«Per l’esimia giurista Francesca Albanese, a cui va la nostra gratitudine per tutto il tempo che trascorre quotidianamente in tv nel tentativo davvero improbo di istruirci, la senatrice Liliana Segre non è autorizzata ad intervenire su Gaza. Se hai un tumore, spiega l’esimia, chiedi la diagnosi a un oncologo, non a qualcuno che è sopravvissuto alla malattia. Un modello di buon gusto, non c’è dubbio, e dalle applicazioni sorprendenti. Nel mondo della marchesa del Grillo («io sò io e voi…» con quel che segue), solo gli psicologi e i criminologi potrebbero discutere di femminicidi, non le vittime scampate alla morte, troppo coinvolte emotivamente per riuscire credibili. In uno slancio di generosità, Albanese si dichiara disponibile a parlare di genocidio con «accademici sionisti» (esisterà un albo apposito?), ma non con Segre e men che meno con giornalisti, politici e cittadini in genere, che soffrono, dice, di «analfabetismo funzionale». A forza di studiare la democrazia di Hamas, può darsi che Albanese abbia finito per ridisegnare i contorni di un concetto che noi analfabeti funzionali ci ricordavamo un po’ meno elitario. Una volta la democrazia non consisteva infatti nel parlare con tutti e, soprattutto, nell'ascoltarli? O almeno nel fingere di farlo, invece di alzarsi di scatto dalla poltrona di uno studio televisivo, come ha fatto lei, piantando in asso gli altri ospiti per punirli del grave torto di non volerle dare sempre ragione». (Massimo Gramellini sul Corriere)