Silvia Sardone e il āsei un sacco di monnezzaā.
Quando una rappresentante delle istituzioni, come lāeurodeputata Silvia Sardone, arriva a rivolgersi a una donna con espressioni come āsei un sacco di monnezzaā, non siamo più davanti a un semplice eccesso verbale. Siamo davanti a un crollo del livello minimo di civiltĆ richiesto a chi ricopre un ruolo pubblico.
PerchĆ© le parole non sono neutre. Quando arrivano da unāistituzione, pesano di più, modellano il clima pubblico e contribuiscono a normalizzare la sopraffazione verbale come strumento politico.
A Torino, secondo quanto riportato, si ĆØ vista una scena che lascia profondamente inquieti: una donna esposta e messa sotto pressione per il suo abbigliamento, mentre chi provava a difenderla veniva immediatamente aggredito e ridotto a insulti e etichette come āzecca comunistaā. Non cāĆØ più confronto, non cāĆØ più politica: cāĆØ solo delegittimazione dellāaltro.
E dentro questo clima, un bambino sarebbe scoppiato in lacrime. Unāimmagine che colpisce perchĆ© racconta con immediatezza cosa produce questo tipo di dinamica pubblica: tensione, paura, disagio. Non sicurezza, non rispetto.
Una societĆ democratica non si regge sullāumiliazione, nĆ© sullāurlo, nĆ© sullāinsulto. Si regge sul rispetto anche nel conflitto. Quando questo viene meno, quando il confronto diventa spettacolo di aggressivitĆ , il confine si sposta pericolosamente.
E alla fine resta una sola parola per descrivere tutto questo: non ĆØ civiltĆ , ĆØ degrado politico.