“Navi del mondo, fate partire i motori! Fate scorrere il petrolio!”, con queste parole Donald Trump ha annunciato un accordo con Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz, il corridoio d’acqua che la Repubblica islamica ha preso in ostaggio da quando Stati Uniti e Israele gli hanno dichiarato guerra.
Il presidente americano ci teneva a ottenere questo risultato il giorno del suo ottantesimo compleanno, per poi godersi l’incontro tra lottatori sul pratone davanti alla sua residenza.
Inizialmente è sembrato che il regime iraniano non volesse fargli un regalo simile. Ma alla fine, e soltanto su questo, ha ceduto.
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La Repubblica islamica è fondata sulla diplomazia degli ostaggi dalla nascita.
Nel 1979, l’anno della rivoluzione, aveva rapito 52 americani per 440 giorni,
finché gli Stati Uniti non hanno consegnato 8 miliardi di dollari.
Nel corso dei decenni, i pasdaran prenderanno in ostaggio molte persone per ottenere qualcosa in cambio. E il metodo verrà replicato dai loro alleati.
Hezbollah ha tenuto un giornalista incatenato a un termosifone per sette anni per ottenere concessioni. Hamas ha preso in ostaggio 251 persone il 7 ottobre 2023. Sono soltanto due esempi tra centinaia di esempi a disposizione.
Durante questa guerra, la Repubblica islamica ha scoperto di avere per le mani un ostaggio che vale più delle singole persone: l’economia globale.
Ha bloccato per la prima volta lo stretto di Hormuz e, ora che sa che funziona, è un regime più potente di prima.
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Ne parliamo nella puntata di Stories che esce oggi, la numero 1000.
(In foto c’è una ragazza di Teheran che passa davanti a un murales della propaganda, ritrae missili iraniani contro una nave americana che naviga lo Stretto di Hormuz con un’espressione impaurita)