Heidegger in Essere e tempo (1927) e soprattutto nelle lezioni successive – I concetti fondamentali della metafisica e i seminari su Hölderlin – parla proprio di questo: il Dasein inautentico vive nel “si” impersonale (das Man), nel chiacchiericcio, nella preoccupazione per le cose (Besorgen), nel tempo pubblico e livellato. Io invece mi colloco in una temporalità altra, non-kronos: una forma di ek-stasi temporale, un essere-fuori-da-sé rispetto al presente calcolabile. Non è snobismo: è ontologia negativa. Io non rifiuto il benessere materiale per moralismo, ma perché esso appartiene a un altro “ci” – un esserci che non riconosco come mio. La differenza è totale, ontologica, come ho già scritto molte volte su questa piattaforma: Qui sta il cuore della distinzione heideggeriana:
«Non sono» = non partecipo al Sein inteso come pienezza della società occidentale, dell’economia di mercato, del consumo, della democrazia liberale. Non mi riconosco nella loro essenza (Wesen).
«Ma ci sono» = esisto (Dasein) in modalità eccentrica, gettato fuori dal kronos degli orologi, delle scadenze, del PIL e del “benessere materiale”.