25 aprile e al 2 giugno non si presenta perché non ha nulla da festeggiare. Non è una serie di incidenti. È un metodo. E voi vi stupite che con 13 miliardi e mezzo da gestire per il Ponte l’inchiesta per corruzione arrivi prima ancora che l’opera sia cominciata? Con indagato l’ex commissario della Lega in Calabria, già nel consiglio di amministrazione della società del Ponte, quello che “lavora a stretto contatto con Salvini”, accusato di aver provato a comprare il parere di un giudice della Corte dei Conti?
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Sono passati 45 anni, ma il ricordo di Vermicino continua a vivere nella memoria del Paese e dei #vigilidelfuoco. Oggi il nostro pensiero va ad Alfredino Rampi e a Nando Broglio, il vigile del fuoco che per oltre 24 ore cercò di confortarlo con la sua voce. Una tragedia che ha segnato l’Italia e la storia del soccorso. #pernondimenticare
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L' avvocato Afeltra, certamente non Juventino, si esprime sulla recente archiviazione del filone Prisma dicendo che la situazione penale di quei bilanci, riferendosi anche a quelli precedenti al 2022, non aveva fondamento tecnico giuridico E critica la Juve che ha patteggiato
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Reprezentacja Haiti na oficjalnych koszulkach w których zagra na Mistrzostwach Świata umieściła POLSKĄ FLAGĘ! To nie błąd projektanta ani przypadek – to wyjątkowy gest pełen szacunku, który porusza serce każdego Polaka. W 1802 roku Napoleon wysłał kilka tysięcy żołnierzy z Polskich Legionów na San Domingo (obecne Haiti), żeby zdławić tamtejsze powstanie niewolników. Polacy jednak wybrali inną drogę. Zamiast walczyć przeciwko walczącym o wolność, wielu z nich przeszło na stronę powstańców i stanęło do walki ramię w ramię z Haitańczykami przeciwko wojskom francuskim. Po zwycięstwie rewolucji i ogłoszeniu niepodległości w 1804 roku, pierwszy przywódca Haiti – Jean-Jacques Dessalines – oddał Polakom wielki hołd. Przyznał im pełne obywatelstwo, a w konstytucji nazwał ich „Białymi Murzynami Europy”. Były to słowa najwyższego uznania i braterstwa w tamtych czasach. Część polskich żołnierzy (ok. 400–500) została na wyspie na stałe, głównie w regionie Cazale, gdzie ich potomkowie mieszkają do dzisiaj. Dziś, ponad dwieście lat później, pamięć o polskiej odwadze i solidarności wciąż żyje na Haiti. Kiedy ich piłkarze wychodzą na murawę, niosą na piersi symbol naszej wspólnej historii – historii walki o wolność, która nie zna granic ani koloru skóry.
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La única razón por la que todavía hay debate entre Messi y Maradona en Argentina es por nostalgia y por cosas fuera del futbol. La comparación no es ajustada, Messi es bastante superior a Diego
Ya entramos en tema mundialista y les pregunto: Digan una opinión mundialista que los deje así.
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Tra tutte le emergenze a Gaza, quella dei rifiuti è la meno raccontata, eppure fa parte di una precisa strategia genocidiaria. Con il blocco di carburante e aiuti, e l'80% dei mezzi municipali distrutto, lo smaltimento è ormai impossibile. Nelle strade e vicino alle tendopoli si sono accumulate oltre 330.000 tonnellate di spazzatura. L'impatto sanitario è catastrofico: l'80% dei siti di sfollamento è infestato da ratti, scorpioni e insetti, si registrano epidemie di epatite A e polio, e tonnellate di rifiuti ospedalieri infetti restano abbandonate all'aperto. Si tratta di un modello di controllo documentato dall'ONU fin dagli anni '90, quando i checkpoint militari bloccavano i camion della nettezza urbana per creare focolai di infezione. Non è un effetto collaterale, ma l'esasperazione di una strategia sistematica che Israele continua ad utilizzare e che rimane invisibile nel dibattito pubblico. #gazagenocide
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Via un communiqué ce lundi, l'ancien patron de l'UEFA Michel Platini a annoncé avoir déposé une plainte visant le président de la FIFA Gianni Infantino ➡️ l.lequipe.fr/A5B
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