Il RACCONTO SBAGLIATO degli SCONTRI STRADALI
Una bambina di tre anni è stata investita recentemente in Toscana da un automobilista e ha perso la vita. Una tragedia enorme che ha tolto a lei almeno 80 anni e ha cambiato per sempre la vita alla sua famiglia.
Morire da piccoli sulla strada per la nostra società è considerato un fatto normale. Accade e non fa notizia. Solo una breve, scritta come sempre si descrivono le morti in strada (qui un esempio ma sono tutti simili)
=> Si fa l’ipotesi che incolpa la vittima (“sfuggita al controllo della madre”) e non si fa nessuna ipotesi su chi guida. Si fa intendere che la bambina è sbucata all’improvviso, ma non sappiamo se fossimo in un ambito urbano, a che velocità andasse l’automobilista, se fosse in prossimità di una scuola o di un parco giochi e così via.
=> “I carabinieri indagano”, ma se indagano perché, caro giornalista, fai l’ipotesi sulla vittima e non su chi ha investito. Forse è meglio non farla su nessuno dei due.
=> La “piccola” avrà un nome di battesimo. La spersonalizziamo così fa meno impressione che sia morta.
=> Spersonalizziamo anche chi guida, così la responsabilità è diminuita. “investita da un’auto che transitava in direzione”. Non costava molto spazio scrivere “investita da un’automobilista” ma non si fa.
=> Il pezzo si chiude con “la tradizionale festa della polenta con grande partecipazione”. Immagino il sentimento dei genitori a leggere che la loro piccola sarà ricordata per la sua morte in concomitanza con la festa della polenta.
Credo che tutti, giornalisti e cittadini, si debba crescere molto. Anche ammesso che la bimba sia sfuggita dalla madre e improvvisamente si sia gettata sulla strada, non possiamo, come società, accettare che debba essere condannata alla pena di morte per questo.
Abbiamo creato un sistema di mobilità sbagliato che uccide anche tanti bambini innocenti, o forse solo colpevoli di fare quello che tutti i bambini facevano una volta: correre, liberi di divertirsi nelle strade loro paese.
Oggi posso solo provare il dolore immenso che quella famiglia prova, acuito anche da quello che avranno letto: una sentenza senza un tribunale e pure scritta male.