Il patentino da antifascista per poter esporre una mercanzia sempre più dozzinale dentro alla nuvola di Fuksas insieme a Gianrico Carofiglio e alla sua faccia devastata dal perbenismo.
[Perché il perbenismo,
Bukowski insegna, fa più danni dell'eroina]
Col mercato librario in crollo verticale e l'irrilevanza cosmica a sommergere questa gente ributtante insieme ai loro ghigni sdegnati, ai loro ditini alzati, alle loro parole morte, tutti insieme non valgono un'unghia di Giuseppe Berto che si è sempre definito a-fascista e ne ha pagato il prezzo quando contava ancora qualcosa, quando la carta grondava sangue e cambiava la realtà individuale e collettiva.
Gli si fa un favore ad evocarlo, Berto, a questi, li si nobilita e non lo meritano.
«Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “Oh è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me il fascismo è una cosa tremenda”. Poi la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avranno fatto a ridurla in quello stato le zuppe di farro biologico e il PD»
Gabriele Busti