Il primo account di rilievo ad aver diffuso su X la versione tagliata ad arte delle parole di Francesca Albanese è stato quello di Hillel Neuer, direttore di UN Watch. Non risultano tracce pubbliche precedenti alla sua pubblicazione dell’8 febbraio, per cui è ragionevole credere che sia stato lui a introdurre e rendere virale quella clip.
Un Watch ha una lunga storia di killeraggi mediatici contro i relatori Onu per la Palestina (anche quelli molto più moderati di Albanese) e fin dall'inizio dell'invasione a Gaza ha paragonato i palestinesi ai nazisti giustificando persino una soluzione nello stile Dresda durante la WWII.
Nonostante le violente attività propagandistiche di Un Watch siano note a qualsiasi studioso, in Italia hanno trovato eco in importanti giornali e in una conferenza organizzata dall'associazione Setteottobre in un teatro milanese. La stessa associazione organizzerà poi un evento romano con Pina Picierno, esponenti del governo Meloni e il TikToker Ciro Principe tra i partecipanti.
Tante volte nel dibattito su Israele il termine "lobby" è abusato, ma in questo caso descrive perfettamente la funzione di Un Watch. Ne parlavo qui:
Tutto quello che c'è da sapere su UN Watch, la lobby che ha tentato (senza successo) di "cancellare" Francesca Albanese, secondo gli esperti:
Il suo modus operandi è sempre lo stesso: nel febbraio 2019, descrivendosi come una autorità imparziale, il gruppo UN Watch ha presentato una denuncia contro il professore Michael Lynk, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati. Per anni, Lynk, una persona moderata e puntuale, aveva presentato documenti che raccontavano le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nella regione.
La denuncia, guidata dal direttore esecutivo di UN Watch, Hillel Neuer, conteneva accuse infondate e distorsioni varie, tra cui una grave e falsa accusa di antisemitismo. Tutte affermazioni che sarebbero state affrontate e confutate da Lynk, ma quando ormai erano già state diffuse a mezzo stampa e nel mondo accademico.
La scorsa settimana, UN Watch, che ha sede a Ginevra, ha condotto un'azione particolarmente aggressiva contro Francesca Albanese, descritta in una lettera di Neuer come una "antisemita" e una "funzionario ONU pro-Hamas". Albanese, altra relatrice speciale Onu, è diventata virale sui social media in questi giorni grazie ai suoi interventi mirati e alle sue confutazioni di molti luoghi comuni, anche giornalistici, sulla questione palestinese.
Il problema centrale di UN Watch è il modo in cui il gruppo viene spesso presentato al pubblico: una ONG che si limiterebbe a controllare il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e ad agire come piattaforma per discutere di questioni sociali. Questa mistificazione avviene regolarmente nella stampa mainstream, in particolare anglosassone di destra, tedesca e italiana, spesso composta da firme di un conformismo e un desiderio di repressione sbalorditivi.
È evidente che si tratta di una descrizione disonesta: UN Watch è in realtà un potente gruppo di pressione con un fortissimo orientamento pro-Israele, che si allinea strettamente alle prospettive dei segmenti ultraconservatori negli Stati Uniti e in Israele. È stata descritta così persino da piattaforme come Politico o da France Press.
UN Watch ha ricevuto milioni di donazioni dall'American Jewish Committee (AJC) ed è stata associata a gruppi come il Transatlantic Institute di Bruxelles, legato a pubblicazioni neoconservatrici come Commentary. Tra gli altri donatori figura la Newton & Rochelle Becker Foundation, nota per aver sostenuto organizzazioni neocon come il MEMRI e il Middle East Forum di Daniel Pipes.
La Fondazione Becker è stata collegata al finanziamento della "rete dell'islamofobia", che diffonde da anni percezioni negative sull'Islam negli Stati Uniti.
Questo è evidente peraltro dal fatto che l'attenzione di UN Watch si concentra soprattutto sulla critica a Israele. Il gruppo sostiene una linea dura fatta di isolamento e sanzioni nei confronti dei Paesi islamici e si batte contro la loro inclusione nel dibattito internazionale. Un classico di Neuer è quella di scrivere articoli che mirano a deviare le critiche dell'ONU verso Israele evidenziando le violazioni dei diritti umani in altre parti del mondo - parti del mondo ovviamente nemiche geopolitiche degli Stati Uniti o di Israele (Es: l'Iran e mai l'Arabia Saudita).
In uno degli episodi più famosi, UN Watch ha scatenato uno scandalo mondiale per il Rapporto Goldstone, un'indagine che ha accusato sia le forze israeliane che Hamas di crimini di guerra durante l'invasione di Gaza del 2008-2009. UN Watch ha liquidato il rapporto come di parte di un complotto contro Israele, allineandosi a vari commentatori di destra statunitensi.
L'indignazione suscitata dal rapporto ha provocato un commento ironico da parte di Daniel Levy della New America Foundation, un ex negoziatore in Medio Oriente e sostenitore di lunga data di Israele. Per ridicolizzare la reazione di UN Watch, Levy ha sottolineato gli evidenti legami israeliani del principale autore del rapporto, il giudice Richard Goldstone: "È stato presidente degli Amici dell'Università Ebraica di Gerusalemme, presidente dell'organizzazione educativa World ORT con più di 150 scuole in Israele e un amico dichiarato di Israele la cui figlia ha fatto l'aliyah - emigrazione sionista in Israele - e ha detto alla radio dell'esercito israeliano questa settimana: 'Israele è più importante di qualsiasi altra cosa per me'".
Il senso del commento di Levy era: anche Goldstone è un antisemita, davvero?
I pregiudizi di UN Watch non potrebbero essere più chiari, del resto: secondo Sarah Marusek e David Miller dell'Università di Bath, il suo comitato consultivo internazionale comprende molti membri che hanno espresso ostilità massimaliste nei confronti dei musulmani e dell'Islam. Alcuni membri di UN Watch hanno suggerito che l'uso del concetto di islamofobia fosse un "affronto alla libertà di parola". Altri hanno scritto editoriali in cui sostengono che gli islamici stanno conducendo una "guerra globale alla modernità". Altri ancora sono legati a gruppi apertamente anti-musulmani.
Il direttore di UN Watch, Hillel Neuer, in particolare, ha un'inclinazione per accuse scomposte e commenti aggressivi. In un articolo del 2009 ha criticato Naomi Klein per aver appoggiato il boicottaggio del festival cinematografico di Tel Aviv, paragonando la retorica di Klein a quella di Joseph Goebbels. Il presidente del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Luis Alfonso De Alba, nel 2007 ha definito il linguaggio di Neuer inappropriato e inaccettabile.
Parente di UN Watch è EU Watch, gruppo fondato nel 2020, che sostiene di essere concentrato sul monitoraggio degli affari dell'Unione Europea ma in realtà la sua enfasi principale è sull'Iran e sulla necessità di sanzionarlo. Le sue origini, l'impressione di essere una lobby appiattita sul governo israeliano, scrive Politico, "sollevano dubbi sulle sue intenzioni e sulla sua missione".
Eppure, inizialmente UN Watch aveva ottenuto un certo riconoscimento per le sue valutazioni indipendenti delle attività dell'ONU. Decenni fa, l'allora Segretario generale Kofi Annan aveva persino elogiato il lavoro dell'organizzazione. Tuttavia, sotto la guida di Neuer, UN Watch ha adottato una posizione sempre più estremista e ultra-nazionalista, e la sua preoccupazione per le questioni mediorientali si concentra ormai quasi esclusivamente sul presunto antisemitismo dei critici di Israele e sulle violazioni commesse dagli estremisti islamici. Gli abusi delle forze di sicurezza israeliane nei Territori occupati vengono regolarmente ignorati.
L'aspetto più preoccupante della vicenda, come ha sostenuto Yoni Mendel della rivista israeliana 927, è la copertura mediatica occidentale di UN Watch: spesso una mera replica dei comunicati stampa della lobby. Molti giornalisti, che agiscono come stenografi dei think tank pro-Israele più conservatori e sleali, si limitano a premere "Control-C seguito da Control-V, riportando così i comunicati stampa dei gruppi di pressione senza alcuna deviazione". Nel frattempo, i loro fact-checkers (se esistono) apparentemente non cercano su Google i fatti più elementari.
Conclusioni?
Sebbene le accuse mosse da UN Watch contro i suoi bersagli, con il suo linguaggio incendiario, siano quasi sempre fallaci e scarsamente supportate dall'evidenza, questa lobby merita un urgente controllo da parte dei media, soprattutto nel contesto di una campagna maccartista contro le ONG progressiste e gli attivisti per i diritti umani tuttora in pieno svolgimento.
Valutare criticamente la natura e gli obiettivi di questa lobby petulante e aggressiva è vitale per la libertà di parola, per un ambiente giornalistico sano e per una corretta valutazione della questione palestinese.
Bibliografia parziale:
-Human Rights Watch, “UN: US Block on Goldstone Report Must Not Defer Justice,” October 2, 2009,
-UN Watch, “Can This Trash: U.S. Must Stop Israel-Bashing UN Report in its Tracks,” NY Daily News, September 30, 2009.
-Daniel Levy, “Israel must now heal itself,” The Guardian, September 18, 2009.
- Marusek, S & Miller, D 2015, How Israel attempts to mislead the United Nations: Deconstructing Israel’s campaign against the Palestinian Return Centre. Public Interest Investigations.