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Ti senti ancora un cittadino o sei diventato solo un "ratificatore" di decisioni prese altrove? 🗳️🚫 Siamo passati dalla democrazia al "tecnofeudalesimo", dove BlackRock conta più del tuo voto e i politici gestiscono le briciole mentre i "miliardi" si decidono altrove. In questo colloquio con Alessio Mannino, Pino Cabras smonta l'inganno: ❌ La Destra fa finta di essere patriota ma obbedisce ai vincoli esterni. ❌ La Sinistra ha sposato la globalizzazione escludendo chi non si adegua. Il risultato? Un'astensione di massa di chi non vuole più partecipare a questo "iper-spettacolo". È ora di parlare di autodeterminazione e neutralità reale, fuori dai fallimenti di UE e NATO. Se sei stanco del marketing elettorale e cerchi politica vera, guarda qui: youtube.com/watch?v=WlD4EYk4… 🧵👇 #Sovranismo #PinoCabras #Astensionismo #NoVincoliEsterni #Costituzione
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𝗟𝗔 𝗦𝗣𝗜𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗢𝗥𝗜𝗘𝗡𝗧𝗔𝗟𝗘 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗠𝗜𝗡𝗖𝗜𝗔. 𝗘 𝗟'𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗛𝗔 𝗨𝗦𝗖𝗜𝗧𝗘 La situazione di relativo stallo nel Golfo della guerra iniziata dalla coalizione Epstein con l’aggressione all’Iran passa ora a una nuova fase. In questi mesi di blocco intermittente di Hormuz, Trump ha detto letteralmente di tutto per cercare di distrarre dalla sostanziale sconfitta statunitense che ha dato le carte in mano a un Iran niente affatto remissivo e indisponibile a una sistemazione dei contenziosi e delle garanzie di sicurezza che non abbia una grande portata strategica. Sempre in questi mesi, il padrone di Donald ha ampliato l’area geografica dei suoi crimini di guerra: mentre continuava i suoi massacri su Gaza, intanto che intensificava le soperchierie e le violenze in Cisgiordania, aumentava pure la pressione sul Libano, con l’invasione del Sud, la demolizione di decine di città e villaggi, i bombardamenti a tappeto su Tiro e Beirut, spesso con la tecnica criminale del doppio colpo per far strage dei soccorritori accorsi al primo colpo. Gli iniziatori di questa guerra, mentre cianciavano di cessate il fuoco in presenza di sue continue e strafottenti violazioni, non potevano che essere trattati come soggetti totalmente inaffidabili. La loro parola non solo non valeva niente, ma si evidenziava come mero strumento di ulteriori e pericolosi inganni di cui scoprire continuamente il sottotesto. Il realismo politico deve essere l’unica bussola per capire come si muovono gli attori in gioco. L’Iran vuole estirpare la costante e violentissima pressione di chi lo minaccia da quasi cinquant’anni e quindi interpreterà ogni atto, inclusa la ferocissima aggressione di Israele al Libano, come parte di un’unica scacchiera regionale: un ragionamento militarmente e politicamente inevitabile, tecnicamente ineccepibile. Prevedo già le posizioni del governo italiano e delle altre cancellerie dei Maggiordomi Assortiti Europei. Dopo aver assecondato i massacri in Libano consentendo alla banda di suprematisti del Sionismo Reale di compromettere qualsiasi ordine del Medio Oriente, adesso considereranno inaccettabili le azioni dell’Iran e plauderanno alla nuova ondata di aggressioni di Bibi il Genocida arrogandosi di considerarle legittime e rinunciando a qualsiasi leva diplomatica, proprio mentre le opzioni iraniane possono mettere in ginocchio la sicurezza energetica occidentale. I maggiordomi si presentano a questo appuntamento con la storia completamente disarmati sul piano energetico: hanno abbandonato il gas russo senza costruire alcuna alternativa credibile. Se Hormuz si chiude davvero, se il Golfo viene devastato, non c'è all’orizzonte un Piano B: solo il conto da pagare per anni di sudditanza geopolitica travestita da principio. Quale immenso prezzo personale deve pagare l’unico in grado di fermare i boia di Tel Aviv, ossia Trump? Può farlo, ma per lui avrà un prezzo davvero enorme.
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Scenario migliore: crisi economica pesante. Scenario peggiore: guerra. Con @GilbertoTrombetta al @VasoDiPandora abbiamo detto la verità senza filtri: riposizionamenti di facciata, Vannacci come nuovo catalizzatore del dissenso (inutile), e l'Italia già dentro il conflitto — che lo ammettiamo o no. youtube.com/watch?v=2inMURpF…
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𝗟'𝗨𝗖𝗥𝗔𝗜𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟'𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗘̀ 𝗚𝗜𝗔' 𝗖𝗢𝗠𝗜𝗡𝗖𝗜𝗔𝗧𝗔 𝘋𝘢 𝘎𝘢𝘭𝘢𝘵̦𝘪 𝘢𝘭 𝘉𝘢𝘭𝘵𝘪𝘤𝘰, 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘦𝘯𝘵𝘳𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘮𝘢𝘯𝘦𝘯𝘵𝘦. Nella notte tra il 28 e il 29 maggio un drone ha colpito un condominio a Galați, nel sudest della Romania, ferendo due persone. Un drone Shahed russo, dicono a Bucarest. Falso, risponde Mosca. Il copione è noto. Ma stavolta qualcosa è irrevocabilmente cambiato, e i giornali e gli intellettuali organici del Partito del Riarmo fanno finta di non vederlo. Come ogni grande guerra degli ultimi anni, anche questa si sta riorganizzando attorno al drone. Non tanto come arma accessoria, quanto come sistema gravitazionale intorno al quale si riarticolano tattiche, strategie, logistiche, catene di comando, persino il diritto internazionale. Il problema ormai non è più se un drone attraversi un confine, ma chi riesce a imporre la lettura politica dell'evento. E per anni la lettura politica l'ha imposta la NATO, con la complicità entusiasta di premier maggiordomi, presidenti della Repubblica servili, e di un sistema mediatico che sul drone di Galați spalanca gli occhi mentre li teneva invece accuratamente chiusi sui crimini di guerra sistematici su vastissima scala della coalizione Epstein, da Gaza a Rafah, dall'assassinio di massa dei civili alle stragi di giornalisti e operatori umanitari. Il caso baltico è rivelatore. In Lettonia due droni ucraini avevano colpito impianti petroliferi del paese, provocando la caduta del governo Silina. Le autorità baltiche avevano scelto la formula della doppia verità: attribuire l'episodio alle conseguenze della guerra russa, evitando di mettere al centro la macroscopica responsabilità operativa ucraina. Bugia di Stato, accettata senza un battito di ciglia dalla stampa atlantista. Von der Leyen e Metsola hanno trasformato droni ucraini fuori controllo in prova della "minaccia russa". Analisi Difesa, uno dei pochi siti che ancora pratica il giornalismo, ha chiamato questa performance con il nome che merita: un circo. La stessa von der Leyen che ha strillato per i 4 morti dell'attacco russo di rappresaglia ha omesso sistematicamente - in buona compagnia con la quasi totalità delle testate occidentali - perfino di nominare la strage di Starobelsk, le decine di studenti massacrati da Kiev stessa. Tre ondate, con 16 droni che hanno colpito tutti lo stesso sito. Non era dunque un’incidente, ma un’orribile, criminale e deliberata provocazione. Per Ursula tutto in regola. Ma la Russia ha smesso di recitare la parte dell'osservatore paziente. La NATO non è più il "retroterra" del conflitto: è corridoio di attacco, supervisore AI, fornitore di targeting strategico, belligerante a tutti gli effetti, tranne che nel nome. Se Mosca metterà in chiaro che lo spazio baltico è diventato un canale operativo per le incursioni ucraine, potrebbe reagire con strumenti coerenti con la sua tradizione di pressione graduata, fino a incidenti speculari utili a inviare un messaggio senza oltrepassare formalmente la soglia della guerra aperta con l'Alleanza. E dopo Galați, quel momento si è avvicinato ulteriormente. Il costo di questo processo lo ha pagato finora l'Ucraina, in modo catastrofico soprattutto a partire dal 2014: quasi dimezzata la popolazione, emarginato qualsiasi corpo intermedio che volesse preservare il vecchio tessuto plurale post-sovietico, il nucleo statale trasformato in una piattaforma militare specializzata nella guerra alla Russia. La Zelenskosfera è di fatto una "super-Gladio": struttura sostenuta da flussi di denaro internazionali, solidarietà burocratiche e reti organizzative consolidate, capace di sopravvivere persino alla distruzione dello Stato che formalmente la ospita. Un modello parassitario e iper-corrotto presentato come resistenza eroica. In realtà: il laboratorio della nuova forma di riorganizzazione militare dell'Europa. Per questo parlo spesso, a ragion veduta, di ucrainizzazione dell'Europa. E ora quel laboratorio vuole espandersi. Intere classi politiche europee stanno sacrificando sicurezza energetica, manifatture decennali, diritti costituzionali, bilanci sociali sull'altare dell'avventurismo militare. La Germania, che dopo la Guerra Fredda aveva ottenuto fondi europei per riconvertire la sua industria militare al civile, sta facendo esattamente il percorso inverso, trascinando il continente con sé. Merz, Von der Leyen, Kallas: un triumvirato - o triumvirago - che non conosce, o finge di non conoscere, cosa significhi il superamento della soglia nucleare. C'è poi una lezione che nessuno di questi personaggi sembra aver metabolizzato: quella dell'Iran. Quando una potenza percepisce una minaccia esistenziale, non esistono più basi militari tabù. Non esiste più "suolo alleato" che tenga. Gli attacchi iraniani hanno dimostrato che la dottrina della risposta asimmetrica può colpire dove e come vuole, aggirando ogni sistema di deterrenza pensato per un'altra epoca. Applicare questa lezione alla Russia - una potenza nucleare con capacità vettoriali enormemente superiori - significa capire che l'escalation non è una scacchiera su cui si muovono pedine controllabili. È un piano inclinato verso l'abisso. Jeffrey Sachs ha scritto al cancelliere Merz elencando tre decenni di errori: l'allargamento della NATO, il sostegno alla classe dirigente che ha marginalizzato metà della popolazione politica ucraina, i negoziati di Minsk truccati e usati solo per riarmare Kiev. La sua conclusione: il tempo si è consumato per intero. Chi può fermare la guerra adesso è la Germania, ma proprio la Germania è quella che la vuole di più. L'unica speranza, per Sachs, è che la prospettiva di uno scontro abbastanza traumatico faccia scattare un freno d'emergenza prima che non esista più nessun freno da azionare. Per questo invito tutti a firmare la proposta di legge volta a trasformare la Repubblica italiana in un paese neutrale che rifiuta gli automatismi che potrebbero incenerirlo. Nel frattempo i droni volano. Su Galați, sul Baltico, sulla coscienza narcotizzata di un continente che ha delegato il suo futuro a maggiordomi che ignorano la storia, la geografia, e i veri rapporti di forza.
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𝐒𝐀 𝐘𝐀𝐊𝐔𝐙𝐀 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐀 Première: 21 maggio 2026 – h 21:30. youtu.be/MG5NoT7LNjU Compagnia Barracellare — 1993. Trent'anni fa questa canzone fu composta, registrata e dimenticata. Nel 2026 è tornata. Con un video. Una distopia mediterranea tra hip hop anni '90, mockumentary criminale, cyberpunk rurale, propaganda, speculazione, folklore e degenerazione del potere. Materiale storico. Produzione audiovisiva nuova. Completamente artigianale. "𝗦𝗮 𝗬𝗮𝗸𝘂𝘇𝗮 𝗡𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮" 𝗳𝗲𝗮𝘁. 𝗣𝗶𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗯𝗿𝗮𝘀 𝘊𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘪𝘢 𝘉𝘢𝘳𝘳𝘢𝘤𝘦𝘭𝘭𝘢𝘳𝘦 — 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 2026 #SaYakuzaNostra #CompagniaBarracellare #Cyberpunk #ItalianRap #SardinianRap

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L'intervento di Pino Cabras per la proposta di legge sulla neutralità permanente dell’Italia. Declino economico, perdita di sovranità, rischio guerra: restare dentro gli automatismi geopolitici attuali può trascinarci nel disastro. La #neutralità è necessità nazionale. #DSP
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Gherra (2026) - Pino Cabras Feat. Compagnia Barracellare (1993) youtu.be/XEMZ9iSisQ8?si=QFjE… #PinoCabras: Rimettere mano a “Gherra” è stato quasi un primo inevitabile passo. Era il 1993 quando scrivemmo questo testo con la Compagnia Barracellare. Oggi, usando la chincaglieria IA, ho..
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«Democracy is the art of running the circus from the monkey cage». «La democrazia è l’arte di dirigere il circo dalla gabbia delle scimmie.» «Sa democratzia est s’artė de aderetzarė su tzircu dae sa cabia de is martinicas.» (H. L. Mencken)
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𝗛𝗔𝗦𝗕𝗔𝗥𝗔: 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗔𝗚𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗦𝗜 𝗩𝗔𝗡𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗘 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗔 Ho sottotitolato un video che vale la pena guardare. Mostra qualcosa che di solito rimane nell’ombra: come funziona, concretamente,
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Stati Uniti e Israele sono ormai in corpo unico. Ascolta l’intervista è integrale a Pino Cabras e Roberto Vivaldelli su libertimedia.com
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Mentre in Italia @reportrai3 rilancia l’ipotesi del ricatto di Israele nei confronti di Trump, al Senato USA fallisce lo stop alle armi per Tel Aviv,ma negli Stati Uniti aumentano le critiche verso Israele. Ne parliamo con Pino Cabras e Roberto Vivaldelli. youtu.be/NKKQmlBXHxw?is=cfpd…
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LA CORTESIA Di Pino Cabras Come ormai sa tutto il mondo, l'ambasciatore di un noto stato mediorientale ha accusato di an1s3mit1sm0 il settimanale italiano l'Espresso per aver mostrato in copertina una foto vera di un soldato vero con il suo volto vero, deformato da un ghigno autentico di orribile scherno, uno dei tanti che quotidianamente aiutano dei coloni razzisti provenienti da chissà dove a rubare la terra, le case, i raccolti e anche la vita a persone che per inspiegabile cocciutaggine vorrebbero stare dove stavano anche genitori, amici, nonni, bisnonni. Il diplomatico, spalleggiato dalla solita legione di troll arruolati sui social dal suo primo ministro, trova soprattutto insopportabile il titolo: L'ABUSO. Purtroppo non è stata ancora approvata la legge tanto voluta da Gasparri, Salvini, Delrio e altri personaggi amorevolmente abbracciati dal dolcissimo cappio di Ben-Gvir, altrimenti sapremmo come punire questi impertinenti che osano dare una notizia vera. Io, intanto, mi porto avanti il lavoro e riformulo la copertina così come la vedete, conforme ai voleri del nuovo Ku Klux Klan.
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ORBÁN CADE, MA TORNA LA GEOGRAFIA: TRA RIARMO EUROPEO E DIPENDENZA ENERGETICA Di Pino Cabras La troppo lunga carriera politica di Orbán alla fine si è logorata. Un colpo decisivo è stato dato dalla sua ostentata vicinanza con la classe dirigente trumpiana e con Bibi il genocida, che in questo momento repellono masse di elettori, specie fra le classi di età più giovani, che sul tema fiutano un pericolo esistenziale profondo. Persino il recente referendum costituzionale italiano, pur riferito a un tema specifico sull'ordine giudiziario, è stato usato con urgenza da una parte dei cittadini per punire il governo per la sua posizione su Gaza. Paradossalmente tuttavia la sconfitta di Orbán rischia di dare nuova linfa al partito del riarmo europeo e della contrapposizione militare alla Russia. Il premier uscente ungherese si è infatti sempre opposto al flusso immane di risorse e armi verso il regime di Kiev, con alcuni veti che giustificava sempre in modo accorato denunciando gli immensi rischi di guerra e penuria a cui siamo sempre più esposti. Il vincitore Magyar sarà più accomodante con le classi dirigenti europee, ma nemmeno lui potrà ignorare i dati materiali e geografici, il bisogno di continuare ad avere il petrolio russo per non crollare. E dati i risvolti drammatici della crisi mediorientale, pronta a innescare una gravissima crisi energetica, anche il resto d'Europa riscoprirà la geografia e i fornitori inevitabili, volente o nolente. Potranno anche dannare la memoria di Orbán, ma su questo finiranno per rispolverare il suo ordine del giorno, se non vorranno una recessione devastante e incontrollabile.
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This is insane. Regime change will result in a bloody civil war, killing hundreds of thousands and creating another massive Muslim refugee crisis. Topping a leader is NEVER as easy you think. It almost always results in further involvement, a civil war, and chaos. Resist this!
17 Jun 2025
Lindsey Graham: "I would like to see this regime fall. If we don't take out their nuclear program now, we'll all regret it. We're very close. Be all in, Mr. President, in helping Israel finish the job."
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Se confrontate questo video di nove anni fa - dove Giulietto Chiesa spiegava perché si andava all'aggressione ingiustificata contro l'Iran - con i balbettii ignoranti di gran parte del giornalismo di questi giorni e con la totale inettitudine della classe politica,
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For the first time in 25 years of Gallup polling, more Americans say they sympathize with Palestinians than with Israelis trib.al/jlgZ9Ro
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La più grave minaccia alla libertà di parola è già in atto: nasce dalla volontà di Bibi il Genocida, trattata come priorità militare. Politici servili in Italia e oligarchi mediatici negli USA la rendono possibile. Lo spiega da anni Glenn Greenwald.
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LA GUERRA FREDDISSIMA DI Pino Cabras - 26 Gennaio 2025 Si parla assai in queste ore della telefonata con cui il presidente USA Donald Trump ha rovesciato sulla premier danese Mette Fredriksen ogni forma di sgradevolezza che un boss spietato e potentissimo potrebbe rovesciare su un picciotto indisciplinato ma debolissimo. Le ha significato la pretesa di papparsi la Groenlandia, un'isola con una popolazione uguale a quella di Cuneo ma con una superficie di oltre 7 volte l'Italia, risorse naturali formidabili e la posizione geostrategica giusta per prendersi metà dell'Artico. Prevedo che entro breve tempo la Groenlandia sarà soggetta alla sovranità di Washington senza che Copenaghen né nessuno in UE possa opporre resistenza militare. I danesi raccolgono quel che hanno seminato. Nel 2003 parteciparono all'aggressione all'Iraq sulla base di pretesti inventati. Nel 2008 riconobbero la secessione del Kosovo, con conseguente menomazione della Serbia come esito finale dell'aggressione alla Jugoslavia da parte della NATO. In entrambe le occasioni era primo ministro Anders Fogh Rasmussen, che poi divenne segretario generale della NATO, impegnandosi nella sua espansione aggressiva verso Est, nell'intensificazione della russofobia del dibattito europeo, nell'aggressione diretta alla Libia e in quella indiretta alla Siria. Rasmussen poi, come un Di Maio qualsiasi, è diventato consulente politico ben remunerato, con incarichi anche presso i presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky, ossia i terminali corrotti del più concentrato, opaco e gigantesco trasferimento di denaro pubblico degli ultimi decenni. In questi anni, la signora Fredriksen è stata tra le più generose personalità politiche impegnate a sguarnire i propri arsenali per partecipare al suicidio geostrategico continentale dell'Europa Occidentale. Il boss d'Oltreoceano ha potuto fare perciò una cosa semplice: ha telefonato a un'emerita nullità che rappresentava una classe dirigente - quella danese - senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, desertificate da decenni di abusi occidentali a cui si è prestata con la più squallida ipocrisia (sai, "l'ordine internazionale basato sulle regole", come no?). Trump, nel quadro di un racket planetario conclamato dove gli europei tanto innocenti non sono, sa che c'è del marcio in Danimarca e si perita di ricordare chi è che sta in cima alla catena alimentare. È appena l'antipasto.
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RT @itsmeback_: LET­TONIA, LA DEMOCRAZIA CHE TAGLIA LA LINGUA AL 40% DEL PAESE - Pino Cabras Quando ti magnificano la democrazia UE e la…
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