BIO-ON: LA STORIA DI COME UN'AZIENDA INNOVATIVA È STATA DISTRUTTA PERCHÉ NON È STATA CAPITA.
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Ricostruzione discorsiva, semplice, chiara.
Novembre 2025, un anno dopo la sentenza di primo grado.
1_Partiamo dal punto fondamentale: Bio-On NON era una fantascienza.
Era un’azienda vera.
Quando si parla del caso Bio-On bisogna subito chiarire una cosa che troppo spesso è stata dimenticata:
• Bio-On aveva un impianto industriale reale.
• Bio-On aveva tecnologie reali.
• Bio-On aveva contratti reali.
• Bio-On aveva partner industriali reali.
• Bio-On aveva bilanci controllati da PwC ed EY.
• Bio-On aveva ricercatori e tecnici reali, più di 100 persone.
E l’impianto, quello famoso da 54 milioni di euro, funzionava ed era stato acceso nel 2019, producendo il biopolimero PHA.
Queste non sono opinioni:
sono fatti documentati, presenti negli atti del processo.
E sono fatti che il Tribunale di primo grado non ha mai davvero preso in considerazione.
2_La storia comincia male: si dà retta a un report speculativo, non alle prove reali.
Nel 2019 esplode un report anonimo di un fondo speculativo americano (QCM).
Quel report non è un documento tecnico, non è un’analisi scientifica, non è una perizia:
è una scommessa al ribasso sulla caduta del titolo in Borsa.
Un fondo dove più scende il titolo, più guadagna.
Eppure, quel report — pieno di errori tecnici e di imprecisioni — diventa la miccia dell’intera vicenda.
La cosa assurda è questa:
Si dà credibilità a un fondo speculativo che non ha mai visitato l’impianto, né ha mai visto un documento tecnico originale.
E non si dà ascolto a chi l’impianto lo aveva costruito, fatto partire e certificato.
Questo è il primo grande cortocircuito.
3_La Procura parte da quel report… e non verifica le cose che avrebbe dovuto verificare.
La Procura di Bologna, invece di cominciare dai bilanci certificati da PwC ed EY,
invece di chiedere dati tecnici,
invece di chiedere agli ingegneri,
invece di analizzare i contratti,
comincia proprio dal report del fondo speculativo.
E questo influenza tutte le indagini successive.
Le prime informative della Guardia di Finanza — lo dicono proprio gli atti — ripetono quasi parola per parola le tesi del fondo speculativo, senza
contraddittorio tecnico.
È come se un medico, prima di visitarti, leggesse un blog che dice che hai un tumore…
e poi costruisse tutta la diagnosi partendo da lì.
4_La perizia usata dall’accusa ripete le tesi del fondo speculativo, senza analizzare i documenti veri.
La famosa perizia Dall’Occhio, che è diventata la base degli attacchi tecnici contro Bio-On, ha un problema enorme:
• non analizza i contratti completi,
• non analizza i deliverable tecnici,
• non considera la documentazione ingegneristica,
• non distingue tra ricavo e credito,
• non applica correttamente i principi contabili,
• non parla con i revisori,
• non cita mai gli impairment test,
• non confronta le tecnologie con i TRL,
• non considera la proroga SECI,
• non visita l’impianto.
Ripete sostanzialmente la narrativa del fondo speculativo:
“non c’è niente di reale”.
Peccato che non sia vero.
5_Le nuove consulenze tecniche (Iannace, Mancini, Mattei, Deloitte) dimostrano che la tecnologia c’era eccome.
Una delle accuse più gravi che hanno distrutto Bio-On è stata:
“Le tecnologie non esistevano”.
“Le licenze erano sul nulla”.
Questo è completamente smentito, oggi, da tre tecnici indipendenti:
Il prof. Iannace (CNR) – esperto mondiale di materiali e biopolimeri
• Ha analizzato tutte le tecnologie delle JV (Eloxel, Zeropack, Aldia, Liphe, AMT, U-Coat).
• Ha classificato ogni tecnologia secondo il TRL (Technology Readiness Level).
• La maggior parte aveva TRL pari a 5 o superiore.
TRL 5 significa:
prototipo funzionante in un ambiente realistico
tecnologia pronta per sviluppo applicativo
Non è ricerca di laboratorio.
È tecnologia reale.
Il prof. Mancini (Politecnico di Milano) – impianti industriali
• Ha visitato l’impianto Bio-On.
• Ha analizzato i documenti tecnici.
• Ha concluso che l’impianto:
o era idoneo,
o poteva produrre,
o era coerente con il suo scopo,
o aveva un valore industriale reale.
Ha anche chiarito perché i costi sono saliti:
-l’impianto è passato da “monoprodotto” a “multiprodotto”
-questo raddoppia la complessità e i costi
-è normale in impianti pilota di nuova generazione
Il prof. Mattei – principi contabili IFRS e OIC
Mattei ha fatto una cosa fondamentale:
ha spiegato come si contabilizzano le licenze di tecnologia.
La logica delle accuse era assurda e semplicistica:
“se il cliente non ha l’impianto, il ricavo è falso”.
Non è così.
Le licenze di tecnologia:
-si vendono anche senza impianto,
-perché ciò che il cliente compra è il diritto di usare la tecnologia, non l’impianto stesso.
È come vendere un brevetto o una ricetta:
non serve che il cliente abbia subito la fabbrica.
Serve che abbia il diritto di usarla.
Deloitte – la più completa e rigorosa
Una relazione di 394 pagine analizza TUTTO:
• bilanci,
• JV,
• licenze,
• contratti,
• impairment test,
• revisori,
• documenti ingegneristici,
• TRL,
• flussi di cassa.
La conclusione di Deloitte è devastante per l’impianto accusatorio:
non ci sono ricavi inventati
non ci sono asset fittizi
non ci sono flussi circolari
non c’è nessun falso in bilancio
non c’è nessuna frode
Una demolizione completa delle tesi dell’accusa.
6_La sentenza del Tribunale non prende sul serio queste analisi. Le ignora o le liquida.
La sentenza di primo grado fa qualcosa di ancora più grave:
• non confuta tecnicamente Iannace
• non confuta tecnicamente Mancini
• non confuta tecnicamente Mattei
• ignora interi capitoli di Deloitte
La sentenza è scritta così:
“Secondo la consulenza Marchese-Casò…”
“Secondo Salom…”
“Secondo Dall’Occhio…”
E tutto quello che non si allinea a quella narrativa viene:
ignorato,
sminuito,
non valutato.
È come guardare una partita di calcio con un solo occhio aperto.
7_L’assurdità più grande: il Tribunale giudica l’impianto “inutile” senza considerare che era stato acceso.
La sentenza dice che l’impianto era:
• inutile,
• impossibile da avviare,
• fittizio,
• privo di valore economico.
Ma negli atti processuali ci sono:
• certificazioni,
• collaudi,
• foto,
• report,
• documenti di avviamento del 2019.
L’impianto era acceso, funzionante, aveva prodotto PHA.
Ci lavoravano decine di tecnici.
Ci sono video, documenti, certificazioni di questo.
Eppure, nella sentenza non ne trovi traccia.
8_Il Tribunale trasforma qualsiasi difficoltà, ritardo, complessità tecnologica… in “frode”.
Bio-On era un’azienda innovativa.
E le aziende innovative:
• sbagliano,
• ritardano,
• spendono troppo,
• si espandono troppo in fretta,
• vivono sotto stress finanziario.
È normale.
È fisiologico.
È la natura dell’innovazione tecnologica.
Ma nella sentenza ogni errore “normale” diventa “prova di inganno”.
Un’equazione pericolosa:
“Se non hai raggiunto un risultato industriale → allora avevi già deciso di truffare.”
È un’assurdità logica.
Totalmente scollegata dalla realtà delle start-up tecnologiche.
9_L’assurdo dei “ricavi circolari”: non esiste NEANCHE UN flusso bancario che lo dimostri.
Una delle accuse più gravi era:
“I ricavi sono finti perché i soldi ritornano indietro”.
Ma negli atti del processo:
• non esiste un singolo bonifico di ritorno,
• non esiste un solo flusso di soldi circolare,
• non c’è una sola evidenza che Bio-On ripagasse le JV con soldi suoi.
Questo è nero su bianco nelle analisi Deloitte.
Non esiste la prova.
Eppure la sentenza parla di “ricavi circolari” come se fosse un fatto accertato.
10_Il risultato finale: un’azienda viva è stata uccisa da un’interpretazione sbagliata.
Bio-On non è fallita per motivi industriali.
Bio-On è fallita perché:
• un report speculativo è stato scambiato per prova,
• una perizia tecnica debole è stata scambiata per verità,
• le consulenze tecniche decisive sono state ignorate,
• i revisori internazionali non sono stati ascoltati,
• i documenti tecnici non sono stati letti,
• l’impianto non è stato considerato,
• le licenze non sono state capite,
• le JV non sono state analizzate correttamente,
• i principi contabili sono stati male interpretati.
Un errore giudiziario, tecnico e culturale.
Gigantesco.
11_E la cosa peggiore è che tutto questo si poteva evitare.
È sufficiente leggere tutto ciò che c’è agli atti — oggi — per vedere la verità:
Bio-On non era perfetta. Era un’azienda innovativa con tutti i problemi e i rischi dell’innovazione.
Ma non era una frode.
Non era un inganno.
Non era una Parmalat.
Era una tecnologia italiana che non è stata capita.
E per questo è stata distrutta.
12_Il punto ora non è trovare un colpevole.
Il punto è che lo Stato deve imparare da questo errore.
Deve capire che:
• la tecnologia non può essere giudicata senza tecnici,
• la contabilità non può essere giudicata senza contabili,
• l’ingegneria non può essere giudicata senza ingegneri,
• l’innovazione non può essere giudicata con il sospetto,
• un fondo speculativo non può dettare l’agenda della giustizia.
Bio-On è stata una vittima di questo errore.
Ma può diventare anche un monito per evitare che accada di nuovo.
Novembre 2025, un anno dopo la sentenza di primo grado.
N.B.: Analisi basata su TUTTI gli atti: bilanci 2012–2019, perizie tecniche (CNR, Politecnico, Deloitte, Mattei,
Mancini, Iannace), relazione Marchese-Casò, perizia Dall’Occhio, atti della Procura, memoria difesa, sentenza e motivazioni.
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