La Ferrari ha un leader.
Mai una parola fuori posto all’interno di una stagione obiettivamente nerissima, iniziata con lo sguardo preoccupato ai test, un ritiro mentre era diretto a podio , la penalità a Jeddah e lo zero a Melbourne, proseguita poi tra abomini strategici in serie.
Quando doveva aiutare ha aiutato ( Singapore ), quando doveva trovare il limite lo ha superato. A volte troppo, anche sbagliando. Ma questo è e questo sarà finché il mezzo non gli permetterà di fare diversamente. Prendere o lasciare.
Da quando il fondo a Suzuka ha riportato la macchina più neutrale non ha più sbagliato.
Poi le pole, la squalifica a Austin, il guasto in Brasile ancor prima del via.
Il weekend di Las Vegas e quello di oggi.
Una risposta (arrivata in pista, come tutte le sue risposte) a chi per tutto l’anno lo ha dipinto demotivato, senza energia, “falloso”, addirittura nervoso per un confronto interno che in pista ha smesso di esserci quando le cose sono tornate al loro posto.
A momenti si prende da solo la seconda posizione nei costruttori, così come si è preso da solo la quarta (o quinta, se facciamo i pignoli) nella classifica piloti. Il nulla, comunque, per uno destinato a puntare solo in alto.
Non è perfetto, non sempre lo sarà.
Ma migliorerà dove può migliorare.
Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo, spingendo la sua Rossa sempre un po’ più su.
Perché è un leader.
#Leclerc