Presidente Unione @CamerePenali 2018-2023. Presidente Comitato @fleinaudi per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati.

Joined March 2017
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Durante il referendum, chi denunciava il correntismo nella magistratura era un nemico della Costituzione. Oggi, mentre si avvicinano le elezioni del nuovo CSM e la cruda realtà non può più essere nascosta, il Presidente di ANM e l’ex Presidente del Comitato per il NO si affrettano a denunciare “i guasti del correntismo”. Storia e ragioni di una ipocrisia gattopardesca, oggi su L’Eccezione 👇👇
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Diritto di cronaca e verità dei fatti: il mondo alla rovescia di Travaglio e Ranucci. Una mia riflessione su Il Foglio
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Il nostro “giornalismo d’inchiesta” si fonda sul protervo rifiuto di una regola elementare: le notizie non verificate non si possono e non si debbono pubblicare. Non basta che “una fonte” abbia detto che Tizia reclutava prostitute, o che il Ministro Caio frequentava Sempronio. Bisogna verificarne l’attendibilità soggettiva, l’assenza di interessi a dire il falso o a manipolare il vero, e soprattutto occorre acquisire riscontri “esterni” alle dichiarazioni della fonte. Il che costa molta fatica, e autentica capacità investigativa. Tutto qui
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Gian Domenico Caiazza retweeted
Ora disponibile il primo numero de #LECCEZIONE, il periodico dell’#OsservatorioGiustiziaLiberale della @fleinaudi, diretto dall’avv. @gdcaiazza. 👉 Iscriviti qui per ricevere, da settimana prossima, il periodico completo: leccezione.eu/ 👉 Aderisci all’Osservatorio Giustizia Liberale: newsletter.fondazioneluigiei…
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Conosco perfettamente il processo Ambiente Svenduto, del quale mi sono occupato per molti anni, e posso testimoniare che l’imputazione a carico di Niki Vendola era, molto più che infondata, tecnicamente e logicamente addirittura assurda, in linea d’altronde con l’intera vicenda giudiziaria. Però dobbiamo metterci d’accordo: o la prescrizione, secondo la vulgata dei populisti -tipo 5 Stelle alleati di Vendola- è lo strumento dei ricchi e dei potenti per guadagnare l’impunità, o è -come io penso, e come sembra aver compreso anche Vendola sulla sua pelle- un fondamentale strumento di civiltà. Se lo Stato non riesce a pronunziare una sentenza definitiva in tempi ragionevoli, è doveroso che il reato si prescriva. Rimanere imputati a vita è pura inciviltà. Vale per Vendola, vale per tutti.
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Come e perché i processi celebrati fuori dalle aule giudiziarie sono pura e semplice barbarie. Una mia riflessione oggi su Il Foglio👇
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La gazzarra mediatica di #Garlasco è alimentata dall’idea malsana che il materiale investigativo sia nella libera ed incondizionata disponibilità della pubblica opinione, ed in nome di essa dei media. Si è radicata la convinzione che strumenti di indagine come intercettazioni e prove scientifiche, illusoriamente accreditati di una forza probatoria “oggettiva”, possano essere tema di discussione pubblica come la moviola nel calcio. Invece bisogna comprendere che portare il giudizio su colpevolezza o innocenza fuori dalla contesa tecnica tra pubblici ministeri ed avvocati delle parti, rigorosamente governata dal giudice, è la inesorabile premessa del linciaggio
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Cara @gaiatortora, gli insulti di una certa categoria di persone (ricorderai le parole definitive che Marco Pannella dedicó a questo signore) sono medaglie al valore. “Portobella” è la esatta misura dell’uomo. Tu fottitene bellamente, il problema è solo suo. Abbracci
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L’indecente romanzo popolare di #Garlasco, figlio della sciagurata decisione di non arrestare il giudizio penale di fronte al limite sacro ed inviolabile del dubbio, esprime ogni giorno il peggio di sé. Dopo aver messo in scena per mesi vergognosi riti voodoo sugli “occhi di ghiaccio” e sulle privatissime fantasie pornografiche del signor Stasi, ora siamo passati alla pubblicazione a puntate dei bizzarri soliloqui del signor Sempio. Spizzichi e bocconi di intercettazioni di senso incomprensibile, di rilevanza probatoria misteriosa, sui quali si avventano, famelici, contrapposti studi televisivi, popolati di ogni genere di “specialisti”, perfino increduli di avere così liberamente tra le mani le vite altrui, e di poterne fare ciò che meglio credono.
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L’unica verità che possiamo e dobbiamo trarre dalla vicenda di #Garlasco è che un sistema giudiziario che consente di condannare l’ imputato già assolto due volte, per di più sulla base dello stesso compendio probatorio, è un sistema malato, che produce sconcerto e sfiducia nei cittadini, e- come stiamo vedendo- una catena di tragedie e di vite spezzate che sarà difficile interrompere. Il nostro Paese ha un bisogno vitale di recuperare il culto sacrale e non derogabile della presunzione di innocenza, e dunque l’umiltà, la forza e la grandezza del Giudice che sappia arrestarsi dinanzi al dubbio
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Se “una fonte”, della quale ho il diritto di proteggere l’anonimato, mi ha riferito una notizia “la cui fondatezza sto verificando”, siamo almeno d’accordo sul fatto che, fino a quando non l’ho verificata, non ho alcun diritto, a nessun titolo, di renderla pubblica? Siamo d’accordo almeno su questo, per la miseria?!
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Il parlamento Europeo rilancia: “se la donna dice no, è stupro”; e riprende in Italia la disordinata frenesia riformatrice di un reato che già la giurisprudenza di Cassazione interpreta da anni con severità a dir poco estrema. Ciò che impressiona è che non ci sia nessuno, ma proprio nessuno, che si metta nei panni di chi, senza tracce né di violenza, né di minacce, né di comportamenti induttivi o ingannevoli, né di abuso di condizioni di debolezza fisica o psichica della donna, dovrà difendersi da una delle accuse più infamanti, e dallo spettro di una condanna dalle conseguenze devastanti sul piano personale e sociale. “Avevo detto No”: sipario.
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Quindi l’idea sarebbe questa: diamo due soldi in premio all’avvocato in modo che costui, commettendo infedele patrocinio, convinca il proprio assistito, migrante in Italia, a tornarsene bel bello a casetta sua, insomma a fare il contrario di ciò per cui il migrante medesimo lo aveva nominato proprio difensore. Mi stavo chiedendo se roba di questo genere sia frutto di lunga ed approfondita elaborazione teorica, tipo un qualche centro studi, o salta fuori così, per talento naturale.
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Ciascuno di noi, nelle proprie conversazioni private, parla in totale libertà, e ha dunque diritto di dire le cose più tremende o sgradevoli, protetto dalla Costituzione: nessuno, perciò, si erga a giudice. Ma leggendo oggi le conversazioni intercettate a due ex magistrati nei riguardi dei familiari di Borsellino -la figlia <<cretina>>, il figlio <<più cretina della sorella>>, e di Borsellino stesso (<<l’eroe>> <<coglione>>)- e peggio ancora mentre concordano audizioni in Commissione antimafia, mi è tornato alla mente il Presidente Corrado Carnevale, intercettato mentre definiva Giovanni Falcone <<un cretino>>, <<faccia da caciocavallo>>, nonché <<io i morti li rispetto, certi morti no>>. All’epoca Carnevale fu letteralmente linciato per quelle parole, e condannato all’eterno ludibrio. Oggi, chi si azzarda ad alzare il sopracciglio, viene subissato di condanne per diffamazione. Così va il mondo, evidentemente: ma possiamo dire che è un mondo che non ci piace?
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Piero Sansonetti, per avere posto alcune domande agli ex magistrati Scarpinato e Lo Forte sull’archiviazione della indagine mafia-appalti di Paolo Borsellino, viene condannato a risarcimenti iperbolici, dopo che il PM aveva addirittura richiesto la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. Intanto, una ricerca statistica svolta su cinque anni di sentenze civili per diffamazione presso il Tribunale di Roma ci dice che la percentuale di accoglimento di domande di risarcimento proposte da magistrati è pari al 70%, quella di ogni altro cittadino è pari al 30%. Questa settimana su PQM
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L’Italia dopo il NO: l’ANM, leader del fronte del NO per delega esplicita della politica, invoca ora la propria legittimazione popolare, e pretende di dettare al legislatore l’agenda della riforma della giustizia. Ma in democrazia l’agenda politica la dettano Parlamento e Governo, sempre che la Costituzione non valga a giorni alterni. E sarà bene non dimenticare che quasi metà del Paese ha detto Sì alla riforma della magistratura. Una mia riflessione oggi su “Il Foglio”👇👇
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Le regole democratiche si rispettano, le sconfitte politiche si accettano. Il Comitato Si Separa della Fondazione Einaudi, che ho avuto l’onore di presiedere, ha avuto un solo impegno, quello cioè di rendere per quanto possibile chiaro ai cittadini il contenuto della riforma sulla quale essi erano chiamati a votare. Lo scontro referendario però è divenuto politico, e d’altronde -come ho imparato da Marco Pannella- del diritto di voto ciascuno fa ciò che ritiene utile. Resta però, di questo scontro, una eredità con la quale il Paese comprenderà da subito di doversi misurare. La magistratura italiana si è fatta partito, assumendo nello scontro referendario addirittura la leadership politica di una parte del Paese. Chi immagina che dal superamento di questa linea rossa si possa tornare indietro facilmente, temo abbia fatto male i conti. Intanto, complimenti ai vincitori.
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Cento e più ragioni per votare SÌ. Contro le menzogne, contro chi inganna gli elettori. Questa settimana su PQM
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Gian Domenico Caiazza retweeted
La verità è che con la #SeparazionedelleCarriere avremo giudici più forti e più liberi. Ieri l’avv. @gdcaiazza, negli studi di #PiazzaPulita, ha provato a chiedere al fronte del no in che modo i magistrati potrebbero essere sottoposti alla politica. Ovviamente non ha ricevuto risposta… #SìSepara #SìVotaSì
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Stasera sarò ospite a Piazza Pulita su LA7, dalle ore 22:25
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