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Tocca ripetere sempre le stesse cose, ma è importante per difendere una cultura democratica e liberale. So che a molti suonerà strano, ma la Costituzione italiana non vieta di essere fascisti. Incredibile eh? La Costituzione non punisce il pensiero, le opinioni o addirittura la nostalgia per il Ventennio. La famosa e ultra citata XII Disposizione finale vieta la riorganizzazione del partito fascista. La libertà di pensiero (art. 21) resta sacra: si può criticare la democrazia, difendere il fascismo storico o avere simpatie per esso, purché non si passi alla riorganizzazione attiva o all’apologia che costituisce concreto pericolo. E perché, vi chiederete voi, la Costituzione non vieta tutte queste cose? Perché i costituenti, nonostante fossero appena usciti dal disastro del fascismo e della guerra, erano dei veri democratici e si guardarono bene dall’essere illiberali reprimendo la libertà d’opinione. Quindi, cosa dice nella pratica la Costituzione (e le leggi applicative)? - che è vietato costituire partiti, movimenti o associazioni che mirino a ricostituire il fascismo come forza politica organizzata; - che è vietato fare apologia idonea a favorire quella riorganizzazione (non basta dire “viva il Duce») Ma allo stesso tempo dice che: - si possono avere idee fasciste; - si possano pubblicare libri o scrivere post “revisionisti”; - si può addirittura ritenere che Mussolini abbia fatto anche cose buone. La Corte Costituzionale lo ha sempre ribadito: la norma serve a impedire il ritorno di un pericolo concreto, non a processare il pensiero. In Italia vige ancora (per fortuna) un principio liberale: le idee si contrastano con altre idee, non con autocertificazioni o patenti ideologiche. Chi oggi pretende di “bandire il fascismo” dal pensiero sta in realtà chiedendo qualcosa che la Costituzione non prevede e che, se imposto, rischierebbe di diventare esso stesso illiberale, come il fascismo.
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Spieghiamolo in modo chiaro affinché i retard progressisti dem possano comprenderlo facilmente: Io NON SONO fascista ma NON SONO NEMMENO antifascista, poiché le due cose attualmente coincidono. La censura l’ho subita dagli antifascisti. Gli insulti li subisco soprattutto dagli antifascisti. Le querele le ho ricevute dagli antifascisti. L’antifascismo non è il contrario del fascismo, è solo la sua versione arcobaleno.
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La spesa pubblica nel 2025 è stata di 1.150 miliardi. Nel 2019 di 870. L’inflazione cumulata dal 2019 al 2025 è stata del 19,4% per cui la spesa, per rimanere invariata, avrebbe dovuto essere di 1.040 miliardi. Invece è di 110 miliardi più alta. L’argomento centrale del dibattito pubblico dovrebbe quindi essere quello dell’efficacia della spesa pubblica, visto che il paese, malgrado tutto questo, non cresce e fa, comunque fatica, in certi territori più che in altri, a garantire i servizi, anche quelli essenziali. Conseguenza della spesa a questi livelli è la pressione fiscale effettiva, al 47,7 per cento del Pil, visto che ISTAT aggiunge al Pil 217 mld di economia non osservata. Ebbene, a fronte di tutto questo, quale l’oggetto principale di confronto e dibattito?La patrimoniale, evidentemente per spendere ancora di più dell’esagerazione che già si spende.
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Voglio serenamente ricordare a tutti gli attivisti LGBT, che sfoggeranno l’inclusiva bandiera palestinese sui carri del Pride di giugno, che il governo del Senegal ha ufficialmente raddoppiato le pene per i reati di omosessualità, con 135 voti favorevoli, tre astenuti, nessun contrario e con annessa standing ovation. Nel caso vi fosse sfuggito, questo è il video. Nella speranza che non venga giustificato con il solito relativismo culturale secondo cui noi occidentali bianchi non possiamo capire e giudicare. Lo ricordo perché nessuna di voi anime pie ha chiesto alla comunità senegalese in Italia di dissociarsi o prendere le distanze da questa barbarie messa nero su bianco, incarcerazione inclusa. Ed è giusto che non l'abbiate fatto. Perché i senegalesi in Italia non ne sono responsabili. Però, guarda caso, un ebreo che magari non ha alcun rapporto con lo Stato di Israele deve necessariamente adeguarsi alle vostre linee politiche (che sono antisemite, ma non avete il coraggio di dirlo) pena l'esclusione, come già accaduto al Pride di Roma. Il problema, cari attivisti, è che voi (non tutti, per fortuna) siete una manica di incoerenti. Ed è bene che lo sappiate, perché un po' di autocoscienza, ogni tanto, è cosa buona e giusta.
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Giusto per ricordare alcuni dei più noti sostenitori della "causa palestinese" nel corso degli anni: Saddam Hussein Gamal Abdel Nasser Hosni Mubarak Hafez al-Assad Bashar al-Assad Ruhollah Khomeini Ali Khamenei Muammar Gheddafi Nikita Khrushchev Leonid Brezhnev Mahmoud Ahmadinejad Fidel Castro Yasser Arafat Ahmed Hassan al-Bakr Kim Il-sung Hugo Chávez Una lista che comprende dittatori, autocrati, rivoluzionari autoritari e regimi repressivi di ogni colore politico: baathisti, comunisti, islamisti e militari. Forse vale la pena chiedersi perché una causa che viene presentata come "simbolo universale di libertà" abbia attirato, per decenni, il sostegno di così tanti regimi che della libertà hanno fatto carta straccia. #Gaza #Palestine #sinistra
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La Repubblica Italiana è “democratica”, non “antifascista”, come scrivono qui alcuni. L’articolo 1 della Costituzione non dice “antifascista”, dice democratica. Democrazia significa sovranità popolare, regola della maggioranza, rispetto delle minoranze, alternanza al potere, libertà di espressione, di stampa, di associazione. È un concetto positivo, universale, alto. Significa che il popolo decide, non un’ideologia di Stato. “Antifascismo” invece è una negazione: indica solo ciò che si rifiuta, non ciò che si afferma. È un’identità costruita contro qualcosa che non esiste più dal 1945. Trasformarlo in fondamento della Repubblica significa rendere lo Stato ostaggio di un nemico immaginario, giustificando qualsiasi deroga alla democrazia ogni volta che qualcuno viene etichettato come “fascista” (termine ormai usato a casaccio contro chiunque non sia allineato). Una democrazia matura non ha bisogno di un “antifascismo” per legittimarsi. Si legittima ogni giorno con il rispetto delle regole, del voto, della libertà di dissenso. Chi oggi usa l’antifascismo come clava per delegittimare avversari politici, limitare la libertà di parola o giustificare censure sta facendo esattamente l’opposto di ciò che si dovrebbe fare in una democrazia: sta sostituendo il giudizio popolare con un giudizio ideologico. La Repubblica è di tutti gli italiani che rispettano la Costituzione e le leggi. Non è proprietà di una parte sola. Difendiamola come democrazia, non come setta antifascista. Democrazia non è un partito. È un metodo. Il più nobile che abbiamo.
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Questa è una via di Parigi (una della tante) devastata ieri sera per la vittoria del PSG. 780 arresti in tutto il Paese, di cui 480 solo a Parigi (un centinaio minorenni). 219 feriti, di cui 8 in modo grave; feriti 57 agenti di polizia. Morto un 24enne schiantatosi con lo scooter. In coma un 17enne accoltellato durante una rissa. Quanti psicologi bisogna assumere qui per l’integrazione?
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Quando i condoni li fa la sinistra si chiamano welfare
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CANNOT stop laughing ! It’s called Pallywood for a reason. Watch this. The idiot is hopping on the wrong leg! His mate realises and then… SLAP on the back of the head and he switches over Omg. I can’t breathe 😂 anyone who believes Palestinian propaganda is a f*cking idiot
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🔴 Le accuse di genocidio sono una costruzione artificiale, mentre l’unico atto con intento genocidario è stato quello del 7 ottobre.❗️👇👇 L’UNICO genocidio è stato il 7 ottobre. Il resto è GUERRA. Guarda queste immagini: • Terroristi di Hamas che entrano nei kibbutz come belve affamate • Ebrei pacifici trascinati fuori dalle case, massacrati nei loro letti • Ragazze stuprate, torturate e paraded nudi sui pickup • Corpi bruciati, teste decapitate, famiglie intere sterminate mentre urlano Tutto questo mentre gridavano “Allahu Akbar” e festeggiavano come animali. Da quel giorno Israele combatte per sopravvivere. Chi chiama “genocidio” la risposta di Israele è un complice dei macellai del 7/10. Mai più. @LionsOfZion_ORG
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❌Pro-Palestinian channels are sharing an edited video to make it look like Israeli soldiers killed a Palestinian teen. ✅In reality, the unedited video shows the teen attempting to murder the soldiers, who were defending themselves.
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Bill Clinton: “The Palestinians were offered a state. They refused. A state wasn't their goal. Killing Jews was." This must be shared every single day.

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Le mari a abandonné le chien au refuge en disant qu’il était dangereux. Quand sa maîtresse est arrivée — nous avons enfin compris toute la vérité. Je travaille dans un refuge pour animaux. Il y a quelques semaines, un homme a fait irruption chez nous en traînant derrière lui un grand berger allemand dont la laisse était tendue à l’extrême. Le chien s’appelait Rex. Grand, au pelage sable foncé, environ cinq ans. Des yeux bruns un peu voilés, une fourrure épaisse qui n’avait visiblement pas été entretenue depuis longtemps. La première chose que j’ai remarquée, c’est qu’il se recroquevillait chaque fois que l’homme levait la main. — Ce chien est dangereux, a lâché l’homme avant même que quelqu’un ait eu le temps de le saluer. Hier soir, il a essayé de me mordre. C’est terminé. Faites-en ce que vous voulez — euthanasiez-le. Mais Rex ne se comportait pas comme un chien agressif. Il n’aboyait pas. Il ne grognait pas. Il ne montrait pas les dents. Il avait l’air terrorisé. L’homme a poussé les papiers sur le comptoir, signé le formulaire d’abandon avec une telle brutalité qu’il a failli le déchirer, puis il est parti sans se retourner. Les portes automatiques n’étaient même pas encore refermées que Rex s’est mis à trembler si fort que tout son corps était secoué. À cause de l’historique de morsure, nous l’avons placé dans un box d’isolement. Quand un chien arrive avec ce genre de dossier, une compréhension silencieuse s’installe souvent parmi le personnel — les choses risquent de mal finir. Le mot « agressif » colle à la peau avant même que quelqu’un prenne le temps de poser des questions. Mais chez Rex, il n’y avait rien d’agressif. Il s’est recroquevillé au fond du box, la queue complètement rentrée entre les pattes. Il n’a presque rien mangé pendant deux jours. Chaque fois qu’un homme passait devant lui, il baissait la tête et tremblait si violemment que la gamelle métallique d’eau cliquetait contre le sol. L’une de nos bénévoles est restée presque une heure assise près de son box, à lui parler doucement. C’est à ce moment-là que la porte s’est ouverte. Une femme est entrée, vêtue d’un grand sweat à capuche et de lunettes de soleil — alors que le ciel était gris. Elle avançait lentement, comme si chaque pas lui demandait un effort immense. Elle avait l’air épuisée. Sur un côté de son visage apparaissait un profond hématome violacé, à moitié dissimulé sous du maquillage. Ses mains tremblaient tellement qu’elle avait du mal à rester appuyée au comptoir. — Rex est toujours ici ? demanda-t-elle d’une voix basse. Je lui ai répondu que oui. Puis, avec précaution, je lui ai expliqué l’histoire de morsure et ce que cela pouvait signifier. Légalement, nous étions obligées d’être honnêtes sur toutes les possibilités. Au moment où j’ai prononcé le mot euthanasie — elle s’est effondrée. Pas bruyamment. Pas de façon théâtrale. Simplement… entièrement. Elle a porté une main à sa bouche et s’est laissée tomber sur une chaise, les épaules secouées par des sanglots silencieux tandis qu’elle essayait de reprendre son souffle. Quand elle a enfin parlé, sa voix n’était plus qu’un murmure. — Il n’attaquait personne. La pièce est devenue silencieuse. — Mon mari était en train de me frapper, dit-elle entre deux larmes. Il m’a jetée au sol dans la cuisine. Rex n’arrêtait pas d’aboyer, il essayait de se mettre entre nous, mais lui continuait. Puis il m’a attrapée par le cou… Elle a dû s’interrompre quelques secondes pour tenter de respirer normalement. — Rex l’a mordu au bras. Et ça m’a permis de m’enfuir. Tout s’est assemblé d’un seul coup. « Le chien dangereux. » La peur. La façon dont Rex réagissait face aux hommes. Il n’avait pas été abandonné parce qu’il représentait une menace. Il avait été abandonné comme punition. J’ai pris une laisse et je suis allée à l’arrière. Quand j’ai ouvert le box de Rex et prononcé son nom — quelque chose a changé en lui avant même qu’il ne la voie. Il a relevé la tête, ses narines se sont mises à frémir — et il avait déjà compris. Il a laissé échapper un son grave et déchirant — quelque part entre un gémissement et un appel — puis il a tiré sur la laisse avec une telle force que j’avais du mal à le suivre tandis qu’il traversait le couloir en courant. Au moment où il l’a vue — il a pressé tout son corps contre elle, enfouissant sa tête contre sa poitrine, posant une patte sur ses genoux comme s’il avait peur qu’elle disparaisse encore une fois. Elle a enfoui son visage dans son cou et a pleuré dans son pelage. Même certains membres de notre équipe n’ont pas réussi à retenir leurs larmes. Plus tard dans la journée, l’une de nos responsables l’a aidée à contacter un foyer d’accueil pour femmes dans une autre ville. Au coucher du soleil, elle avait chargé dans sa voiture le peu d’affaires qu’elle avait réussi à récupérer. Rex est resté à ses côtés tout le temps. Pendant qu’elle signait les papiers. Pendant qu’elle rassemblait ses affaires. Pendant qu’elle s’arrêtait quelques secondes pour nous remercier. Quand elle a ouvert la portière, il a sauté à l’intérieur le premier. Il s’est installé sur la banquette arrière et ne l’a pas quittée des yeux — pendant qu’elle s’asseyait au volant, pendant qu’elle démarrait le moteur, pendant que la voiture s’éloignait. Comme si, cette fois, il n’avait plus aucune intention de la perdre de vue. Avez-vous déjà connu un animal plus loyal et courageux que bien des êtres humains autour de vous ? Ceux qui lèvent la main sur les plus faibles finissent toujours, tôt ou tard, par rencontrer quelqu’un qui ose leur tenir tête.
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RT @Frances22449915: @Rielvaux Doppio standard, il ragazzo ebreo che ha sparato i gommini subito colpevizzato,l'islamico che ha cercato di…
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La banalità del male No. Non si tratta di un piano di sterminio ordito da uno Stato. Si tratta di un tragico, mostruoso paradosso: la morte dei civili palestinesi non è il prezzo collaterale pagato da Israele nella sua difesa. È l’arma principale di Hamas, affilata con cinismo e brandita davanti agli occhi del mondo. Il 7 ottobre non è stato un attacco furtivo, compiuto nell’ombra. È stato demoniaco, esibizionista, orgoglioso. Hamas ha trasmesso in diretta lo stupro, il massacro, le famiglie arse vive dentro le loro case. Ha filmato padri sgozzati davanti ai figli, ragazze trascinate nude e sanguinanti sui pick-up, e ha riversato tutto su Telegram, Instagram e ogni piattaforma disponibile perché il mondo vedesse in tempo reale. Volevano che vedessimo. Il loro male non era freddo e calcolato: era pornografico, viscerale, trionfante. E il mondo ha visto. Ha visto tutto, in presa diretta. Eppure l’indignazione è durata lo spazio di un respiro. Pochi giorni di shock, qualche condanna frettolosa sui social, qualche editoriale di circostanza, e poi il silenzio. Un silenzio assordante, quasi imbarazzato. Mentre quelle immagini continuavano a circolare virali, l’attenzione globale si è spostata altrove. Non c’è stata una marcia mondiale permanente contro Hamas. Non c’è stata una campagna globale di boicottaggio contro chi ha filmato e festeggiato lo stupro come atto di “resistenza”. Non c’è stata l’onda di rabbia che avrebbe dovuto travolgere chiunque celebra la morte di bambini ebrei. Quella rabbia, invece, si è rovesciata come un fiume in piena contro Israele: contro chi, dopo aver subito il pogrom più documentato della storia moderna, ha osato rispondere. Perché Hamas non uccide soltanto ebrei. Uccide prima di tutto i palestinesi. Da diciotto anni il popolo di Gaza è ostaggio dei suoi stessi governanti. Hanno trasformato ospedali in comandi militari, scuole in depositi di razzi, abitazioni in ingressi di tunnel. Hanno preso il cemento e i miliardi di aiuti destinati a pane, acqua e scuole e li hanno infilati sottoterra, in una città dei morti viventi dove i civili non possono neppure scendere a rifugiarsi. Quando Israele avvisa la popolazione di evacuare, Hamas spara a chi tenta di scappare. Ha giustiziato madri, padri, ragazzi accusati di “collaborazionismo” con una corda al collo e un colpo alla nuca. Questo non è resistenza. È cannibalismo morale: usare il proprio popolo come scudo umano, come arma di propaganda, come carne da macello per i titoli dei giornali internazionali. I numeri parlano chiaro, senza ipocrisia. Prima Intifada: pietre contro fucili. Seconda Intifada: kamikaze nei caffè e sugli autobus. Dopo il ritiro israeliano del 2005, Gaza è diventata una base militare camuffata da città. Ogni volta che Hamas ha alzato il livello di ferocia, il numero delle vittime è aumentato. Non perché Israele sia diventato più crudele, ma perché Hamas ha perfezionato la tattica più vile della storia moderna: massimizzare i morti palestinesi per trasformarli in un’arma mediatica globale. Se Israele volesse davvero il genocidio, Gaza sarebbe un deserto in tre giorni. Invece avverte, evacua, rischia la vita dei suoi soldati per distinguere tra terroristi e civili. Nessun Stato genocida ha mai agito così. Mai, nella storia dell’umanità. L’accusa di genocidio non è un errore giudiziario. È la fase finale della guerra ibrida. Hamas ha fallito il 7 ottobre nel distruggere Israele sul campo di battaglia. Allora ha deciso di distruggerlo nell’anima del mondo: trasformare la vittima in carnefice, il sopravvissuto in accusato, il popolo ebraico ancora una volta nel colpevole per il solo fatto di esistere e di difendersi. Ma la verità è più forte dell’odio. Hamas è il carnefice dei palestinesi. Israele è soltanto l’ultimo ostacolo tra Hamas e il completo annientamento del sogno di due popoli che potrebbero, un giorno, vivere in pace. Il mondo può ancora scegliere: credere alla propaganda o guardare in faccia l’orrore. #gaza #hamas
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Le persne che ce l'hanno col sionista, ma millantano rispetto per l'ebreo buono in quanto morto, quello passato per il camino, quando ad Auschwitz c'era la neve e il fumo saliva lento, tralasciano un dettaglio. Se il fumo potesse tornare indietro, se la cenere potesse scegliere, sarebbe il più sionista di tutti.
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Rare footage from a kindergarten graduation party in Gaza in 2016. Palestinian children in Gaza are taught to be terrorists. They have been planning October 7 for decades, brainwashing their children to join Hamas. Share this. Make it go viral. The world must see this.
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Replying to @Anpinazionale
La comunità ebraica, che è civilissima, contrariamente all anpi , ha già preso posizione: non sono bestie come voi. Invece i vertici dell anpi hanno sempre glissato sulle violenze dei loro accoliti.
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è ormai chiaro che il #25aprile, festa della liberazione, è una festa dove sono più le bandiere di Gaza che quelle dei liberatori, americani, inglesi, ebrei, e tutte quelle sigle partigiane non di sinistra. Tanto vale farla in altra data. Magari il 7/10
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Oggi ricorre il 40° anniversario dell'incidente di Chernobyl. Riesco a scrivere qualcosa solo ora. Non fu un vero incidente, cioè un guasto al reattore, ma una prova, decisa a tavolino, per verificare il funzionamento in condizioni anomale (verificare la capacità di operare in caso di blackout elettrico esterno con l'inerzia della turbina), deliberatamente eseguita in modalità manuale, mentre il reattore era acceso, disattivando per questo alcuni sistemi di sicurezza. Un "esperimento" di questo tipo non sarebbe mai stato tecnicamente possibile in nessuno delle centinaia di reattori già allora in funzione al di fuori dell'Unione Sovietica. Perchè immediatamente si sarebbe attivato il sistema di spegnimento automatico. Per di più quel tipo di reattore, in particolari condizioni, aveva funzionamento instabile, mentre tutti quelli occidentali già allora erano progettati in modo da garantire funzionamento stabile. Infine, non c'era l'edificio reattore in cemento armato, che avrebbe impedito la fuoriuscita della nube radioattiva, come era accaduto a Tree Mile Island e accadde poi a Fukushima. Sostenere che "Chernobyl dimostra l'insicurezza intrinseca del nucleare" era dunque una bestemmia già nel 1986. Ripeterlo oggi, per di più aggiungendo che "dimostra la follia di voler tornare al nucleare", parlando di reattori di 3^ generazione ancora piú sicuri di quelli di allora, è la riprova che gli ultimi contrari sono privi di argomenti razionali e spesso addirittura ignorano del tutto la materia, perciò, come al solito, preferiscono alimentare paure irrazionali. Secondo l'ONU, per dose acuta di radiazioni, nelle prime settimane, morirono 28 tra pompieri e operatori. Tra coloro che assorbirono dose acuta, 19 morirono successivamente. In tutto 47. Cui statisticamente l'ONU ne aggiunge, al 2015, altri 15, deceduti per cancro alla tiroide. Gli effetti di lungo termine, sino al 2065, ovvero negli 80 anni successivi all'incidente (cioè su tutti gli individui anche appena nati nel 1986) in tutta Europa, sono stimati dall'OMS (molto conservativamente con il così detto modello lineare senza soglia - LNT) in circa 10000 casi di cancro, su un totale di 300 milioni di casi attesi nello stesso periodo. La maggior parte dei casi in Ucraina e Bielorussia. Quanti di questi potrebbero essere mortali è ovviamente molto difficili da dire. Conforta il fatto che il cancro alla tiroide (il più probabile a causa dell'assorbimento di iodio-131) è tra i più curabili. Come dico in questa intervista, la dose efficace media annua assorbita dagli Italiani e dai cittadini dell'Europa occidentale, nei primi 20 anni dopo l'incidente, è la stessa che ciascuno di noi assorbe volando a New York, per effetto dei raggi cosmici. In tutto, in 20 anni, circa 1 mSv, che la legge italiana considera la dose efficace assorbibile senza problemi in un anno (non in 20). In Italia, dunque, nessun effetto sulla salute. Ma per l'ignavia e il populismo di tutte le forze politiche (tranne i Repubblicani, occorre dire), passò un referendum sul nucleare, richiesto da Radicali e associazioni ambientaliste. Che non solo comportò la chiusura delle 4 centrali allora in funzione, ma soprattutto cancellò il Piano Energetico Nazionale, che prevedeva a regime 20 GW nucleari. E, come mostra uno scenario "what if" che abbiamo elaborato, con quel piano oggi avremmo un mix elettrico come quello francese, con bollette elettriche meno della metà di quelle attuali ed emissioni di CO2 10 volte inferiori... Ora al lavoro per porre rimedio a tale scempio!
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