Il nome
#terradeifuochi “rinvia ai roghi accesi ai margini delle città, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima”. In piazza Callipari, ad
#Acerra, davanti a 15mila persone, Papa
#LeoneXIV si rivolge così ai cittadini campani che vivono nell'area deturpata da anni da reati di
#ecomafia. Una visita lampo di appena 4 ore, fortemente voluta per commemorare i dieci anni dalla pubblicazione dell'Enciclica Laudato si'.
"L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, è rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello. La pace è fondata sulla cura verso l’altro, sulla fraternità”, l’appello del Pontefice sulla scorta di San Francesco: “siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I problemi di questa casa sono i nostri problemi; la sua bellezza è la nostra bellezza. Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba”.
“Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano. Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti - il grido di dolore del Santo Padre -. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto”.
“Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa”, ha poi affermato il Vescovo di Roma: “È il momento di uno sguardo contemplativo, quello cui l’enciclica Laudato si’ ha richiamato tutti gli esseri umani, ciascuno a partire dalle sue responsabilità”, auspicando una “cultura ecologica” che non si riduca “a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento”, ma adotti “uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”.
Da qui l'invito a realizzare, “passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico”. “Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza - ha osservato il Vescovo di Roma -. Quanti
#rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri”.
“Impariamo a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi. È a partire da questa conversione che si possono costruire buone pratiche di comunità - la tesi di Leone XIV -. Mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso”.
“Desiderare una comunità più inclusiva, più unita, meno affetta da marginalità e polarizzazioni”, la via stretta da percorrere, “perché parte da noi, da dove ci troviamo. Riuscire a correggere la rotta, agire ogni giorno su abitudini e pregiudizi in cui ci siamo accomodati, vedere oltre il nostro recinto significa davvero incontrarci. È talvolta un sentiero in salita e poco tracciato”, ha concluso il Papa.