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Replying to @RiccardoDeias
La prof. omette di dire che gli spagnoli cacciarono una comunità fiorente, operosa x impossessarsi dei loro beni...qui parliamo di gente violenta, che vive di sussidi e che offre solo problemi alla Società
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Replying to @bepipezzulli
La giustizia è in mano alle toghe rosse che non difendono a dovere la borghesia operosa. @RupertLowe10 avrebbe remigrato il clandestino. #risorse - @annapaolaconcia: grazie @Capezzone. - @s_pubblico 😊🙄 #FreeSpeech e/o fatela tacere. @pinapic troppo buona con lei. Lo so. 🙏
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Vi obbligano a pagare le tasse per mantenere un esercito di gente che non ha nulla che vedere con noi. Spesso ci invidia, spesso ci disprezza. Sono arrivati con il cappello in mano e ora ci accusano di ogni nefandezza: tanta gente normale, operosa, decente; famiglie… nella morsa dell’odio woke. Solo vent’anni fa una cosa del genere sarebbe stata considerata folle. Dopo lustri di indottrinamento, le nuove generazioni credono che questo sia normale. È fondamentale capire che i responsabili sono a casa nostra. E vanno puniti per primi, duramente.
Per i “migranti”, i soldi si trovano sempre.
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Replying to @owenjonesjourno
No. Vogliamo l'Europa che era Pulita Sicura Operosa Prospera Perché sia cosi serve che ve ne andiate in pace nei vostri paesi di origine, te compreso Buon Samaritano.
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Due favole metafisiche. Massimo Bontempelli è uno dei felici incontri della nostra giovinezza, ed uno dei primi nostri contatti con la letteratura contemporanea. Infatti, di quelle lontane conoscenze, al tempo in cui abitavamo un piccolo paese, non ci sono rimaste se non poche memorie, e tra queste Bontempelli occupa un posto bene in vista. Allora ci dedicammo con molto interesse e curiosità alla lettura delle straordinarie avventure narrate da lui. Erano gli anni de «La vita intensa», «La vita operosa», «Eva ultima». Con una spiegabile commozione, perciò, abbiamo riletto in questi giorni qualcuna di codeste avventure. In un unico volume, sotto il titolo Due favole metafisiche (Mondadori, Milano, 1940) sono stati ristampati: La scacchiera davanti allo specchio ed Eva ultima. A parte la commozione, la rilettura ci ha suggerito alcune considerazioni intorno alla carriera ed all’evoluzione dello scrittore. È interessante osservare come Bontempelli, mentre da una parte ha rinnegato tutte le opere che furono frutto della sua esperienza classicista, sia venuto, invece, ristampando in questi anni, e quindi riproponendo al giudizio della critica e del pubblico, le opere che appartengono al suo secondo periodo, periodo che più che dal Socrate moderno e dai Sette savi è caratterizzato proprio da questa Eva ultima. È facile arguire che ancor oggi la simpatia e l’affetto di Bontempelli vanno alle opere del secondo periodo, periodo che fu indubbiamente il più felice ed il più alto dello scrittore. Iniziò la sua carriera con prose, poesie e saggi critici di stretta osservanza classica e di sensibilissima influenza carducciana. Anche se quella non era la buona strada dello scrittore, cioè l’atteggiamento che meglio rispondeva alla sua inclinazione ed alle sue possibilità, tuttavia noi pensiamo che non tutte le pagine scritte in quell’epoca fossero da buttar via. Ma Bontempelli, per non sfrondare il molto e ridursi al poco, ha preferito rinnegare e dimenticare quegli anni. Fu così che egli iniziò una seconda esperienza (la quale non ebbe alcun punto di contatto con la precedente), con singolare forza e freschezza giovanile. Si rivelò uno scrittore completamente nuovo, con limiti ben definiti e con una personalità assolutamente inconfondibile. Poi venne la terza maniera, il terzo periodo che va sotto i segni della rivista «900» e fu anche definito, dall’autore, del «realismo magico». Ma tra seconda e terza maniera i punti di contatto sono numerosissimi ed in molti casi, più che di evoluzione può parlarsi di involuzione. E, forse, in questo terzo periodo nemici di Bontempelli furono il partito preso e la rettorica di una posizione letteraria eminentemente polemica. La spontaneità e la libertà del secondo periodo, furono costrette entro i termini di una letteratura volontaristica ed in certo modo di maniera. Questo discorso ci chiarisce almeno in parte la ragione della predilezione di Bontempelli per le opere appartenenti alla sua seconda stagione. Può esservi in lui il presentimento che il suo nome e la sua possibilità di durare siano legati a queste opere più che ad altre. Perciò, sarà opportuno che, ai fini di una serena valutazione della letteratura del nostro principio di secolo, si ritorni con calma e con fiducia su tale periodo della sua attività. Il libro di cui ci occupiamo, terzo della ristampa, merita particolare esame perché, come si è detto, contiene il lungo racconto Eva ultima che è esemplare di quest’epoca. In Eva ultima tutti i caratteri dell’arte bontempelliana sono scoperti, specialmente quel suo curioso modo di mescolare alla narrazione, ridotta alle sue esigenze essenziali, riflessioni morali, stravaganze fantastiche, brani di prosa poetica. E da tutto questo contrasto, contrasto strano e spontaneo, nascono il linguaggio e la narrativa bontempelliana. Del suo linguaggio De Robertis osservò che esso fa pensare a Panzini, ad un Panzini, però, «con meno apparato e soavità d’imposto». Ed è, ci sembra, osservazione valida ancor oggi. Della sua narrativa si è detto come essa nasca e si sciolga da un eterno contrasto tra la fantasia e la realtà della vita, sorretta da un piacevole e cauto umorismo. Che cosa avrebbe potuto ancora dare il Bontempelli di questa maniera, se non sforzare e diluire la sua vena? Dopo Eva ultima vennero La donna dei miei sogni, La donna nel sole e qualche altro racconto, ma il limite era già stato raggiunto per cui conveniva, per mantenere fresca la vena, scoprire altre forme ed altre possibilità alla sua narrativa. Se egli non raggiunse poi cime piú alte, per lo meno seppe a tempo debito «mutar d’ale» e conservare integra la vivacità della sua seconda e feconda stagione. Ma questo è discorso da rimandarsi ad altra occasione, ad occasione cioè che piú strettamente riguardi il Bontempelli della terza e presente maniera. BRUNO ROMANI 1940 #MassimoBontempelli #BrunoRomani
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Grazie, Gesù e Maria… e accrescete in noi la fede, la pace del cuore, la carità operosa, e il desiderio di camminare nella vostra luce.
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Vergogna, questa sarebbe la Milano operosa e perbene. Che schifo.
"Meno di due euro l'ora per costruire il consolato Usa a Milano. Non abbiamo alternative". Parla un operaio di 27 anni, originario del Kenya #ANSA ow.ly/ez9t50Z6jCE
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La giusta operosa Destra del Generale Vannacci....
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Signore, io credo; io voglio credere in te fa che la mia fede sia piena fa che la mia fede sia libera fa che la mia fede sia certa fa che la mia fede sia forte fa che la mia fede sia gioiosa fa che la mia fede sia operosa fa che la mia fede sia umile Amen vaticannews.va/it/santo-del-…
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"La costruzione di un mondo in stato di belligeranza permanente è un male, e va chiamato con il suo nome. Questo modo di descrivere la realtà che viviamo può apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria. La prospettiva cristiana, però, non si esaurisce nel denunciare il male. Noi guardiamo la storia alla luce del Crocifisso Risorto, a cui il Padre ha dato «ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18). Non interpretiamo il presente come un destino chiuso, ma come un campo aperto alla conversione personale e collettiva. E crediamo nella forza del Regno, che si sviluppa dalla piccolezza di un granello di senape, come un seme che, una volta seminato, germoglia e cresce (cfr Mc 4,26-32). Mentre il rumore della confusione ci circonda, il bene cresce silenzioso dalla terra. Con le parole del profeta: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19). Una lettura attenta della storia lo conferma. Anche nelle notti più buie, il Signore suscita uomini e donne capaci di non rassegnarsi e di perseverare nel bene: persone che proteggono i fragili e aprono varchi di riconciliazione. La memoria dei santi e dei giusti, dei costruttori di pace spesso dimenticati mostra che la grazia non elimina il conflitto con un gesto magico, ma genera una resistenza operosa al male e una sorprendente creatività nel bene. I cristiani vedono le tenebre e le chiamano per nome, ma non restano fermi a contemplarle: conoscono la luce e sanno che le tenebre non l’hanno accolta e non possono vincerla (cfr Gv 1,5). Per questo, essi servono il bene anche dove sembra avere l’ultima parola il dolore, sostenuti da una speranza teologale che dona alla realtà un orizzonte e una direzione." Leone XIV, "MAGNIFICA HUMANITAS"
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Il nome #terradeifuochi “rinvia ai roghi accesi ai margini delle città, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima”. In piazza Callipari, ad #Acerra, davanti a 15mila persone, Papa #LeoneXIV si rivolge così ai cittadini campani che vivono nell'area deturpata da anni da reati di #ecomafia. Una visita lampo di appena 4 ore, fortemente voluta per commemorare i dieci anni dalla pubblicazione dell'Enciclica Laudato si'. "L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, è rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello. La pace è fondata sulla cura verso l’altro, sulla fraternità”, l’appello del Pontefice sulla scorta di San Francesco: “siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I problemi di questa casa sono i nostri problemi; la sua bellezza è la nostra bellezza. Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba”. “Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano. Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti - il grido di dolore del Santo Padre -. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto”. “Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa”, ha poi affermato il Vescovo di Roma: “È il momento di uno sguardo contemplativo, quello cui l’enciclica Laudato si’ ha richiamato tutti gli esseri umani, ciascuno a partire dalle sue responsabilità”, auspicando una “cultura ecologica” che non si riduca “a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento”, ma adotti “uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”. Da qui l'invito a realizzare, “passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico”. “Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza - ha osservato il Vescovo di Roma -. Quanti #rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri”. “Impariamo a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi. È a partire da questa conversione che si possono costruire buone pratiche di comunità - la tesi di Leone XIV -. Mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso”. “Desiderare una comunità più inclusiva, più unita, meno affetta da marginalità e polarizzazioni”, la via stretta da percorrere, “perché parte da noi, da dove ci troviamo. Riuscire a correggere la rotta, agire ogni giorno su abitudini e pregiudizi in cui ci siamo accomodati, vedere oltre il nostro recinto significa davvero incontrarci. È talvolta un sentiero in salita e poco tracciato”, ha concluso il Papa.
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22 MAGGIO MARIA VERGINE FEDELE "Maria è la Vergine Fedele, Virgo Fidelis. La sua fede fu incrollabile dal primo all’ultimo istante della sua vita terrena. Non vacillò mai, neppure nella prova più oscura del Calvario, quando tutto sembrava crollare e la speranza umana era ridotta in cenere. Chiediamo a Maria la grazia di una fede viva, operosa, incrollabile, che resista ad ogni tempesta e ci conduca sicuri al porto della salvezza eterna." "Il Mese di Maria", pag. 59. amazon.it/dp/B0GX652X6F
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😎 Amo la gente attiva OPEROSA‼️ Il nostro rispettoso Lorenzo dall'equador con pollice verde 😎 Mi ha aiutata a piantare il mio secondo Tronchetto della FELICITÀ ❤️ Giardino condominiale ......
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Replying to @ReiHino89
Io ricordo a tutti “con i soldi e l’amicizia lo metti in c*** alla giustizia” E quel bel ghigno sul viso dell’indagato… saranno suggestioni ma qui tutta questa operosa attività per ostacolare DeRensis è quanto dissonante.
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Replying to @mlperezven
Appena potrò, racconterò quanto accaduto stamattina con Mamma Natuzza. Un vero miracolo. Lei ci invita ad abbandonarci a Gesù, a lasciarlo operare nelle nostre vite, ad avere fede autentica e operosa, quella fede viva degli Apostoli nel Cenacolo, nel Risorto. Questa è Natuzza. Per me oggi è stata una lezione preziosa. Una lezione del Cielo. 🙏
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I piccoli paesi stanno diventando così ossessionati dalla propaganda turistica che, anziché il turismo tornare utile ai residenti, i residenti devono servire ai turisti e mobilitarsi per recitare all'occorrenza la parte della comunità operosa in favore di spot social ingannevole.
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Replying to @Tommasocerno
Una regione florida e operosa, la stanno riducendo in una cloaca, Parma era un salotto è diventata un posto dove regna degrado e delinquenza. Siamo finiti.
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Replying to @Rielvaux
Temo che la "carità operosa" la dobbiamo rivolgere principalmente, e con urgenza, ai battezzati di casa nostra. Perché sempre più cattolici non hanno discernimento. Scambiano i dettami del buonismo odierno con la Legge di Dio. Dimenticando Comandamenti e Beatitudini.
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Dal Vangelo secondo Matteo Mt 28,16-20 In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Parola del Signore. Sono con voi Gesù ritorna al Padre, ma resta presente nella vita dei suoi discepoli. Non è solo il ricordo delle sue parole, dei miracoli compiuti, della familiarità che rievoca i momenti più importanti condivisi con Lui. La frazione del pane diventa liturgia di un incontro che guida e sostiene il cammino della comunità di ieri e di quella odierna e nutre il desiderio di vivere sino in fondo la missione che Gesù ha affidato ai suoi discepoli. Gesù non smette di essere con noi, in noi e per noi e il suo Spirito rende possibile l’incontro quotidiano che rafforza la nostra fede e muove i nostri passi verso l’incontro definitivo con Dio. Il Vangelo che abbiamo ricevuto chiede di essere annunciato e diffuso là dove altri popoli e altre storie attendono di ricevere lo stesso Battesimo che abbiamo ricevuto. La sua Ascensione cambia la modalità in cui si rende vivo in tutti noi e non è un lutto da elaborare, ma un motivo di gioia che dobbiamo comprendere e condividere nel segno di una fede matura, di una carità operosa e di una speranza che pazientemente, attende il suo ritorno.
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