Un po' di contesto sulla vicenda Elettrolux. L’Italia è stata per decenni una delle capitali mondiali degli elettrodomestici bianchi di fascia medio-bassa.
Indesit, Merloni, Candy, Zanussi, Rex: interi distretti industriali vivevano di lavatrici, frigoriferi, forni e lavastoviglie. Era un prodotto semplice, con tecnologia consolidata. Ma oggi quel mondo è in crisi strutturale.
Negli ultimi vent’anni gran parte dei marchi storici è stata acquisita da gruppi stranieri: Indesit da Whirlpool, Candy da Haier, Zanussi dentro Electrolux. Il controllo strategico del settore si è progressivamente spostato fuori dall’Italia e, più in generale, fuori dall’Europa.
Il problema non è solo la concorrenza sul costo del lavoro. È cambiata la natura stessa del prodotto. L’elettrodomestico bianco non è più soltanto meccanica, motori e lamiera. Sta diventando elettronica, software, sensori, connettività, gestione energetica e integrazione con la smart home. Una lavatrice moderna incorpora chip, firmware, sistemi di ottimizzazione dei consumi e funzioni AI. E qui i grandi gruppi asiatici hanno un vantaggio enorme, perché controllano supply chain elettroniche, semiconduttori, componentistica e piattaforme digitali.
Nel frattempo l’Europa soffre costi energetici molto superiori a quelli asiatici, domanda stagnante dopo il boom Covid ed eccesso di capacità produttiva. Per questo i grandi gruppi continuano a ristrutturare. In Italia il settore vive da anni tra cassa integrazione, chiusure e ridimensionamenti.
Eppure sarebbe sbagliato leggere tutto come un semplice declino inevitabile.
L’Europa conserva ancora vantaggi importanti nei marchi premium, nella reputazione di qualità, nell’efficienza energetica, nelle normative avanzate e nel design. Non è un caso che molti standard globali su consumi, riparabilità ed ecodesign vengano di fatto definiti a Bruxelles. In alcuni segmenti — Bosch, Siemens, Miele — il premium europeo resta molto competitivo.
Ma il baricentro industriale globale si è ormai spostato in Asia, soprattutto in Cina. Haier, Midea, Hisense, LG e Samsung non sono più semplici produttori low cost. Sono conglomerati tecnologici integrati, con enormi economie di scala, capacità software e controllo della componentistica. E stanno salendo rapidamente anche nella fascia alta del mercato.
La vera questione strategica è quindi questa: l’Europa può mantenere una base industriale autonoma negli elettrodomestici e l'Italia è andata negli scorsi anni nella direzione per poterlo fare?