Ex nihilo nihil fit

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RT @FabbioSabatini: 🧵Da ieri molti parlano di “sconfitta dell’Europa”: troppo debole per usare gli asset russi congelati, costretta a far g…
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🧵Ogni discussione sull’Europa e sull’euro dovrebbe partire da un dato di fatto: Putin e Trump vogliono dissolvere l’Unione, e considerano l’Italia una leva strategica per sabotarla dall’interno. È forse l’unico aspetto "positivo" della nuova National Security Strategy americana — e del documento riservato su cui si basa, rivelato da Defense One: chiarisce senza più ambiguità a chi conviene la fine dell’Europa. Conviene agli autocrati. Al regime autoritario in costruzione negli Stati Uniti. Alla dittatura sanguinaria di Putin. Non agli europei. Non agli italiani. Le linee operative della NSS affermano che gli Stati Uniti devono sostenere partiti, movimenti, intellettuali e "figure culturali" che puntano alla "sovranità nazionale". Tradotto: chi in Italia invoca la fine dell’Europa e ripete punto per punto le narrazioni del Cremlino e del blocco MAGA spesso (non sempre, beninteso) non è un opinionista "contro-corrente". È un propagandista. Un propagandista la cui agenda non rispecchia gli interessi del paese, ma quelli di "potenze" estere che hanno come obiettivo esplicito l’indebolimento dell’Europa e delle sue democrazie liberali. Perché la fine dell’Europa è funzionale solo alla nuova "internazionale delle autocrazie": un’alleanza che vede nelle democrazie — con tutti i loro difetti, inefficienze e fragilità — il proprio nemico naturale. Perché l’Europa, pur bisognosa di riforme profonde, rimane uno dei pochi presidi al mondo di democrazia, diritti, regole, progresso civile. Nel nuovo post sul mio blog ho ricostruito ciò che contiene il documento riservato alla base della NSS e spiegato perché l’Italia è nel mirino dell’amministrazione MAGA — e dunque della Russia che l’affianca. Il link è nel primo commento.
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🧵 La fine dell'Occidente come lo abbiamo conosciuto. La nuova National Security Strategy americana segna una frattura storica: per gli USA l'Europa non è più un'alleata, ma oggetto di interferenze politiche mirate a provocare cambi di regime. 💣 1/10
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🧵Il fatto che ieri a Dublino quattro droni ostili abbiano tentato di intercettare l’aereo di Zelensky — mancandolo solo perché è atterrato in anticipo — e che tutto questo abbia provocato appena un "blip" nel ciclo delle notizie dovrebbe inquietare chiunque. 1/6
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“Make Money Not War”. Il @WSJ riscatta l’onore del giornalismo USA con un’inchiesta che denuncia i tentativi di svendere la libertà dell’Ucraina per (tanto) denaro. Anche da questo si vede la differenza tra la democrazia americana e quella italiana. Qui da noi il tradimento costa molto meno.
WSJ with a devastating, intensely-sourced article demonstrating how Trump, Kushner, and Witkoff tried to sellout Ukraine, the U.S., and Europe for money. It's so bad one of our European allies shared evidence of the planned business deals. A must-read. wsj.com/world/russia/russia-…
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Una grande alleanza per una nuova Bologna. Amo questa città e credo che meriti di più: servizi efficienti, quartieri sicuri, un centro pulito, un’università che cresca, un vivaio di start up che affianchi il tecnopolo. Bologna ha un potenziale enorme, ma oggi è ferma, stanca, frenata da burocrazia e amichettismi. È ora di riprenderci il nostro futuro. È ora di liberare energie nuove e riscoprire il nostro orgoglio civico. 👉 10 dicembre – ore 18 – MUG, Via Emilia Levante 9/F Unisciti a noi per costruire insieme una Bologna più moderna, più vivace, più felice di se stessa. #bologna #sindaco #forchielli
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Segnalo che sulle finte interviste a #Falcone e #Borsellino #Travaglio ha semplicemente fatto ciò che fa tutti i giorni sull’Ucraina: riportare notizie false o dare spazio a chi riporta notizie false. Il tutto nel generale disinteresse e dandogli la possibilità di ripeterle in TV spesso senza contraddittorio
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Sull’Ucraina aggredita e “la Nato che abbaia ai confini della Russia”. Un estratto da La confessione di @petergomezblog, su @RaiTre
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È Jeffrey Sachs che dovrebbe essere bandito da ogni programma televisivo serio, non chi ne ha smascherato le bugie. Il caso Sachs – la sovraesposizione mediatica concessa alla sua disinformazione, la complicità dei conduttori televisivi italiani che lo trattano come un oracolo, e la decisione di Corrado Formigli di bandire non lui, il disinformatore, ma Calenda, che ne ha denunciato le falsità – racconta meglio di qualsiasi analisi quanto fragile sia il sistema mediatico italiano di fronte alla propaganda russa. In un Paese normale, un conduttore dotato di autonomia e senso del giornalismo ringrazierebbe Calenda. Grazie alla sua abilità nel confutare le affermazioni di Sachs, quella puntata ha fatto il giro del mondo, diventando il momento di maggiore notorietà nella storia del programma. Un conduttore interessato alla credibilità e al successo editoriale dovrebbe esserne felice. Viene da pensare che il vero obiettivo non sia l’informazione né il successo del programma televisivo, ma garantire alla propaganda russa una passerella in prima serata. Non importa se credibilità, dignità e anche l’audience precipitano: non sono quelli gli obiettivi. Sachs è uno dei rari casi in cui lo spessore di un curriculum accademico passato impallidisce di fronte alla gravità della disinformazione che il personaggio diffonde urbi et orbi per scopi tutt’altro che trasparenti. A chi continua a venerarlo come un’autorità intellettuale e morale, consiglio di leggere cosa pensa la comunità degli economisti delle sue tesi. Sul blog ho pubblicato la traduzione italiana della lettera degli economisti sul "caso Sachs": il link è nel secondo post di questo thread. Tra i firmatari ci sono economisti russi e ucraini di primo piano, come Sergei Guriev, Konstantin Sonin, Yuriy Gorodnichenko e Tymofiy Mylovanov, studiosi che conoscono in profondità la realtà che Sachs distorce. Se i conduttori televisivi italiani vogliono davvero il commento di un economista sull’invasione russa dell’Ucraina, potrebbero invitare loro. Non qualche burattino che ripeta, parola per parola, la propaganda di Putin.
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🧵 È iniziata la guerra alle bot farm? Il filmato che vedete, risalente al 17 ottobre, mostra qualcosa che forse ci abitueremo a vedere più spesso nei prossimi anni: ovvero una retata della polizia in una bot farm. Nella quale sono stati creati 49 MILIONI di account falsi. 1/➡️
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Italian Senator @CarloCalenda speaks the truth about European appeasement towards Putin after the annexation of Crimea. Not so common in the Italian TV. I hope more politician will follow. [ENG SUB]
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24 Oct 2025
Visto che @marcotravaglio non va a scuola la scuola va da Travaglio. Smentiamo fattualmente le baggianate dette a @OttoemezzoTW e che @beppesevergnini non ha saputo contrastare. E questo anche per @corradoformigli , visto che c’è, dopo la figuraccia con @CarloCalenda Nel 2010 l’Ucraina ha scelto la neutralità. La Rada approvò la legge n. 2411-VI: “L’Ucraina persegue una politica di non allineamento e non aderisce a nessuna alleanza militare.” zakon.rada.gov.ua/laws/show/… Nel 2014 l’Ucraina era neutrale, senza basi NATO né richiesta d’adesione. Eppure Putin invase Crimea e Donbass. La neutralità non fermò l’aggressione. ONU condannò l’annessione della Crimea: news.un.org/en/story/2014/03… Il summit NATO di Bucarest (2008) non promise nulla di concreto. Solo una formula generica: “L’Ucraina e la Georgia diventeranno membri in futuro.” Comunicato integrale NATO: nato.int/cps/en/natolive/off… La guerra del 2014 non fu causata dalla NATO, ma dal tentativo di Mosca di riportare Kiev nella propria sfera d’influenza dopo Maidan. Russia attaccò un Paese neutrale, non un “satellite americano”. Analisi CSIS: csis.org/analysis/why-russia… Solo dopo l’invasione la Rada revocò la neutralità (dicembre 2014). Kiev scelse di cercare protezione nella NATO perché Mosca aveva violato la neutralità. Legge 35-VIII (revoca neutralità): zakon.rada.gov.ua/laws/show/… Il ruolo russo a Maidan Durante Maidan (2013-2014) Mosca fece pressioni su Kiev perché abbandonasse l’accordo UE. Agenti FSB e GRU furono segnalati a Kiev nei giorni cruciali. Foreign Policy: foreignpolicy.com/2024/08/04… Documenti e testimonianze mostrano l’influenza russa su Maidan: sostegno politico e operazioni d’intelligence a favore di Yanukovych. Analisi Svidomi: svidomi.in.ua/page/russian-i… L’OSCE ha ricordato che le indagini su Maidan e Odessa si collocano “nel contesto dell’aggressione russa contro l’Ucraina.” Documento OSCE: osce.org/pc/234871 Violazioni russe degli Accordi di Minsk Gli Accordi (2014-2015) prevedevano cessate il fuoco e ritiro di armi e milizie straniere. Mosca li firmò ma non ritirò mai né truppe né mezzi dal Donbass. Testo ufficiale OSCE: osce.org/home/140156 ONU, OSCE e UE confermano violazioni russe sistematiche: sostegno militare a Donetsk e Luhansk, armi e personale inviati. Rapporto ONU (A/HRC/49/71): ohchr.org/en/documents/repor… Storia crisi (Consiglio UE): consilium.europa.eu/en/polic…
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Io chiederei umilmente a @ellyesse #Landini @NFratoianni e @GiuseppeConteIT perché non c’è verso di farvi mobilitare per l’Ucraina dove stanotte 700 droni e 50 missili russi hanno colpito obiettivi civili e centrali elettriche. Gli ucraini sono “figli di un Dio minore” e si possono bombardare impunemente? I cento italiani che hanno rischiato di essere colpiti sul treno valgono meno dei partecipanti alla #Flotilla che andate ad accogliere in pompa magna?
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🇲🇩 Moldova, you’ve done it again. 
No attempt to sow fear or division could break your resolve. You made your choice clear: 
Europe. Democracy. Freedom. Our door is open. And we will stand with you every step of the way.
 The future is yours.
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🚨🪖🇵🇱🇺🇦🇷🇺 Ho ascoltato un discorso monumentale di Donald Tusk. Lasciate da parte i colori politici: non è questo il punto. Non più. Non in questo momento. C'è un primo ministro che parla alla sua nazione con una schiettezza da pelle d'oca. Dice che la Polonia è in guerra, che è importante che i suoi connazionali lo capiscano. La Storia non è finita. La Storia è tornata, davvero. Buona lettura. "C’è la guerra. Oggi il compito più grande, il compito più importante di tutti i leader dell’opinione pubblica è rendere consapevoli fino in fondo, nel profondo delle menti e dei cuori, l’intera comunità occidentale e l’intera comunità transatlantica che c’è la guerra. Una guerra non voluta, a tratti strana, di un nuovo tipo, ma pur sempre guerra. Non serve tornare a Tucidide e alla sua, purtroppo, universale e sempre confermata tesi secondo cui la pace è soltanto un incidente tra stati naturali di conflitto e di guerra. Suona pessimista, ma è tremendamente realistico. Appartengo a quella generazione che è nata e cresciuta dopo la guerra. Tutto era “post-bellico”. Eppure quella guerra era ancora a portata di mano, nei suoi segni, nella memoria di ciò che comporta la guerra. Quando abbiamo visto le immagini scioccanti di Bucha, le testimonianze di donne violentate, i racconti di massacri di bambini e anziani, mi sono tornate alla mente le parole di mia nonna che raccontava la sua esperienza a Danzica durante la Seconda guerra mondiale. Quando abbiamo visto Mariupol distrutta, abbiamo visto città polacche. Io non sono così vecchio, ma quando andavo a scuola nella mia Danzica natale, metà del tragitto era ancora tra le rovine della Seconda guerra mondiale. Sembrava che quel dopoguerra sarebbe stato qualcosa di duraturo. Soprattutto a Danzica, dove nacque Solidarność e dove fu abbattuto il comunismo, sembrava che le ultime conseguenze negative della Seconda guerra mondiale fossero state definitivamente cancellate. La caduta del comunismo, la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la riconquista della libertà da parte della Polonia e degli altri Paesi della regione, quel trionfo dell’Occidente: alcuni proclamarono perfino la “fine della storia”. Sembrava che non solo la mia generazione, ma anche quella dei miei figli e dei miei nipoti avrebbe vissuto in pace. È meglio che ci sia chiaro: non viviamo nell’illusione. La pace non è data una volta per tutte. La pace non è qualcosa di scontato, men che meno in questa parte del mondo. È esattamente il contrario. (...) Voglio dirlo chiaramente, e voglio che in Polonia i miei connazionali lo sentano con forza: questa guerra è anche la nostra guerra. Spesso, sia qui a Varsavia sia altrove nel mondo, sentiamo persone dire: “Non è la nostra guerra, non ci riguarda. Che se la sbrighino da soli, non vogliamo pagare, non vogliamo sacrificare né soldi né tempo, e tanto meno la vita dei nostri soldati”. Ma dobbiamo essere consapevoli che la questione non è se qualcuno ami l’Ucraina o se nella storia abbia avuto buone o cattive esperienze con l’Ucraina. Non è una questione di semplice solidarietà con un Paese aggredito. È una questione di sicurezza e di sopravvivenza dell’intera civiltà occidentale. Questa è la nostra guerra perché la guerra in Ucraina è solo una parte di un progetto sinistro che ciclicamente riappare nel mondo. Lo scopo di quel progetto politico è sempre lo stesso: come sottomettere i popoli, come togliere la libertà ai singoli individui, come far trionfare autoritarismi e dispotismi, crudeltà e negazione dei diritti umani. Non elencherò tutti gli attributi di ciò che è oggi proprio del regime di Putin, e non solo in Russia. Ma per questo, che piaccia o meno, questa è la nostra guerra. Non solo per solidarietà con gli aggrediti, ma per il nostro stesso interesse fondamentale. Se perderemo questa guerra - e dobbiamo parlarne in prima persona - le conseguenze ricadranno non solo sulla nostra generazione, ma anche su quelle future, in Polonia, in Europa, negli Stati Uniti e ovunque nel mondo. Non dobbiamo avere illusioni su questo. Quando dico che questa è la nostra guerra, deve avere anche conseguenze pratiche. La Polonia lo ha capito abbastanza presto, non solo per ragioni geografiche e storiche, ma anche per una valutazione lucida di ciò che è la Russia contemporanea. Abbiamo capito presto che sulla sicurezza non si può risparmiare, e che la solidarietà e l’unità dell’Unione Europea, della NATO e dell’intera famiglia transatlantica sono condizioni indispensabili non solo per sopravvivere, ma per sconfiggere chi attacca i fondamenti della nostra civiltà. Lo so: non è un compito semplice. Ma ricordiamoci tutti - non solo qui in Polonia - che bisogna prima di tutto contare su se stessi. Per questo abbiamo deciso di armare la Polonia e di modernizzare il nostro esercito su larga scala, perché sappiamo che dobbiamo contare prima di tutto su noi stessi. Se vogliamo contare sugli alleati, dobbiamo essere un elemento a pieno titolo del Patto Atlantico. A volte abbiamo l’impressione che nella comunità transatlantica compaiano delle crepe. Traiamone una lezione. Non chiediamoci come mantenere l’unità perfetta o come convincere gli Stati Uniti a un maggiore e duraturo impegno sull’Ucraina. Dimostriamo prima di tutto che noi europei siamo capaci di mobilitare le nostre società, i nostri governi e la nostra comunità a un’azione efficace. L’America ha il diritto di chiedere un maggiore impegno all’Europa, così come noi abbiamo il diritto di aspettarci dall’America che tratti la comunità transatlantica come una priorità assoluta, come una garanzia della sopravvivenza del nostro mondo. Non si tratta di impartire lezioni reciproche, ma di imparare gli uni dagli altri i propri doveri di fronte a questa guerra - la nostra guerra. Non è vero, come sostengono in molti, che questa guerra non si possa vincere. Tutto dipende dalle nostre teste, perché i numeri parlano da soli. Se l’Ucraina, pur pagando un prezzo enorme - e sappiamo bene qui in Polonia quanto sia alto quel prezzo - dimostra che non esiste la logica della resa, allora dobbiamo trarne forza. Se l’Ucraina non si è arresa, se l’Ucraina continua a combattere - e se persino il presidente Trump, con sorpresa di molti, ha detto pubblicamente “Sì, l’Ucraina può vincere questa guerra” - queste parole hanno un peso. La fede in questa possibilità ha un peso enorme, perché si perde o si vince prima nelle menti e nei cuori, e solo dopo sul campo di battaglia. Se l’Ucraina riesce a resistere in modo eroico ma anche razionale e pragmatico, perché mai tutta l’Europa e l’intera comunità transatlantica dovrebbero cadere nei complessi di fronte all’aggressore? Se anche solo per un istante pensassimo che questa guerra l’Occidente debba perderla, saremmo maledetti fino alla fine del mondo. Sarebbe imperdonabile. Tutti i dati ci dicono il contrario: guardiamo a noi stessi, all’America, guardiamo a come combatte l’Ucraina. Non c’è alcuna ragione per pensare in termini di capitolazione. Nessuna, se non la debolezza di volontà, il dubbio, la codardia, la mancanza di immaginazione. Se liberiamo i nostri cuori e le nostre menti da tutto questo, non ci sarà alcun motivo per rinunciare alla solidarietà, alla cooperazione e al sostegno all’Ucraina con ogni mezzo disponibile. Lo ripeto: lo facciamo per noi stessi, non solo per gli ucraini. Lo facciamo per noi, per il nostro futuro. E oggi abbiamo un altro esempio che dimostra che non serve essere una potenza per vincere. Spero che l’immagine da Varsavia arrivi a Chișinău, alla nostra amica Maia Sandu: la Moldova ha vinto ancora una volta contro una potenza. Conoscete bene la piccolezza del loro esercito, eppure hanno resistito non solo all’occupazione de facto oltre il Dnestr, ma anche a un’aggressione diretta con brutali ingerenze russe nel loro processo elettorale. Hanno vinto perché nei loro cuori e nelle loro menti avevano la convinzione che non ci si deve arrendere, e perché credevano nella solidarietà, e non sono rimasti delusi dall’Europa. Per questo la parola “solidarietà”, che in Polonia ha un significato particolare, oggi dovrebbe averlo per tutto l’Occidente. Dobbiamo essere solidali non per sentimentalismo, ma perché solo la solidarietà può garantire la vittoria. Se saremo solidali, come recita lo slogan del nostro incontro di oggi, non perderemo. Sarà l’Ucraina a vincere questa guerra, sarà salva l’indipendenza dell’Ucraina, sarà salva la prospettiva delle nostre future generazioni. Io ci credo fermamente. Pensateci, parlatene e agite. Grazie". Se hai apprezzato questo intervento, se pensi che difficilmente avresti potuto leggerlo altrove, sostieni il mio impegno. Puoi farlo in due semplici modi: 1) Iscrivendoti al Blog: steady.page/it/dangelodario 2) Effettuando una donazione (anche piccola) a sostegno della crescita di questo spazio indipendente: paypal.com/donate/?hosted_bu… Ti ringrazio.
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MassimilianoMattioli retweeted
Kimmel: "He did his best to cancel me, instead he forced millions of people to watch the show. That backfired bigly. He might have to release the Epstein files to distract us from this now."

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