Insegno inglese e odio chi odia 🎗️

Joined February 2013
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Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica.
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I pregiudizi e le generalizzazioni sono sbagliati, ma il Corano (e i fatti) parlano chiaro. Il terrorismo è solo la punta dell’iceberg, poiché i musulmani considerano gli infedeli degli inferiori che vanno sottomessi. laverita.info/per-gli-islami…
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Questo diagramma di Venn spiega esattamente perché sto con Israele e Ucraina e come tre ideologie, solo apparentemente differenti, sono tanto simili da essere tutte e 3 paragonabili alla merda!
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Bersani lo dice chiaramente: i mussulmani andranno al governo, che vi piaccia oppure no. E se non vi va bene ora, la digerirete.
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FACCIAMO UN ESPERIMENTO MENTALE di Roberto Damico Israele, domani, vive un’epidemia hippie. Tutti gli israeliani — dagli insediamenti ai kibbutznik, dai religiosi ai laici— diventano pacifisti convinti. La bandiera della pace sventola ovunque. Si afferma un pacifismo assoluto — non tattico, non strategico, ma totale. E allora: si abolisce il servizio militare, si smantellano i carri armati, si smontano i caccia, si sigillano le basi. L’esercito più potente del Medio Oriente viene smantellato. Israele rimane disarmato. Solo civili. Solo pacifisti. Solo bandiere della pace. La domanda è questa: quanti secondi dovrebbero aspettare gli israeliani, dopo aver disarmato, prima che accadesse un 7 ottobre su scala nazionale? Quanti secondi, prima che Hamas — che ha scritto nel suo statuto la distruzione dello Stato ebraico — valichi il muro di Gaza? Quanti secondi, prima che Hezbollah lanci un’invasione da nord? Quanti secondi, prima che il regime iraniano — che ha dichiarato pubblicamente di voler “cancellare Israele dalla mappa” — invii le sue truppe o i suoi proxy a “liberare la Palestina”? La risposta — lo sanno tutti, anche i più critici di Israele — è: pochissimi. Forse minuti. Forse ore. Non giorni. Perché i nemici di Israele non sono pacifisti. Non sventolano bandiere della pace. Sventolano bandiere nere del jihad. E la loro ideologia — che è anche teologia — non ammette compromessi, non ammette la convivenza, non ammette uno Stato ebraico. Non aspettano che Israele si disarmi per trovare una ragione per attaccare. Aspettano solo un varco. Ecco perché — quando si dice che Israele è guerrafondaio — bisogna fare questo esercizio. Israele non è pronto alla guerra perché ama la guerra. È pronto alla guerra perché deve sopravvivere. Perché vive in una regione dove la legge del più forte è l’unica che conta, dove i deboli non vengono rispettati ma divorati, dove il pacifismo unilaterale non viene premiato ma sfruttato. Israele non può permettersi il lusso del disarmo. Il giorno in cui abbassasse la guardia — il giorno in cui credesse che l’amore vincerà sull’odio — sarebbe l’ultimo giorno della sua esistenza. Non per retorica. Per realtà. Allora, invece di accusare Israele di essere guerrafondaio, chiediamoci: perché i suoi nemici non accettano la sua esistenza? Perché non depongono le armi? Perché non smantellano le loro milizie? Quando lo faranno — quando Hamas, Hezbollah, il regime iraniano si disarmeranno — allora anche Israele potrà farlo. Non prima. Perché il pacifismo unilaterale non è pace. È la fine. E Israele — che ha visto i propri cittadini massacrati il 7 ottobre — non è disposto a subire. E ha ragione.
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Schooled. Completely schooled.

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1998, la 🇫🇷 est championne du monde de football. Plus de 500 000 supporteurs en communion totale avec les joueurs et le staff. Pas une poubelle incendiée! Pas un abris bus détruit! Pas de tirs de mortiers! Une liesse populaire, rien d'autre. Voilà la 🇫🇷 qu'on aime et que l'on veut retrouver.
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Se fosse stato il contrario, lo sapremmo tutti. Henry Nowak aveva 18 anni. È stato accoltellato a Southampton e mentre stava morendo dissanguato, le forze dell’ordine lo hanno ammanettato. Perché il suo aggressore aveva detto che era lui il razzista. E gli hanno creduto.
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Essere progressisti significa applicare gli stessi standard a cctutti. Se non lo facciamo, non stiamo difendendo un valore. Stiamo difendendo una tribù, la nostra.
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A Parma due professori sono stati picchiati. A Trapani un bambino di 11 anni è entrato a scuola con due coltelli. Nessuno dei due casi ha ricevuto l’attenzione che avrebbe ricevuto se il frame fosse stato diverso.
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Il doppio standard non è un problema di destra o di sinistra. È un problema di credibilità. Ogni volta che una vita vale meno di un’altra perché non rientra nella narrativa giusta, stiamo costruendo esattamente il sistema che diciamo di voler smantellare.
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Prova a immaginare la storia al contrario. Prova a immaginare il silenzio che non ci sarebbe stato. Non lo dico per cinismo. Lo dico perché chi crede genuinamente nell’uguaglianza dovrebbe essere il primo a pretendere coerenza. Non selettiva. Non quando fa comodo. Sempre.
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💔 The officers must be held accountable. We will never forget, Henry. 🤍
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“I CAN’T BREATHE” Hampshire Police has issued a public apology: "We apologize that Henry was handcuffed and arrested at the moment he was losing consciousness. “We were lied to by the perpetrator” Sorry doesn’t cut it. Sorry isn’t good enough. Still, neither the court nor the police have yet released the camera footage. The Indian killer; Vickrum Digwa, called the police instead of an ambulance & lied, saying that it was Henry who attacked him, that he was drunk, insulted him with racist remarks & knocked off his turban. Hampshire Police arrived (three female officers) & immediately handcuffed Henry, even though he was lying in a pool of blood with stab wounds to his chest and legs. Henry repeatedly said: "I’ve been stabbed, I can’t breathe". On the body camera footage, an officer’s voice is heard: "I don’t think you have, mate". The officer who handcuffed Henry laughed when he said he’d been stabbed. Then they dragged him across the gravel and kept him restrained as he bled out. Only when he lost consciousness did the officers remove the handcuffs & begin resuscitation. Henry died at the scene. This is a result of systemic racial discrimination against White people, two tier policing & a completely broken Police & justice system. The Police instantly took the word of a foreign killer over a native White victim due to his race. Henry never stood a chance. None of us do in the West where White people are treated as 2nd class citizens & have less rights & legal protections than EVERY other race of people in our own homelands.
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L'omicidio del diciottenne Henry Nowak è avvenuto a dicembre, ma sta diventando un caso nazionale in UK ora che il suo assassino, il sikh Vickrum Digwa, è stato condannato. A fare sensazione non è solo che Digwa abbia potuto utilizzare un lungo coltello "rituale" che, per ragioni religiose, le autorità britanniche permettono ai sikh di portare in giro - mentre sono severissimi con tutti gli altri sul possesso di lame. Il vero scandalo è emerso in sede processuale, quando si è scoperto che la polizia era intervenuta sul posto, chiamata dallo stesso assassino, ma - incredibilmente - aveva deciso di ammanettare la vittima mentre moriva dissanguata! Alle tre poliziotte intervenute quella sera, Digwa aveva raccontato di essere stato oggetto di "razzismo". Malgrado il ragazzo bianco fosse a terra, più volte accoltellato, ma ancora conscio e capace di informare le poliziotte di quanto accaduto e delle gravi ferite - malgrado ciò, le tre agenti donna decisero di ammanettare LUI. Le registrazioni dell'evento, non diffuse al pubblico ma mostrate al processo e riportate dai giornali, hanno permesso di scoprire l'orribile comportamento delle poliziotte, che ammanettavano, ridevano e dileggiavano Nowak ormai esangue, mentre il povero giovane diceva di essere stato accoltellato e di "non poter respirare". Di lì a poco, sarebbe morto soffocato dal suo stesso sangue. "I can't breath". Le stesse identiche parole di George Floyd, ma che nel caso di Nowak non hanno portato a tumulti, non sono diventate lo slogan di un movimento internazionale contro il razzismo. Eppure, Nowak è una vittima del razzismo. Il razzismo che minaccia la minoranza in più rapida contrazione al mondo: quella dei popoli d'origine europea.
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RT @itsmeback_: UN PÒ DI CHIAREZZA SULLA SITUAZIONE ATTUALE E IGNORATE CHI FA TERRORISMO PSICOLOGICO SUI SOCIAL. Facciamo un po’ di chiare…
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No al nucleare No alle Olimpiadi No alla TAV No al Ponte No al TAP No ai giudici separati dai Pm. Cari itagliani, vi meritereste di vivere in Somalia.
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Sette cani rubati ai loro padroni sono diventati virali dopo essere fuggiti da un camion che li trasportava illegalmente e aver ritrovato la strada di casa. Hanno percorso circa 17 km insieme, guidati da un corgi, attraverso autostrade e campi, e ora sono sani e salvi dai rispettivi proprietari.🐶🐾🥺❤️
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RT @mfrittella: Quando ,#Khamenei ha fatto ammazzare in pochi giorni trentamila oppositori, perlopiù giovani, le vestali del diritto inter…
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