Avvocato giuslavorista. Credo nel Diritto del Lavoro come spazio umano, di cura, giustizia ed efficienza. Ogni realtà è unica.

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– LA COPERTURA POLITICA DEL NOSTRO GOVERNO ALLE CONDOTTE DI ISRAELE – Nonostante le dichiarazioni pubbliche di aver bloccato le nuove licenze di esportazione di armi, nel 2024 l’Italia ha continuato a esportare armamenti verso Israele per oltre 5,2 milioni di euro, oltre a fornire assistenza tecnica, pezzi di ricambio e riparazioni di materiali militari. In parallelo, il governo ha avanzato un programma da 1,6 miliardi di euro per trasformare due jet Gulfstream in velivoli militari da spionaggio, acquistando la tecnologia direttamente da Elta Systems Ltd, società controllata dal governo israeliano. Il memorandum di cooperazione militare tra Italia e Israele – che permette scambio di tecnologie, brevetti, software e informazioni classificate – si è rinnovato automaticamente l’8 giugno 2025 senza che il governo muovesse un dito per bloccarlo. Solo ad aprile 2026, sotto pressione, è stato sospeso. Il 21 novembre 2024 la Corte Penale Internazionale ha emesso i mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Gallant. La risposta del governo italiano? - Meloni: «Non ci può essere equivalenza tra Israele e Hamas»; - Salvini: Netanyahu «sarebbe il benvenuto» in Italia Secondo Human Rights Watch, le autorità italiane starebbero cercando di eludere l’obbligo – giuridicamente vincolante per uno Stato parte dello Statuto di Roma – di eseguire il mandato. L’Italia, insieme alla Germania, ha impedito l’attivazione dell’art. 2 dell’Accordo di associazione UE-Israele, la clausola che subordina la cooperazione commerciale al rispetto dei diritti umani. Niente sospensione dell’accordo. Niente revoca delle clausole commerciali. All’ONU vi sono state numerose astensioni strategiche - Maggio 2024: l’Italia si astiene sulla risoluzione che riconosceva la Palestina come qualificata per l’ammissione all’ONU (143 Paesi a favore) - Dicembre 2025: l’Italia si astiene sul rinnovo del mandato dell’UNRWA, l’agenzia ONU di assistenza ai rifugiati palestinesi - Settembre 2025: solo sotto pressione intensa, l’Italia ha votato a favore di una risoluzione per uno Stato palestinese “libero da Hamas” Quando nel 2025 la Global Sumud Flotilla cercava di portare aiuti umanitari a Gaza attraverso il blocco navale israeliano (che l’ONU definisce illegittimo), Meloni ha prima sconsigliato l’iniziativa, poi ha chiesto pubblicamente alla Flotilla di «fermarsi subito». Quando, nell’aprile 2026, le imbarcazioni con italiani a bordo sono state sequestrate da Israele in acque internazionali, il governo ha protestato. Ma senza ritirare l’ambasciatore, senza sanzioni, senza conseguenze reali. Il ministro Tajani ha escluso in più occasioni il riconoscimento dello Stato palestinese, il ritiro dell’ambasciatore da Tel Aviv e qualsiasi forma di pressione politica su Israele. Mentre Spagna, Irlanda, Norvegia e altri Paesi europei riconoscevano la Palestina, l’Italia rimaneva ferma. Il governo «più filo-israeliano d’Europa», secondo la stampa internazionale.
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LIBERTÀ DI APPLAUSO Marco Travaglio - 16 Giugno 2026 Giuro che mi sono commosso leggendo sul Corriere lo straziante appello di Polito El Drito a una fantomatica “sinistra” affinché conceda “più libertà (non meno) contro i pregiudizi” di chi vuole “togliere la parola a scrittori israeliani e a editori non conformi”. El Drito ce l’ha col ridicolo patentino antifascista richiesto per partecipare alla fiera romana “Più libri più liberi”, e ha ragione: gli editori non sono partiti politici e gli autori non sono ministri o sottosegretari, quindi non devono giurare sulla Costituzione, che comunque riconosce il diritto di parola a tutti, anche ai fascisti, proprio perché è democratica e antifascista (era il fascismo che negava la parola agli antifascisti). E ce l’ha con chi vorrebbe disinvitare lo scrittore israeliano Eshkol Nevo al Libro Possibile di Polignano perché – come già Erri De Luca – non dice ciò che i firmaioli vorrebbero, e ha ragione pure lì: ognuno, finché esiste la Costituzione, dev’essere libero di dire o non dire ciò che gli pare. Nevo ha criticato ferocemente sia Ben-Gvir sia Netanyahu, ma anche se fosse un loro fan sarebbe libero di dirlo (e ovviamente di essere ferocemente criticato). Ma è una fortuna che qualcuno chieda di bandirlo, perché fa cascare l’asino dei nostri “liberali” a targhe alterne: tolleranti nei giorni pari e censori in quelli dispari. Dov’era Polito quando il suo Corriere sbatteva in prima pagina la (falsa) lista dei “putiniani d’Italia”, la Bicocca cancellava il corso di Nori su Dostoevskij, il grande Gergiev veniva cacciato dalla Scala e dalla Reggia di Caserta e cadevano come birilli decine di cantanti, pianisti, ballerini, registi, fotografi, intellettuali, giornalisti colpevoli di essere russi, dunque “putiniani” (fermo restando che chi vuol essere filo-putiniano, o filo-cinese, o filo-nordcoreano è liberissimo di dirlo)? E le decine di volte in cui analisti e giornalisti pacifisti o critici sulle politiche della Nato hanno subìto censure, ostracismi e gogne pubbliche perché non cantano nel coro No Pax? Mettiamoci d’accordo una volta per tutte: se le colpe del governo israeliano non ricadono sui cittadini israeliani, le colpe del governo russo non ricadono sui cittadini russi. Più in generale: o si riconosce la libertà di espressione a tutti, a prescindere dalle loro idee, anche le più hard e distanti dalle nostre (anzi, soprattutto quelle, perché sono le più difficili da tollerare); o la si nega a tutti e si abolisce l’articolo 21 della Costituzione, ormai ridotto a barzelletta. Altro che patentini democratici e antifascisti: se passa il principio che può parlare solo chi la pensa come noi, la democrazia diventa un lusso e una perdita di tempo. La libertà è stata conquistata per consentire il dissenso: per la libertà di applauso, è molto più pratico il fascismo.
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RT @rulajebreal: A leaked memo shows the European Union has known since 2017 that it had the legal right to freeze Israel's trade deals, du…
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La prestigiosa rivista medica *The Lancet* ha pubblicato una petizione in cui si chiede il boicottaggio dell’Associazione Medica Israeliana e la sua espulsione dall’Associazione Medica Mondiale, a causa della sua mancata condanna del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi e il collasso del sistema sanitario di Gaza. 100 medici israeliani hanno pubblicato una lettera chiedendo all’esercito israeliano di bombardare e distruggere l’ospedale Shifa a Gaza. La campagna, lanciata dal movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), da Operatori sanitari per la Palestina e da Medici per Gaza, ha ricevuto finora il sostegno di oltre 1.150 professionisti sanitari e organizzazioni mediche. I medici israeliani hanno preso parte attiva al genocidio. I medici israeliani hanno fortemente incoraggiato i bombardamenti e la distruzione degli ospedali di Gaza, nonché l'uccisione di massa di migliaia di pazienti e medici. I medici israeliani hanno partecipato alle torture dei ostaggi palestinesi a Sde Teiman, hanno mandato dei tirocinanti a condurre esperimenti su di loro, li hanno operati senza anestesia e hanno negato loro medicine e cure! La richiesta di espulsione sarà sollevata durante l'assemblea generale dell'Associazione Medica Mondiale che si terrà a ottobre.
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צריך עדיין לקוות שהפרסומים לגבי ההסכם עם איראן אינם נכונים, אבל אם כן, מדובר באחד הכשלונות המזעזעים ביותר של מדיניות החוץ והבטחון של ישראל, והוא כולו רשום על שמו של נתניהו. 1. הוא מכר לאמריקאים תסריט אופטימי מדי, בלי לפרט בפניהם את מפת הסיכונים, ואיבד את אמונם באמצע המלחמה. 2. הוא לא הקים צוות מקצועי שיעבוד מול הגורמים הבדלניים במשטר האמריקאי. 3. הוא לא הצליח לשכנע את האמריקאים להפציץ את מתקני הנפט והאנרגיה האיראנים ולא סגר את העניין מראש. 4. הוא לא הצליח לשכנע את האמריקאים להכניס את נושא הטילים הבליסטיים להסכם, או אפילו למשא-ומתן. 5. הוא המעיט בחשיבות המעבר החופשי בהורמוז - האפשרות שהמיצרים ייסגרו הועלתה לפני המלחמה, אבל לא התקיים לגביה שום דיון רציני. 6. הוא דחף את התוכנית הכורדית מבלי להביא בחשבון את התגובה התורכית הצפויה ואת השפעתו של ארדואן בוושינגטון. 7. הוא לא לקח בחשבון את משמעות עליית מחירי הנפט בארה"ב חודשים ספורים לפני הבחירות לקונגרס. 8. הוא לא לקח בחשבון את משמעות הסרת הסנקציות והזרמת עשרות מיליארדי דולרים לכלכלה האיראנית בפיקוח משמרות המהפיכה. 9. הוא לא לקח בחשבון את האפשרות של הפצצת מתקני האנרגיה של מדינות המפרץ ולא הצליח למנף את הקשר עם המפרציות כדי להביא אותם ללחימה משותפת. 10.הוא נכשל בלגייס את דעת הקהל העולמית למלחמה מחודשת בין דמוקרטיות לדיקטטורה פונדמנטליסטית. 11. הוא מינה צוות בדרג נמוך מדי למו"מ עם ממשלת לבנון וגרם לכך שהממשל החליט להוציא מידיו גם את העניין הלבנוני. 12. הוא החליף תוך כדי המלחמה - ר׳ מל״ל, ר׳ מוסד - איש לא החליף את דרמר כיועץ. אין לו צוות מקצועי לנהל בצורה מקצועית את המצב. 13. הוא ממשיך לומר לכולם: "שינינו את המזרח התיכון." הבעיה היא שבגלל רשלנות, יוהרה, היעדרו של צוות מקצועי מתאים ושיקול דעת המושפע מדברים אחרים – הוא שינה אותו לרעה. ⁠ אפשר לתקן, צריך לתקן, נתניהו כבר לא יכול לתקן, אנחנו נעשה את זה.
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Questi sono 10 buoni motivi per sanzionare e boicottare Israele esattamente sulla base del paragone che viene spesso condotto rispetto alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina: 1. In Ucraina 4 vittime su 100 sono civili, mentre a Gaza sono 80 su 100: una differenza che distingue una guerra da un genocidio. 2.In Ucraina, l’aspettativa di vita alla nascita è crollata di 7 anni in un anno dall’inizio dell’invasione. A Gaza di 35 anni dopo un anno di genocidio. 3.In Ucraina sono stati uccisi circa 700 bambini in oltre 3 anni di attacchi, compresi quelli morti in Russia e nel Donbass; a Gaza, 20,000 bambini palestinesi in meno di 3 anni. 4.In Ucraina sono stati uccisi 21 giornalisti; a Gaza, 300. 5.In Ucraina, sono stati uccisi 359 operatori sanitari in più di 4 anni di invasione. A Gaza oltre 1700 in meno di 3. 6.Dal 2023 al 2025, 25 operatori umanitari (incluso personale delle Nazioni Unite) hanno perso la vita in Ucraina. A Gaza sono 560. 7.Se consideriamo la dimensione della popolazione (39,5 milioni vs. 2.3) questi numeri assumono valori ancora più diseguali poiché, per paragonare le due catastrofi umanitarie, i morti a Gaza dovrebbero essere moltiplicati per 39,5/2,1=18,8). 8.In Ucraina la percentuale di popolazione con livello 5 (catastrofico) di insicurezza alimentare è 0% contro il 32% a Gaza. In Sudan è dell’1%. 9.Poche settimane dopo l’invasione dell’Ucraina, L’Unione Europea ha boicottato le istituzioni russe e imposto oltre 16.000 sanzioni. Nei confronti di Israele, invece, dopo tre anni di GENOCIDIO, e’ stato fatto poco o niente. 10.In Ucraina abbiamo inviato armi a un Paese vittima di un’aggressione. A Gaza, invece, abbiamo spedito armi all’aggressore. Abbiamo inviato armi a un Paese che sta commettendo un genocidio in mondovisione. Ogni vita umana conta molto di più di come e quanto può essere contata e questi numeri non dovrebbero certo far diminuire la nostra solidarietà verso uno dei due popoli colpiti da queste crisi umanitarie. Eppure, la disparità di intervento dei Paesi occidentali, che si dipingono come paladini dei diritti umani e dell’uguaglianza, ci dovrebbe interrogare su questi doppi standard di tipo politico, morale e psicologico.
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Ecco la manifestazione dei fascisti a Roma.. Slogan, incitamento all'odio razziale è islamofobia. @Quirinale @petergomezblog #roma
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RT @MariaQuerzoli: OLTRE IL VERO SIMILE... PIÙ IN BASSO DI COSÌ NON POTEVA CADERE.... AD OGNUNO DI NOI, ALMENO 20 VOLTE AL GIORNO, CAPITA D…
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La rivolta culturale contro Israele: non è più intoccabile e milioni di italiani non tacciono più
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BREAKING: Israeli settlers are attacking the Christian village of Taybeh right now — setting fields on fire, hurling Molotov cocktails at homes, and attempting to set the village gas station ablaze. savewestbankchristians.com
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En El Periódico hicimos una investigación similar también. Tres especiales elperiodico.com/es/internaci… elperiodico.com/es/internaci… elperiodico.com/es/internaci…
El diario neerlandés de @volkskrant ha ganado el European Press Prize 2026 por su detallada investigación sobre los disparos del ejército israelí a niños en Gaza. El reportaje demostró que numerosos menores de edad habían sido ejecutados deliberadamente de un tiro en la cabeza.
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Così da 80 anni, e il mondo “civile” muto e complice, poi bugiardo quando fa finta di non sapere. “Sono venuto a prendere la tua casa. Forse non domani, forse non dopodomani, ma credimi, prenderò questa casa. Fai le valigie e prendi i tuoi figli. Se esci finirai in ospedale”
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Era il 7 giugno 1984. A Padova, Enrico Berlinguer stava tenendo uno degli ultimi comizi in vista delle elezioni europee. A un certo punto, dalla folla, qualcuno iniziò a urlare: “Basta, Enrico! Basta!”. No, non lo stavano contestando. Era paura. Perché alcune di quelle diecimila persone, ammassate in piazza della Frutta sotto un cielo attraversato dai lampi, si erano accorte che qualcosa non andava: la voce che si impastava, le parole che inciampavano, le mani che avevano cominciato a tremare sul leggio. Enrico Berlinguer stava male. E loro lo supplicavano di smettere. Lui scosse la testa e tirò dritto. In quel discorso c’erano cose che voleva dire fino in fondo. E le disse. Trascinò per dieci minuti ancora la voce e le mani che non gli rispondevano più, fino alla chiusura: “Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà”. Furono le sue ultime parole pubbliche. Lo accompagnarono in albergo, dove poche ore dopo entrò in coma. Lo trasferirono d’urgenza all’ospedale Giustinianeo, dove i medici diagnosticarono un’emorragia cerebrale massiva e capirono subito che non c’era più niente da fare. Quella sera, a Padova, c’era anche Sandro Pertini, presidente della Repubblica, in città per un impegno di Stato. Quando gli arrivò la notizia mollò tutto e corse in ospedale, si chinò sul letto di Enrico e gli baciò la fronte. Ai cronisti che gli chiedevano se sarebbe rientrato a Roma rispose con una frase sola, che bastò a far capire al Paese che legame li tenesse insieme: “Qua c’è un mio figlio”. E in quella stanza restò, accanto a lui, per quattro giorni. L’Italia intanto si era fermata. In molte fabbriche gli operai sospendevano i turni. Davanti all’ospedale di Padova cresceva, ora dopo ora, una piccola montagna di fiori, biglietti e bandiere rosse. Lunedì 11 giugno l’Unità uscì con quattro parole in prima pagina: “Ti vogliamo bene Enrico”. E quel lunedì stesso, alle 12.45, Enrico Berlinguer morì. Pertini decise che la salma sarebbe tornata a Roma sul suo aereo presidenziale, accompagnata da lui in persona. Quando Bettino Craxi e Claudio Martelli protestarono per quella che consideravano una forzatura istituzionale, Pertini rispose con una frase che sarebbe entrata nella leggenda: “Voi due fate una cosa, tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta, e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il PSI prende voti”. Il 13 giugno, in piazza San Giovanni, si tennero i funerali. Scesero in strade un milione e mezzo di persone: il funerale più grande della storia della Repubblica italiana. Verso la fine, Sandro Pertini si alzò in piedi. Aveva ottantotto anni, era pallido e sfinito da quattro giorni di veglia. Camminò a fatica fino al feretro, si chinò e lo baciò. Quattro giorni dopo, il 17 giugno, l’Italia andò a votare per le europee. Il Partito Comunista Italiano prese il 33,3 per cento dei voti e per la prima e unica volta nella sua storia superò la Democrazia Cristiana. Aveva chiesto di lavorare casa per casa, strada per strada. E gli italiani lo avevano ascoltato: erano andati casa per casa, strada per strada, a portarlo in trionfo un’ultima volta. Enrico Berlinguer era morto come aveva vissuto: in piedi, su un palco, a parlare alla sua gente. Non chiese mai niente per sé. Lasciò, invece, un’idea di politica come servizio, di onestà come dovere, di coerenza come unica misura di un uomo. Per questo, oggi, 42 anni dopo, gli vogliamo ancora bene.
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In questi mesi si assiste alla presentazione di esposti in serie, poi diffusi sui social, volti a colpire la reputazione di giornalisti critici rispetto a quanto accade a Gaza. Tali iniziative sono state già definite dal presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti come un abuso dello strumento e una forma di intimidazione, parlando di “presentatori seriali di esposti” che mirano a silenziare voci sgradite. La diffusione al pubblico di esposti infarciti di accuse infondate o gravemente esagerate espone chi li promuove a un concreto rischio di contestazione per diffamazione. Quando poi ciò avviene ad opera di un professionista, le implicazioni sul piano della responsabilità e del dovere di misura appaiono ancor più rilevanti.
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The genocide seems unstoppable, Necrocapitalism seems invincible- but they are not! All we need is UNITY. COORDINATION. PERSEVERANCE. Keep Protesting. Striking. Boycotting. Litigating. Not just once. All the times needed till the Apartheid ends and the system which fed it too.
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L’organizzazione terroristica chiamata Israele uccide i ragazzi pescatori mentre cercano cibo per la famiglia. E questo è parte della loro strategia di genocidio. Leggete qui 👉 alessandrodibattista.substac… e iscrivetevi al mio canale Substack
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La “coercizione triangolare” iraniana cresce. l’Iran è riuscito a “riunificare” il teatro strategico in un’unica trattativa, mentre Israele era riuscito a separarlo in due: guerra illegale all’Iran e Pulizia etnica in Libano. Dopo aver preso il controllo totale dello stretto di Hormuz, l’Iran ha comunicato in maniera inequivocabile a Trump che senza una tregua in Libano non ci sarà una tregua definitiva in Iran.
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