C'è un aspetto da considerare. Se davvero il sistema si limitasse a verificare che hai più di 16 anni senza conservare altri dati personali, il rischio immediato per la privacy sarebbe relativamente limitato.
Il problema è più ampio e riguarda la direzione verso cui stiamo andando. Questi sistemi rappresentano il primo passo verso un Internet in cui l'anonimato diventa progressivamente più difficile da mantenere.
E l'anonimato è libertà.
Non perché serva a nascondere attività illegali, ma perché permette alle persone di informarsi, esprimere opinioni impopolari, denunciare abusi, discutere temi delicati e contestare il potere senza dover temere conseguenze personali, professionali o sociali.
Molte delle conquiste civili e politiche della storia sono nate grazie a persone che hanno potuto parlare, scrivere e organizzarsi senza essere immediatamente identificate. Quando ogni accesso, ogni opinione e ogni ricerca possono essere collegati a un'identità verificata, il rischio non è solo la perdita della privacy (che già non è poco)... È la nascita di un ambiente in cui le persone iniziano ad autocensurarsi.
Seguiamo l'esperimento distopico britannico con attenzione.
Gli esperti però si dividono tra chi sostiene che le VPN non servono perché ci sono controlli a monte e chi (anche Durov) dice che le VPN funzionano perfettamente come anche in Cina e Russia.
Pareri e riflessioni di persone del settore sono graditi.