✍🏻 Roberto Damico
Ieri scoppiata la polemica contro Francesco Silvestri, esponente del Movimento 5 Stelle – il peggiore partito della storia repubblicana, e una peste per la politica tutta. Come ormai sarà noto a tutti, Silvestri ha accusato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di essere “avvezza a indossare delle ginocchiere”. La frase completa – che ha fatto il giro dei social, dei tg, dei giornali – è: “Altro che schiena dritta, lei è avvezza a indossare le ginocchiere”. Una frase volgare, sessista che – nel linguaggio comune – indica, letteralmente, il compiere favori sessuali a un potente per ottenere vantaggi. Una frase che – se detta da un uomo a una donna – è un insulto sessuale. Punto.
La reazione del centrodestra è stata compatta. Meloni ha risposto con fermezza. I suoi alleati sono scesi al suo fianco. La reazione del campo largo – del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico, della sinistra radicale – è stata in generale silenzio.
Ora – qualcuno, per difendere l’indifendibile, dirà: “Guarda che è una forzatura. Silvestri – da giovane lord inglese cresciuto su un monte in Tibet, senza sapere nulla di cose umane – non era consapevole che la frase indica, letteralmente, il fellare un potente”. Una scusa patetica. Una difesa ridicola. Ma mettiamo – per un attimo che sia vera. Mettiamo che Silvestri – deputato della Repubblica, esponente di un partito che ha governato il paese, che ha avuto ministri, sottosegretari, presidenti del Consiglio – non sappia cosa significa “indossare le ginocchiere”. Mettiamo che sia un ingenuo, un ignorante, un “lord inglese” che non conosce le espressioni volgari della lingua italiana. Allora – a quel punto – queste persone (i suoi difensori) dovrebbero chiedersi: come facciamo a portare in parlamento persone così impreparate? Come facciamo ad avere deputati che non conoscono il significato delle parole che usano? Che insultano una donna senza sapere di insultarla? Che fanno una figura barbina davanti a tutto il paese? E poi – queste stesse persone – dovrebbero chiedersi anche: perché tutto il campo largo, che passa il tempo a fare lezioni contro il patriarcato, contro il sessismo, contro la violenza verbale – perché non ha detto nulla? Perché non ha condannato? Perché non ha preso le distanze? Perché non ha chiesto scusa? Perché – almeno – non ha detto “Silvestri ha sbagliato, ma… ”. Niente. Silenzio.
E non è la prima volta. Ricorderò – per chi ha memoria corta – che pochi mesi fa il segretario della CGIL, Maurizio Landini, ha definito Meloni “cortigiana” senza fare una piega.“Cortigiana”. Lo stesso insulto sessuale. Lo stesso disprezzo. La stessa volgarità. E anche allora – la sinistra ha taciuto. Nessuna condanna. Nessuna presa di distanza. Nessuna riflessione. Perché Landini è “di sinistra”. Perché Meloni è “di destra”. Perché – quando si attacca la destra – tutto è permesso. Anche l’insulto sessuale. Anche la volgarità. Anche la menzogna.
E ci sarebbe anche da mettere in evidenza il costante mansplaining che tanto Giuseppe Conte quanto Matteo Renzi (e altri) mettono costantemente in atto contro Meloni. Il mansplaining – spiegare le cose a una donna perché si presume che non le capisca – è un comportamento sessista. Le femministe lo denunciano. Giustamente. Ma quando a fare mansplaining è Conte – che parla a Meloni come a una scolara – o Renzi – che la tratta come una “ragazzina” – la sinistra tace. Perché? Perché Meloni è di destra. Perché il sessismo – se rivolto a una donna di destra – non conta. Non è sessismo. È “critica politica”. È “ironia”. È “libertà di espressione”.
Se invece un uomo di destra facesse mansplaining a Schlein, ci sarebbe una bufera. Ci sarebbero articoli, editoriali, indignazione social, richieste di dimissioni. Ma a sinistra – lo sappiamo – il patriarcato è solo quello degli altri. Il sessismo è solo quello degli altri. La violenza verbale è solo quella degli altri. Loro – sono sempre “dalla parte giusta”. E quindi – possono permettersi tutto.
E allora queste persone (la sinistra, il campo largo, i palestinisti, i femministi della domenica) dovrebbero chiedersi: su cosa si basa la loro pretesa superiorità morale e culturale? Su cosa si basa la loro pretesa di dare lezioni a Meloni, a Salvini, a chiunque non la pensi come loro? Se i loro esponenti non conoscono l’italiano, non sanno fare un discorso che non diventi insulto sessista, se hanno in parlamento dei cafoni che danno della “cortigiana” a una donna (in quanto donna) – allora su cosa fondano la loro superiorità? Su cosa fondano la loro pretesa di essere “progressisti”, “antifascisti”, “democratici”? Sembra piuttosto che siano – al meglio – ignoranti. Al peggio volgari, sessisti, ipocriti.