Sono passati sei anni dalla tempesta Vaia, la notte che nel nord est italiano sembrò venire giù il mondo, e invece il mondo rimase al suo posto, ma quel vento caldo venuto sud e da un Mediterraneo già torrido fece cadere quattordici milioni di alberi in poche ore, abbastaza da coprirci il lago di Garda una volta e mezzo, forse due.
Nei primi anni dopo che è passata, una tempesta ha una storia sociale, di danni, ricostruzione, ferite che devono cicatrizzarsi, economie che devono rimettersi in piedi. Dopo un po' le ferite si chiudono, perché il mondo assorbe tutto, può assorbire anche un massacro di alberi fatto dal vento, per carità, e si va avanti, e da lì comincia la storia culturale delle tempeste: cosa rimane, cosa ci ricordiamo, cosa abbiamo imparato.
Sono passati sei anni, e Vaia non ha nessuna storia culturale, nessuna eredità, come se non fosse mai successa. Dovrebbe essere una parte dell'autobiografia nazionale, una vicenda che ci ha lasciato delle domande gigantesche sul futuro ecologico di questo paese, invece è rimasta una storia forestale che sei anni dopo ricordano solo i forestali.
Vaia era sembrata poter essere il trauma che avrebbe avvicinato le città e le montagne e invece è stata il sigillo della frattura, dalle montagne vogliamo il divertimento, l'aria limpida, i paesaggi, i rifugi, non i traumi, i ricordi e le domande.
Sono passati sei anni, ma fuori dalle valli e dalle montagne sembra che ne siano passati sessanta, che Vaia sia successa a un altro paese, che non è l'Italia, e spesso le montagne sono questo: un altro paese che non è l'Italia.
Tutto quello che scegliamo di non imparare però diventa un debito contratto col futuro. Era il 2018: quel primo shock da cambiamento climatico ci aveva dato l'opportunità di svegliarci dentro una consapevolezza nuova, era una campanella, forte limpida e chiara. Vaia conteneva le Marche, Ischia, la Romagna, la Marmolada, era l'agnizione di una stagione di disastri ma, come tante storie ecologiche, non c'era nessuno all'ascolto, se non qualche montanaro. L'abbiamo trattata come una storia di alberi e non dell'Italia invece, come ogni storia di alberi, Vaia era anche la storia dell'Italia.