“GIORGIA MELONI VI HA FREGATI! HA PUBBLICATO IL MONOLOGO ANCHE LEI! NESSUNA CENSURA! È CHE 1.800€ PER UN MONOLOGO DI DUE MINUTI SONO UNO SCANDALO!!!”
Ora, non perderò tempo a ricordare a queste bertucce ammaestrate (con rispetto per tutte le scimmiette) che un monologo di due minuti non dura due minuti e basta, ma che quel cachet paga il tempo che una persona impiega per scrivere il monologo stesso (cioè non due minuti, appunto) e soprattutto anni di studio ed esperienza…
Ops, l’ho fatto. Vabbè.
Dato che certe argomentazioni sono davvero un insulto all’intelligenza umana, prendo in prestito l’analisi del post di Giorgia Meloni al riguardo, realizzata dalla pagina @aestetistasovietica, per sottolineare alcuni elementi del discorso della Premier:
• Mistificazione della realtà: è spuntata la mail in cui si dice chiaramente che il contratto di Scurati è stato rescisso per motivi editoriali e non economici;
• Doppio standard: non ricordiamo tutte le volte che la RAI ha pagato cifre esorbitanti per cose o persone improponibili (tra gli ultimi, a “Porta a porta”, veder parlare di aborto un gruppo di soli sette uomini);
• Populismo sugli stipendi bassi: così facendo ha voluto parlare alla pancia delle persone, peccato però che siano le stesse persone alle quali ha negato il salario minimo;
• Valore attribuito al lavoro intellettuale: pari a zero.
Infine, come ricordato, definire un monologo sul 25 aprile “propaganda di parte” anziché riconoscerne il valore universale, significa dare ragione proprio a quella parte che parla appunto di censura verso un tema che dovrebbe riguardare chiunque, e che dovremmo sostenere.
Che cialtroni.