Quanto stimo a volte le donne.
Il mio amore, questa sera conversando si è inventata un neologismo, la mia editor Alessia Zuppicchiatti, ne ha subito fatto una poesia e una vignetta.
🙂:
Lo SpostaPoveri
“Ogni mattina, puntuale e sincero,
prendo lo sposta poveri, tutto fiero.
Niente Ferrari, Porsche o Maserati,
noi viaggiamo compressi e assai sudati.
I ricchi passano con i vetri oscurati,
noi siamo qui, stretti e stipati.
Loro nel SUV con aria polare,
noi sul tram che fatica a frenare.
A Milano succede una cosa speciale:
nessuno ti guarda, è quasi normale.
C’è chi sul cellulare combatte una guerra,
chi scorre video da quando è per terra.
C’è chi legge messaggi,
chi guarda TikTok,
chi ascolta podcast e perde lo stop.
C’è chi tiene la borsa ben stretta al petto,
perché il borseggiatore può essere quell’uomo sospetto.
Gli occhi sul telefono, il cuore in allerta,
la tasca controllata, la cerniera ben stretta.
Una mano sul palo, una sul portafoglio,
viaggiare sereni è quasi un orgoglio.
Eppure, tra un tram e una metropolitana,
si incontra l’umanità vera, quella quotidiana.
Studenti, pensionati, operai e dottori,
tutti sullo stesso SpostaPoveri.
Perché alla fine, tra ritardi e rumori,
siamo tutti passeggeri e viaggiatori.
E mentre il ricco nel traffico si dispera,
noi arriviamo in centro… forse persin prima di sera!”
😄 È una presa in giro bonaria, ma con quel tipico umorismo, quell’auto-ironia milanese che porta, a chi prende tram e metro ogni giorno a Milano,
a comprendere bene cosa sia
lo SpostaPoveri.
Alessia Zuppicchiatti