L'inquinamento in Pianura Padana in questi giorni è a livelli pericolosi per la salute umana. A Milano non si dovrebbe fare esercizio all'aperto, si dovrebbero tenere chiuse le finestre, indossare una mascherina. Uno dei problemi cognitivi di affrontare politicamente questa catastrofe è rispondere a chi (come spesso fa il sindaco di Milano) risponde: però, oh, i livelli di polveri sottili oggi sono più bassi di venti o trent'anni fa. È vero, ed è un modo conservatore ma legittimo di stare nella società. In questi giorni però tante persone si ammaleranno e a un certo punto moriranno prematuramente per l'aria che stanno respirando in questi giorni. Sono stati il conflitto, il monitoraggio, l'attivismo e mettere un prezzo politico all'inquinamento e a migliorare la situazione sull'arco dei tempi lunghi. Ed è stato non avere avuto abbastanza conflitto e non abbastanza attivismo, non essere riusciti a mettere un prezzo politico abbastanza alto all'inquinamento, a costringerci a dover ancora respirare un'aria che nella maggior parte dei giorni ci uccide lentamente. Il fatto che ci siano stati alcuni miglioramenti deve essere un incentivo alla rabbia che proviamo in questi giorni quando respiriamo, non un modo per placarla e dire state calmi e non fate gli ingrati, deve essere un spinta ad allargare lo sguardo, ad avere un'idea più sistemica e politica di cos'è l'aria di una città, di chi ci sta costringendo a pagare con i nostri corpi e la nostra salute questo prezzo insostenibile di vivere a Milano.