Questo mio post ha scatenato il solito piccolo assalto di 5cosi che sono venuti a puntacazzare sul ruolo di Conte nell'ottenimento dei 209 miliardi del Recovery Fund e che forse richiede alcune doverose precisazioni.
Ricordo ai penta-utenti che
@GiuseppeConteIT ha rivendicato come proprio merito l'ottenimento di quella cifra fino a quando
@PaoloGentiloni non ha svelato che il fondo era stato ripartito in base a criteri puramente matematici. Solo allora la narrazione grillina è cambiata e si è cominciato a dire che in realtà l'avvocato del popolo (e del populismo) era stato bravo non a spillare più fondi, ma ad indurre la commissione ad optare per il debito comune. Anche in quuesto frangente, tuttavia, va detto che il ruolo dell'Italia nelle trattative è ampiamente soprastimato rispetto a quanto lo fu veramente.
Il 25 marzo 2020 la lettera indirizzata al presidente del Consiglio Europeo Charles Michel per chiedere che venisse fatto debito comune era stata infatti firmata da ben 9 paesi, e cioè, oltre all'Italia, anche da Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Grecia e Slovenia.
Il peso massimo sul piano politico era in quel momento Macron e non Conte. Fu infatti il capo dell'Eliseo e non il premier italiano, alla fine, a conviencere Angela Merkel ad accettare l'emissione di Eurobond, superando così l'opposizione di tutti i paesi del nord Europa. Non a caso, l'accordo fu annunciato dallo stesso presidente francese e dalla cancelliera tedesca nel corso di una conferenza stampa in videocronferenza tenutasi il 18 maggio 2020.
Gli stessi retroscena emersi anche sui nostri giornali nazionali nei giorni successivi (come Corriere della Sera e Sole 24 Ore) confermarono che Macron si era messo alla testa dei paesi del sud per superare le resistenze dei "frugali".
Conte mantenne certamente una posizione intransigente sul fatto che quei fondi dovessero essere garantiti con debito comune e che fossero almeno in parte a fondo perduto, ma la posizione dell'Italia (al pari di quella della Spagna) servì piuttosto come spauracchio, circa il rischio che il tracollo di due grandi economie potesse trascinarsi dietro tutto il mercato comune e far collassare l'Eurozona.
Magari, piuttosto che parlare dei miliardi in entrata dei quali Conte cerca falsamente di attribuirsi il merito, parlerei di quelli in uscita per i vari bonus e superbonus, dei quali invece nega ogni responsabilità...