Ciascuno di noi, nelle proprie conversazioni private, parla in totale libertà, e ha dunque diritto di dire le cose più tremende o sgradevoli, protetto dalla Costituzione: nessuno, perciò, si erga a giudice. Ma leggendo oggi le conversazioni intercettate a due ex magistrati nei riguardi dei familiari di Borsellino -la figlia <<cretina>>, il figlio <<più cretina della sorella>>, e di Borsellino stesso (<<l’eroe>> <<coglione>>)- e peggio ancora mentre concordano audizioni in Commissione antimafia, mi è tornato alla mente il Presidente Corrado Carnevale, intercettato mentre definiva Giovanni Falcone <<un cretino>>, <<faccia da caciocavallo>>, nonché <<io i morti li rispetto, certi morti no>>. All’epoca Carnevale fu letteralmente linciato per quelle parole, e condannato all’eterno ludibrio. Oggi, chi si azzarda ad alzare il sopracciglio, viene subissato di condanne per diffamazione. Così va il mondo, evidentemente: ma possiamo dire che è un mondo che non ci piace?