🇮🇹 🇪🇸 | Clima, politica e le due cose assieme. Ascolta «Unchained, storie di ordinario capitalismo selvaggio»👇

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Parliamo di mondiali, partendo da lontano. 1957, Algeria, piena guerra d'indipendenza. Il Fronte di Liberazione Nazionale decide che è ora di spostare la lotta anche sul calcio, e lancia un appello agli algerini che giocano nella selezione francese: scappate, tornate a casa e aiutateci a fare la nostra nazionale. Nasce così il mito degli undici dell'indipendenza, la nazionale del FLN che diventerà quella algerina. La Francia non li riconosce, e chiede agli organismi internazionali di squalificarli, ma 80 Paesi accettano di giocare contro di loro. Un mondiale della decolonizzazione parallelo che passa alla Storia. I mondiali non sono mai stati innocenti. Sono un groviglio di storia, politica, passione, soldi, gioco, sesso, violenza, finanza, gioia. Vale per la nazionale algerina nel 1957, vale per lo scandalo dei cantieri in Qatar nel 2022 o per le corrispondenze di amorosi sensi tra Gianni Infantino e Donald Trump nell'edizione che si è aperta ieri. Ne ho parlato con Luca Pisapia, che oltre a co-autorare Unchained ha appena pubblicato «Il calcio è potere» con Einaudi. Trovate l'intervista qui: valori.it/podcast/mondiali-2…
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La Banque Postale è una banca pubblica francese. Appartiene al 100% alle poste, ed è nata nel 2005 come erede di una realtà fondata nel primo Novecento. Nel 2020, in piena pandemia, si è data l’obiettivo di perseguire le zero emissioni nette. Ovvero smettere di danneggiare il clima non solo con le sue attività dirette, ma anche coi soldi che elargisce in forma di prestiti. Ora, impegni simili risuonano spesso nei depliant delle banche di tutto il mondo, ma La Banque Postale lo ha preso più sul serio di altre. Già nel 2024 i nuovi investimenti sul fossile de La Banque Postale erano bassi, circa 90 milioni di dollari. Nel 2025, sono scesi a zero. La Banque Postale è anche ultima tra le grandi banche nella classifica dei soldi investiti sul fossile in totale dal 2021 ad oggi, e l’unica sotto il miliardo. Nell'insieme, il settore finanziario continua a riempire di soldi chi estrae carbone, gas e petrolio. Ma gli esempi in controtendenza ci sono. Oltre alla Banque Postale, un terzo delle sessanta banche più grandi al mondo ha diminuito la sua esposizione nel 2025, ad esempio. Il problema, ora, è renderli lo standard. Ne parliamo su Valori.it: valori.it/banche-riducono-in…
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Hay sitios web hechos para que apostemos sobre cualquier cosa: el resultado de las próximas elecciones españolas, el clima de mañana en Tokio, el próximo bombardeo sobre Irán, el regreso de Jesús a la Tierra. Se hacen llamar mercado de predicciones, tienen excelentes relaciones con Donald Trump y, calladitos, están financiarizando el mundo. Lo hablamos con @Reyes1997ok en @ElTablero_TV👇
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Questo è l'articolo da leggere se siete persone che stanno provando a cambiare il mondo - si intende per il meglio. Contenere i consumi di lusso – per esempio con una tassa sui voli frequenti – redistribuire la ricchezza, contrastare le industrie più impattanti: sono misure popolari presso l’elettorato. Ma il tasso di approvazione cambia drasticamente a seconda del nome che si dà loro. Le persone si fidano meno se si parla di decrescita, molto di più se si inquadra il tutto come ecosocialismo o economia del benessere Sono questi i risultati principali di uno studio pubblicato a novembre 2025 sulla rivista scientifica The Lancet Planetary Health e firmato da antropologi e psicologi della London School of Economics e dell’Università Autonoma di Barcellona. Tra loro Jason Hickel, uno dei più celebri teorici contemporanei della corrente economica e filosofica della decrescita (spesso indicata anche come postcrescita). Ne parliamo su Valori.it: valori.it/decrescita-ecosoci…
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Cuba sta facendo la rivoluzione solare più rapida di sempre, dice la CNN. Santa Clara, Cuba. Un gruppo di persone si raduna in pieno giorno sotto una sorta di porticato equipaggiato con prese elettriche. Si tratta di un'installazione autorizzata dal governo e costruita da una piccola impresa locale, Eléctrica Total, in appena nove giorni. Sul tetto della struttura, 56 pannelli fotovoltaici e un sistema di accumulo producono e conservano energia elettrica. Da quando l'installazione è stata inaugurata, la popolazione di Santa Clara la usa un po' per tutto: per caricare telefoni, computer, motorini elettrici, ma anche per cucinare con i fornelli a induzione. Cuba sta soffrendo la peggiore crisi energetica della sua storia. Da inizio febbraio 2026 il presidente statunitense Donald Trump ha imposto un blocco totale alle importazioni di combustibili fossili verso l’isola, minacciando dazi e azioni militari contro i Paesi della regione che fino a quel momento avevano venduto carburante al governo comunista. Per questo l'Avana ha iniziato a puntare sulla fonte che gli è rimasta a disposizione: il solare. Tra 2024 e 2025 le rinnovabili nel mix elettrico sono passate dal 3% al 10%. Tra 2023 e 2025 le esportazioni di pannelli fotovoltaici dalla Cina a Cuba sono passate da circa 5 a 117 milioni di dollari. E il ritmo, con la crisi energetica, si è fatto più frenetico. Negli ultimi dodici mesi l'isola ha installato 1 GW di solare, aprendo oltre 50 parchi di diverse dimensioni. Un accordo col governo di Pechino prevede 92 impianti in totale entro il 2028. L'installazione di Eléctrica Total a Santa Clara si inserisce in questo sforzo. Nel lungo termine, le rinnovabili sono l'unico modo in cui Cuba può aspirare alla sovranità energetica. Nel breve, però, i costi elevati e la necessità di ricostruire quasi da zero la rete e un sistema di accumuli rischiano di rendere questo sforzo da solo non sufficiente a superare i danni del blocco. Questa, almeno, è la scommessa di Donald Trump. Ne parliamo su Chicxulub, la newsletter climatica di Valori: a6g4x1.emailsp.com/frontend/…
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Dos cosas pueden ser verdad al mismo tiempo. Hay un PSOE que tiene muchos trapos sucios en casa, y hay un sistema judicial que se activa contra un lado de la barricada mucho más que contra el otro. Lo hablamos con @menoscanas en @ElTablero_TV👇
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Lorenzo Tecleme retweeted
Old housemates, old school friends, family members, - they even asked a local launderette for an itinerary of what I've had washed! All this from billionaire owned media because they don't want a party to continue growing that challenges power & wealth. Join.greenparty.org.uk
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E quindi, si inizia. Ci vediamo il 5 giugno al Kontiki di Torino per parlare di Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio. Ci saranno birre, belle persone e tanti aneddoti su Elon Musk!
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A febbraio del 2026, il presidente indiano Narendra Modi riunisce tutti gli amministratori delegati delle grandi aziende informatiche - una di quelle belle occasioni in cui ci si applaude e ci si dice a vicenda che si sta facendo un’ottimo lavoro. I suoi consiglieri gli danno un’idea: finiamo l’evento con una foto tutti a braccia alzate, politici e manager, stringendoci a vicenda le mani come segno di pace. Una trovata luminosa, ma nessuno si è premurato di verificare che i partecipanti fossero d’accordo. E così, al momento di scattare, due persone casualmente e improvvidamente messe di fianco la mano non se la danno. Sono Sam Altman di OpenAI, l’azienda che produce ChatGPT, e Dario Amodei di Anthropic, che invece produce Claude. Nel mondo dell'intelligenza artificiale l'atmosfera è cordiale quanto quella di un'assemblea di condominio. I leader del settore - Sam Altman, Dario Amodei, Elon Musk - sono passati dalla pacifica competizione alle denunce e i colpi bassi. Una storia a metà tra Beautiful e Games of Thrones, piena di duelli alla Per un pungo di dollari. Ma con conseguenze reali per la vita di tutti noi. Ne parliamo nell'ultimo episodio di Unchained: valori.it/podcast/duelli-int…
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Hablemos de Zapatero. En un sistema político que oscila, como el péndulo de Schopenhauer, entre lawfare y corrupción, hagamos una propuesta: si has sido presidente, después, dedícate al voluntariado. Así evitamos de raíz cualquier ambigüedad! Con @menoscanas en @ElTablero_TV👇
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Lorenzo Tecleme retweeted
♟ ¡Arranca El Tablero! Hoy hablamos de las acusaciones contra el expresidente Zapatero, de la última hora de la Global Sumud Flotilla que navega hacia Gaza, de la situación política en Bolivia y más 📺 youtube.com/live/huSyNF1nCMk
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Lorenzo Tecleme retweeted
This is exactly what "trust the science" looks like. Scientists updated the worst-case scenario because real-world emissions are tracking below RCP8.5's 2010-era assumptions of runaway coal expansion, primarily because wind and solar got cheap and climate policy started bending the curve. The new CMIP7 HIGH scenario published in Geoscientific Model Development still projects roughly 3°C of warming by 2100, twice the Paris target and a temperature Earth has not seen in roughly 3 million years. The position being celebrated here amounts to: the climate policies worked well enough to retire the worst-case scenario, therefore we should kill the climate policies. That is hearing the smoke alarm shut off and concluding the fire department was a hoax.
🚨 BREAKING: UNITED NATION CLIMATE COMMITTEE JUST ADMITTED THEY WERE WRONG!!! Climate activists and politicians spent years treating the RCP8.5 climate scenario like an inevitable future, using it to justify fear-driven headlines and massive policy pushes 💰. Now many climate scientists admit it was a far-fetched worst-case scenario that became unrealistic as actual energy and emissions trends changed. ‘Trust the science.’ Science updates the model. ‘…not THAT science.’” x.com/EricLDaugh/status/2055…
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Nel dicembre del 2023 mi trovavo a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Ero lì per lavoro, e nella mia unica domenica libera ho deciso assieme a due colleghi di andare a caccia delle curiosità assurde del luogo che nelle settimane precedenti avevamo salvato su Instagram o nel segnalibro del browser. Abbiamo scelto come prima tappa Ski Dubai, l’unico impianto sciistico del Paese. All’interno del Mall of the Emirates, uno dei centri commerciali più grandi al mondo, è stato costruito un impianto funzionante, con cannoni sparaneve e climatizzatori a simulare il clima montano. Nessuno di noi tre aveva né intenzione di pagare per l’ingresso né le conoscenze necessarie per evitare di schiantarsi, con degli sci ai piedi. Dopo un maldestro tentativo di ottenere una passeggiata in pista gratuitamente come giornalisti interessati a scriverne («avreste dovuto avvisarci prima», ci ha detto un gentile impiegato mediorientale vestito da elfo) ci siamo accontentati di guardare la struttura dalle enorme vetrate che la separano dal resto dei negozi. Persone imbacuccate di tutte le etnie si divertivano nella neve, sempre aiutate dai dipendenti/elfi. Sul tetto della struttura la temperatura poteva raggiungere tranquillamente i 50°C, mentre all’interno restava stabilmente sotto lo zero. Io e i miei colleghi eravamo in trasferta a Dubai per seguire COP28, l’incontro negoziale sul clima delle Nazioni Unite ospitato in città. Quella pista da sci rappresentava, per noi che la guardavamo con lo sguardo dei reporter ambientali, un esempio estremo della capacità dell’uomo di sfidare i limiti degli ecosistemi. «Dell’uomo o del capitalismo?» ha chiesto una delle mie compagne di scampagnata mentre cercavamo di simulare l’esperienza del freddo con un gelato emiratino (buono!). Per portare i pinguini nel mezzo del deserto arabico erano serviti i soldi del petrolio su cui Dubai basa la sua ricchezza, un pubblico disposto a spendere per andare a vederli e un sistema legale, politico, mediatico che non abbia nulla da eccepire su quella maniera di usare un bene prezioso ed ecologicamente delicato come l’energia. Usciti dal Mall of Emirates, siamo andati verso la seconda tappa della giornata. A Dubai, gli emiratini sono una minoranza. La gran parte della popolazione è composta da immigrati asiatici, come gli elfi di cui sopra, che di giorno lavorano in centro, ma la notte vanno a dormire in periferia. Siamo andati a vedere una di quelle periferie. Dopo due settimane spese nella città più ricca del mondo - tutta grattacieli e luci - ci trovavamo in una zona non necessariamente tra le più povere che avessimo mai visto, ma sicuramente modesta. In ogni grande centro urbano del Pianeta si può passare dal lusso al disagio sociale con poche fermate di metro, ma in nessun posto il contrasto mi è sembrato forte come a Dubai. Ci siamo fermati in una piazzetta piena di bandiere emiratine per bere un the bengalese (buono!), pagandolo una cifra con la quale al Mall of Emirates non avremmo potuto nemmeno respirare, e poi siamo ripartiti. Arrivata la sera, sono tornato all’ostello dove alloggiavo. Nella mia esperienza fino ad allora, la fauna che popola gli ostelli - sottoscritto compreso - è sempre abbastanza simile: giovani viaggiatori low cost o lavoratori che aspettano il primo stipendio per trovare una sistemazione migliore. Lì invece ho incontrato una nuova categoria: i milionari in temporanea difficoltà. L’ostello in cui avevo trovato posto era popolato da persone di tutte le età e le nazionalità, unite in maggioranza dal fatto di essersi trasferiti a Dubai con l’idea di far soldi. C’erano influencer o aspiranti tali, piccoli broker che passavano le giornate al computer a spulciare grafici di borsa, professionisti di ogni sorta. Il posto letto da pochi euro a notte era, per loro, solo il primo passo di una opulenta carriera. Quella sera mi sono fermato a parlare con un est-europeo un po’ brillo nel piccolo balcone vista mare di cui disponevamo. Mi ha offerto diversi bicchieri di rum al cocco (buono!), e mi ha raccontato cosa lo portava in città. Mi ha detto di essere un chirurgo estetico, e che si era appena trasferito negli EAU per poter guadagnare quanto più possibile dal suo lavoro. Una volta messo abbastanza da parte, aveva intenzione di trasferirsi da qualche parte in America centrale - perché le cose costano meno e, cito, «le donne sono più belle». Non ha nascosto la sua delusione quando ha appreso che non mi trovavo a Dubai per una ragione simile, così come quando gli ho dovuto spiegare che nel corso della mia permanenza in città non era ancora andato a letto con nessuna ragazza («le centroamericane le trovi anche qui», si è però premurato di consigliarmi). Dopo un po’ si è congedato, e sono rimasto solo nel balcone dell’ostello. È in quel momento che ho deciso di occuparmi di capitalismo selvaggio. «Capitalismo selvaggio» è il nome che in questo libro usiamo per descrivere la variante del capitalismo che si è imposta più o meno in tutto il mondo (e sicuramente nella nostra parte di mondo) a partire dal crollo dell’Unione Sovietica. Il primo capitolo racconta in cosa consista e perché nasca; il secondo come abbia conquistato rapidamente i Paesi occidentali; il quinto chi siano i protagonisti di questo nuovo sistema economico; l’ultimo capitolo prova a capire che cosa pensino. In mezzo la storia di come un manager delle bibite gassate sia diventato un protagonista della politica estera statunitense, il ruolo di un piccolo gruppo di oscure realtà private nella gestione della pandemia da covid-19, le soluzioni fantascientifiche alla crisi climatica, l’ascesa dei tecno-oligarchi a là Elon Musk e Peter Thiel, l’esplosione dei grandi fondi d’investimento, la colonizzazione di Marte, una giovane operaia del Tennessee che finisce nei guai per una brutta storia di criptovalute e un suo coetaneo di Seattle che vuole farci fare amicizia con la sua intelligenza artificiale. Se avrò fatto un buon lavoro, dopo averlo letto vi sentirete come mi sono sentito io quando sono rimasto solo sul balcone dell’ostello a riepilogare la giornata emiratina appena conclusa: un po’ affascinato, un po’ spaventato, molto curioso.
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Nella vostra libreria di fiducia o online: ibs.it/storie-di-ordinario-c…

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È il 2018. Siete più giovani, più belli, più ottimisti. Non avete mai sentito parlare di Hormuz né di Covid. Giorgia Meloni è la leader di un partitino al 3%, l’intelligenza artificiale l’avete vista solo nei film di fantascienza. E quell’anno, all’Eurovision impazza “Toy” di Netta Barzilai, in concorso per Israele. È un brano ironico, vagamente femminista, centrato sull’apprezzarsi e non farsi usare. «I’m not your toy», appunto. Forse ricordate l’esibizione, con la cantante circondata di statue di gattini cinesi e che inizia con una sorta di verso di gallina. Di fronte alla tv non potete saperlo, ma nel 2018 state assistendo all'inizio di un'operazione segreta: quella con cui Israele ha messo le mani sull'Eurovision. Che lo stiate boicottando (bene!) o meno (male!), ecco tutto quello che serve sapere sul tema, nell'ultimo episodio di Unchained: valori.it/podcast/perche-boi…
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♟ ¡Arranca El Tablero! Hoy hablamos de la visita de Donald Trump a China, de los ultras que van al Congreso con disfraz de periodista, de la denuncia de CNT contra Almeida por "obstaculizar" la regularización de migrantes y más 📺 youtube.com/live/yVZr_aKFl8c
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El mundo: guerra, catástrofes, epidemias La subtrama de Italia: una invasión de pavos reales

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🇮🇹 Disparos contra manifestaciones en Roma: la violencia sionista llega a Europa Detenido, se presentó como miembro de la "brigada judía". Un gesto que abre el debate sobre la violencia sionista en Europa ✍🏼 @loretecle diario-red.com/articulo/inte…
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