Credo sia anche perché la propaganda contemporanea non ha bisogno di imporsi dall'esterno, è dissolta nel discorso pubblico stesso. Ne è diventata la struttura invisibile, come se fosse il disegno di un perimetro entro cui i messaggi vengono considerati legittimi. Alla fine credo sia un tema di linguaggio.
Convincere che si possono fare delle cose senza pagarne il prezzo, oppure che tutto è possibile senza conseguenze, è il frutto di una ridefinizione della realtà, al punto che le voci alternative sembrano semplicemente prive di senso.
Penso al concetto di "euroscettico", ad esempio, che definisce comunemente chi è contrario all'integrazione europea (è diventato un lemma nel vocabolario).
Perché invece non si è definito "demoscettico" chi è contrario alla democrazia nazionale e vuole invece creare un super-stato non democratico europeo?
Perché vince chi impone il linguaggio, che ha tutto l'interesse a mettere in ombra l'esistenza di quella cosa chiamata "rapporti di forza".
Il fatto culturalmente disastroso è che ci siamo disabituati a contemplare l'esistenza dei rapporti di forza.
È come se avessimo perso uno dei cinque sensi senza rendercene conto.