Vice Chairman, EMEA, General Atlantic

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Avere gli ordini di grandezza in testa e la capacità di fare i conti e connettere i concetti Quando si affronta quasi ogni argomento strutturato fa una enorme differenza se si ha in testa chiaramente gli ordini di grandezza delle cose di cui si parla e come sono quantitativamente connesse tra loro Chi ha questa capacità vede nella propria testa una rappresentazione piuttosto fedele della realtà laddove chi ragiona senza dimensionare e connettere vede deformazioni della realtà tali da non permettere di capire quasi nulla del tema Ho anche notato una certa correlazione tra il pensiero quantitativo e: 1 - Necessità di capire per principi primi. Chi dimensiona non può accontentarsi di spiegazioni di superficie: se non capisci il meccanismo sottostante, non puoi stimare. Ricostruire da zero un fenomeno richiede di identificarne i componenti elementari e le loro relazioni quantitative — è la stessa operazione. Per questo fisici e ingegneri migrano naturalmente verso il ragionamento per principi primi: hanno passato anni a smontare problemi in quantità misurabili e a rimontarli. Chi ragiona per analogie o convenzioni sociali non sente il bisogno di scendere al livello atomico perché non ha gli strumenti per farci qualcosa una volta arrivato. Il ragionamento per principi primi, senza pensiero quantitativo, si riduce a filosofia da bar; il pensiero quantitativo, senza principi primi, si riduce a numeri applicati a modelli sbagliati. Sono gemelli operativi. 2 - Rifiuto del principio di autorità. Se hai i numeri, non ti serve l’autorità — e se non hai i numeri, l’autorità è l’unica cosa che ti resta. Chi dimensiona ha un tribunale interno: la realtà quantitativa. Un premio Nobel che afferma X viene processato allo stesso modo di uno studente: i numeri tornano o non tornano. Questo produce una forma di indipendenza cognitiva che appare arroganza a chi opera per deferenza, ma è il contrario — è umiltà verso i dati e indifferenza verso lo status di chi li interpreta. Storicamente le grandi rotture paradigmatiche (Copernico, Galileo, Einstein, Darwin, Semmelweis) sono venute da persone che avevano misure contro autorità consolidate e si sono fidate delle prime. Il corollario pratico: in qualunque campo, il modo più veloce per identificare chi pensa davvero è osservare come reagisce a un’affermazione autorevole contro-intuitiva. Chi chiede “quali sono i numeri?” prima di “chi l’ha detto?” sta ragionando. Gli altri stanno socializzando.​​​​​​​​​​​​​​​​ 3 - Tolleranza all’incertezza quantificata vs. intolleranza all’ambiguità qualitativa. Chi pensa per ordini di grandezza è a suo agio a dire “tra 10 e 100 milioni, probabilmente 30”, mentre chi non dimensiona oscilla tra “è enorme” e “non lo so”. Paradossalmente il pensiero quantitativo rende più umili: sai esplicitare l’errore, mentre il pensiero qualitativo nasconde l’ignoranza sotto aggettivi. 4 - Resistenza alla narrazione. Chi ha i numeri in testa filtra automaticamente le storie: se un articolo dice “epidemia” ma i numeri sono 200 casi su 60 milioni, la cornice emotiva non attecchisce. È la stessa facoltà che immunizza dal marketing, dalla retorica politica, e dal consenso degli esperti quando non è supportato da dati dimensionati. 5 - Preferenza per modelli semplici ma dimensionati rispetto a modelli sofisticati ma vaghi. Fermi preferiva una stima a un ordine di grandezza con tre assunzioni esplicite rispetto a un modello a venti parametri con output preciso. Chi dimensiona sa che la precisione apparente è spesso rumore. 6 - Capacità di riconoscere i bottleneck. Se conosci i numeri, vedi subito dove sta il vincolo reale: in un sistema azienda/processo/mercato, il 90% dei problemi sta nel 10% dei fattori, e solo chi dimensiona li identifica. Il pensiero qualitativo tratta tutti i fattori come ugualmente importanti. 7 - Meno suscettibilità al consenso sociale. Connessa al punto 2 ma distinta: non è solo rifiuto dell’autorità formale, è indifferenza al fatto che “tutti lo pensano”. Se i numeri non tornano, non tornano, indipendentemente da quanti siano a sostenere il contrario. Galileo, Semmelweis, i primi investitori contrarian. 8 - Capacità di compressione. Chi ha ordini di grandezza e relazioni quantitative in testa può riassumere un dominio complesso in 3-4 numeri chiave e 2-3 relazioni funzionali. Il pensiero non quantitativo produce riassunti che sono solo versioni più brevi del testo originale, non compressioni informative. 9 - Sensibilità al tempo e al compound. I tassi, le derivate, gli esponenziali richiedono pensiero quantitativo. Chi non dimensiona non capisce davvero il compound interest, né la differenza tra crescita lineare ed esponenziale, né perché un 2% annuo di differenza nel PIL diventa un fattore 2x in 35 anni. 10 - Diffidenza verso le definizioni pure. Chi pensa quantitativamente sa che quasi nulla è binario — è una questione di soglia. “Recessione”, “inflazione”, “monopolio”, “intelligenza” sono spettri, non categorie. Chi ragiona per categorie cade nei dibattiti semantici; chi dimensiona chiede “di quanto?” e il dibattito finisce. Chi non ha i numeri in testa non è meno intelligente: semplicemente opera su una mappa a risoluzione 10x inferiore, dove molte cose sembrano uguali perché la granularità non basta a distinguerle.
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Per rilanciare l’innovazione in Europa dobbiamo avere più ottimismo e dare sostegno ai nostri giovani innovatori. Con coraggio, nelle capitali come a Bruxelles. foglioeuropeo.ilfoglio.it/pe…

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22 May 2025
All of Bocconi’s students, faculty and staff will have access to OpenAI’s best tools to continue to improve Research, Learning and University management. Proud to be the first University in Italy and among first in Europe. unibocconi.it/en/news/boccon…
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22 May 2025
Tutti i docenti, studenti e membri dello staff avranno accesso all’ AI per le università di OpenAI. Prima Università in Italia a credere nella diffusione generalizzata dell’AI per migliorare ricerca, insegnamento e gestione. Buon lavoro a tutte e tutti! ilsole24ore.com/art/bocconi-…
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Precisazione pubblicata dal Foglio sulla vicenda Starlink.
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Eccellente Podcast di Firpo, DG Assonime e Capo di Gabinetto MITD/Spazio 2021-22 per chi vuol ragionare sulla vicenda Starlink. open.spotify.com/episode/0tV…

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Starlink is a tremendous company. As Europeans we should not be just “customers” but also players. Time to work with the EU on common strategy and procurement. Colao sull'accordo SpaceX: “Rischiamo di finire nelle mani di un monopolista” - la Repubblica repubblica.it/politica/2025/…
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10 Sep 2024
Mario Draghi’s report on the future of European competitiveness comes at a critical time. I’ve thought a lot about our ambitions and what’s at stake and couldn’t agree more when he describes Europe as facing “an existential challenge.” 3 things I found especially interesting and look forward to helping tackle:
 1. European Tech Success: “There is no EU company with a market capitalisation over EUR 100 billion that has been set up from scratch in the last fifty years, while all six US companies with a valuation above EUR 1 trillion have been created in this period.” 2. Rising Productivity Gap: “Europe is lagging in the breakthrough digital technologies that will drive growth in the future. Around 70% of foundational AI models have been developed in the US since 2017 and just three US “hyperscalers” account for over 65% of the global as well as of the European cloud market.” (Mark Zuckerberg and I recently highlighted the challenges around this in The Economist here: newsroom.spotify.com/2024-08… ) 3. Brain Drain: “Between 2008 and 2021, close to 30% of the “unicorns” founded in Europe – startups that went on to be valued over USD 1 billion – relocated their headquarters abroad, with the vast majority moving to the US.” Hope you’ll take a look at the full report: commission.europa.eu/documen…

Dear Mario Draghi, a year ago, I asked you to prepare a report on the future of Europe’s competitiveness. No one was better placed than you to take up this challenge. Now, we are eager to listen to your views ↓ x.com/i/broadcasts/1mnxeAPOD…
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If you care about the future of Europe read the Draghi report: we can build a stronger, better and more cohesive EU with decisive and timely interventions. Five years to close economic gaps, strengthen innovation and provide jobs to the next generations. commission.europa.eu/topics/…
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30 Nov 2023
In conversation with @gabrielcaillaux @generalatlantic Head of EMEA and Global Head of Climate on Breakthrough Labs podcast. We debate leadership, international business, entrepreneurship, being a trusted leader, and building high growth businesses generalatlantic.com/podcast/…
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30 Apr 2023
Battles over the cost of video traffic are creating a rift across the Atlantic via @FT on.ft.com/42cwCdc

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17 Nov 2022
Back at ⁦@Unibocconi⁩ to debate Tech and Strategy with Master’s students. As always refreshing and stimulating. Thanks Prof Verona and faculty!
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