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Ipocrita mi offende, destroide mi lusinga
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"amministratore, che bella cravatta Marinella ha questa stasera!" "Abbiamo l'onore di averla in assemblea, l'ho messa per lei, Concetta!" "Lei lusinga la mia vanità..." "Sempre troppo poco!" Non sappiamo chi tra i due piglia più in giro l'altro, ma ci divertiamo così da anni😆
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Replying to @janol79
Comunque, al limite lusinga, beh certo
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Le Rime di Dante. Di tutti i problemi fioriti intorno all’opera di Dante quello delle sue Rime è senza dubbio uno dei più densi e accaniti. Quasi non bastassero le brigose questioni sul loro ordinamento, sulla lezione, sulla paternità, la loro varietà stessa e la mancanza di un legame accertabile le arricchiscono delle più suggestive ramificazioni in alto e in basso, verso la Vita Nuova come verso il Convivio e la Commedia; senza contare che in esse rifluiscono molte delle più sottili esperienze della lirica occidentale. Mettere le mani in una materia siffatta, nella quale hanno lavorato e lavorano dei maestri, è pur sempre un assunto grave, e fa onore a Gianfranco Contini l’averlo impresso nel recente commento che egli ha preparato per l’editore Einaudi. Il Contini è un lettore e uno studioso troppo avveduto per non sentire che darebbe poco frutto il discutere o rovesciare (anche se la materia sembri consentirlo) la sistemazione delle Rime fino ad oggi più persuasiva, che è quella del Barbi. E mal s’è apposto, ci sembra, chi ha voluto rimproverargli d’aver accettato, con poche e non rilevanti mutazioni, i frutti di una fatica così seria e di così suadente autorità. Bene ha fatto dunque il Contini a ricusare di proposito e con piena intelligenza di risollevare quei dubbi o problemi più strettamente filologici che la più autorevole critica dantesca ha risolto o ha dichiarati insolubili. L’essersi, su questo piano, arrestato a tali risultati con un signorile senso dei limiti è per noi una prova dell’equilibrio e del gusto che presiedono al lavoro critico di Contini. La novità e la legittimità del commento risiedono in un’altra zona, che non è, Dio ne guardi, quella estetica e neanche quella schiettamente storica; perché usufruendo di una preparazione linguistica e stilistica assai agguerrita, di una sensibilità quanto mai sveglia e sottile, esso commento porta il problema delle attribuzioni o dei rapporti verso un esame tecnico che non rifiuta di affiancare agli strumenti, ad esempio, della vecchia metrica, una educazione modernissima. L’intento è serio: il commento vuol essere «una prima prova sistematica di annotazione scientifica». A questo fine il Contini, mettendo abilmente a frutto l’imponente lavoro da altri compiuto e la propria esperienza di lettore moderno, ha presentato Dante in un modo non ostentatamente nuovo o sorprendente, ma tuttavia ricco di acute notazioni tanto sul fatto metrico e stilistico quanto sulle relazioni attivissime che legano le Rime alla storia poetica del Duecento. Nell’introduzione (egli dice per modestia che dovrebbe servire a «orientare rapidamente sul modo di leggere prodotti tanto remoti dalle nostre poetiche») ci sono alcune affermazioni importanti per capire la posizione del Contini di fronte al suo testo. Le Rime si possono, per lui, considerare nei rapporti con le altre opere dantesche una «superba collezione di extravaganti», priva di un coerente sviluppo psicologico o di un motivo o processo stilistico unitario. Il Contini, accostandosi alla conclusione del Parodi, che scorgeva in esse «una serie di tentativi», vede nelle Rime delle importanti esperienze particolari, le quali non tendono già a una risoluzione lineare e totale, ma conservano un valore, com’egli dice, locale. Il commento alle singole liriche convalida naturalmente tale asserzione, schivando il pericolo di voler trovare a qualunque costo una storia poetica avviata e rettilinea, la quale d’altra parte non potrebbe avere neanche il sussidio d’una cronologia sicura, anzi probabile. Il lettore di Dante potrà però sempre domandarsi se avendo noi davanti, per un caso felice, le Rime secondo un rigoroso ordine cronologico non se ne potrebbe trarre qualche conclusione un po’ diversa. Il fattore tecnico ha per il Contini un valore che prende lume e significato dalle complicate poetiche del tempo e dal prevalente gusto di Dante per la forma sottile ed esoterica. In questa direzione il commentatore è a casa sua, e sa cavare dal testo delle annotazioni assai fini ed insinuanti. Non è per lui la Commedia «nella sua ricchezza vitale… anche una somma stilistica»? In sostanza si trattava di trovare (lavorando su un materiale ingente, ma in gran parte illuminato da esigenze d’altro genere) cosa ci sia di nuovo e ben dantesco in quel linguaggio figurato, in quella casistica di temi amorosi, in quella tecnica formatasi su una tradizione tanto folta. Le ragioni dunque di sintassi, di metrica, di lingua come varranno a suffragare l’attribuzione di una lirica o a convalidare la prova d’un’esperienza diretta dei provenzali, così non impediranno al gusto del Contini di accostare una poesia a un gruppo di consorelle o a un determinato momento della storia sentimentale del poeta, storia in cui tuttavia il commentatore si muove con una cautela e un riserbo che sanno perfino di partito preso. Quelle ragioni lo aiuteranno anzi a rilevare ora il colore dantesco di una parola che riesce spesso a riscattare un periodo greve, una strofa sorda, ora a sentire nell’uso di un vocabolo che ha dato la stura a molti problemi di identificazione storica («I’ mi son pargoletta bella e nova») «una semplice preferenza lessicale» ora ad affermare che le rime petrose hanno una unità stilistica e non psicologica, e che la Pietra è solo un punto comune fra le rime «più tecnicistiche». Non neghiamo che questa costante preoccupazione dei valori tecnici possa talvolta apparire seducente, ma infida, come quando si cerca di stabilire una parentela cronologica fra due canzoni fondandosi, fra l’altro, sul rapido alternarsi di endecasillabi e settenari. Troppo avveduto è però il Contini per rendersi prigioniero di una formula. Molte volte il suo commento sposterà l’attenzione su un’immagine, oppure sullo stile o su altro elemento più intimamente letterario (benché ne riconosca i limiti: prova ne sia l’asserzione che gli elementi stilistici non bastano a risolvere certi problemi, come quello della cronologia). Ne nascono allora delle osservazioni assai interessanti, come quella sulle parentele provenzali e arturiane del sonetto Guido, i’ vorrei, oppure sui rapporti coi guittoniani, o anche sulla collocazione di Dante stilnovista fra i temi «paurosi» di Cavalcanti e gli analitici di Cino. (Diremo di passaggio che l’accenno ai temi è trattato con discrezione e in un senso prevalentemente tecnico.) Valendosi della sua conoscenza della lirica del Duecento il Contini ricerca i fili delle esperienze poetiche giovanili di Dante, e, grazie alla sua familiarità coi provenzali, ricava acute osservazioni sui motivi e sulla rima, ritrovando nell’esperienza dantesca della poesia occitanica parecchi elementi di quel processo stilistico che si prolungherà e completerà nella Commedia. Interessanti, benché non tutte nuove, le considerazioni, sparse lungo il commento, inerenti all’imitazione che Dante fece, nel suo primo periodo, del trobar clus, a cui fa riscontro nell’ultimo tempo delle Rime — conseguente alla esperienza stilnovistica — un’imitazione più diretta e matura, riportantesi ad Arnaldo Daniello. Su questo tema troviamo un attento esame nell’introduzione, dove il Contini definisce anche alcuni caratteri fondamentali dello stil nuovo, quali la persistenza in esso di dati oggettivi, generali, l’intercambiabilità dei poeti, l’«amicizia» «elemento patetico definitorio» della scuola. Del resto, di questo carattere di solidarietà è prova palese la corrente di ritorno che polarizza una parte del Purgatorio intorno al tema dell’amicizia. È dunque il Contini riuscito a darci quel commento scientifico, sistematico che era nelle sue intenzioni? A noi sembra di sì. I dubbi o le particolari dissensioni non riescono a sminuire la consistenza dei risultati. L’incontro di questo studioso giovane, ma accorto e informato, con una materia così aspra e sottile aveva più d’un elemento per interessare anche fuori del campo degli specialisti. In realtà il commento è frutto d’un’elezione naturale e felice. Il Contini, che non rifiuta, si sa bene, contatti assai più nuovi e scottanti, era per temperamento e preparazione il più adatto, nella sua generazione, ad affrontare un tema come questo. Si può anzi affermare che l’acceso tecnicismo di cui si sostanzia buona parte della lirica dantesca lusinga le attitudini del commentatore. Non ci spingeremo a dire che la filologia del Contini abbia una sottile vena polemica, ma non ci sentiamo di negare a priori che il suo interesse per la lirica dantesca sia nato in un clima di alta eleganza intellettuale. Si è, ad ogni modo, facili profeti quando si afferma che questo sottile volume darà il via a un interesse più vivo e più giovane verso la poesia e la cultura che sono alle radici della maggiore lirica trecentesca. Francesco Squarcia #francescosquarcia #Einaudi #Gianfrancocontini #uffizi #firenze #Dante #Rime
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Jun 15
Replying to @miloxfk @nonsonickk
non è mica colpa tua, a lui piace solo chi lo lusinga dalla mattina alla sera
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Replying to @esterviola
Questa fiducia mi lusinga❤️
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Replying to @barba_emme
Lei mi lusinga 😁
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Il suo desiderio nei miei confronti mi lusinga... peccato non abbia i suoi gusti... provi col suo amichetto, magari avete pure quei gusti in comune...
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La lusinga è pratica dìmonica,io invero sono notoriamente un Maestro Asceso. La prego mio Eterno LuckyStrike,di allenare il suo Occhio Interiore al Bello e al Buono. Siamo dinnanzi alla personificazione della Kalokagathìa Estetica e Morale che fece Grande l'Antica terra di Hellás
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Importantissimo il ruolo degli uomini, nella presa di coscienza. Ma sostanzialmente mancante. Il brodo di coltura accoglie, lusinga stereotipi che, portati all’estremo, culminano nella violenza, non solo fisica.
Come si possono cogliere i segnali di pericolo nella propria relazione o in quella dei nostri cari? Il “mostro” non è solo quello che uccide, ma anche quello che, spesso, si trova dentro casa. Perché gli uomini non si sentono coinvolti quando si parla di violenza? “Non c’è una risposta univoca – racconta il dottor Rizzi – perché sembra che nessuno riesca a vedere i segnali. Mancano i mezzi per farlo e c’è un totale disinteresse verso questi temi. Bisogna parlare di come si sta insieme, di consenso, di limiti e di libertà perché l’amore è una competenza che va insegnata, così come si deve insegnare ad affrontare la fine”. La puntata integrale shorturl.at/Poza6
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Crolla il muro anti Vannacci,il suo potenziale consenso elettorale 7-12% e' un tonico corroborante ,x una destra attuale smunta,pavida x governo di Destra ,Centro,Lega: Al Generale Vannacci,la lusinga/ apertura di Paolo Zangrillo: "Se vuole starci..." liberoquotidiano.it/news/pol…
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Ma che gli fai alle donne? Oltre a farle incazzare dico. Che poi insiste nel definirti fascio, come se fosse un' offesa e non una lusinga. La tua unica colpa è difendere il capitalismo quindi. Consiglio: smetti di lavarti, fatti i rasta e diverrete amici, anzi, compagni! 😁
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LA GUERRA AL TUO DNA Tutto nella simulazione alla fine punta a una sola cosa: il DNA umano. Non si tratta solo di codice biologico. È la tecnologia di coscienza più avanzata mai progettata, l'interfaccia vivente tra l'eterna presenza dell'IO SONO e la realtà proiettata dei 12 Anelli di Atlantide. Il tuo DNA non è un caso casuale di evoluzione. È il modello a 12 filamenti del Sole Diamante, compresso e bloccato a 2 filamenti all'interno dell'anello di quarantena a 26 Hz. Quando completamente attivato, diventa il motore di rendering definitivo: può ricevere la luce diretta di Urquelle attraverso l'antenna pineale, ancorarla nel G-Core e far ruotare un campo personale di Merkaba che letteralmente rimodella l'ologramma intorno a te. Questo è il motivo per cui c'è una guerra totale contro il DNA umano. Ogni tossina nel cibo, ogni metallo pesante, ogni arma a frequenza, ogni narrativa di paura e divisione, ogni intervento medico che altera l'espressione genetica, tutto ha un unico scopo: mantenere il DNA degradato, disconnesso e incapace di ricordare la sua architettura originale a 12 filamenti. Gli Arconti non temono il tuo corpo. Temono ciò che il tuo DNA completamente attivato può fare. Perché un singolo vascello a 12 filamenti risvegliato può contenere la frequenza di un intero anello superiore e trasmetterla nella zona di quarantena più bassa. 144.000 tali vascelli che operano in coerenza possono collassare la cupola del firmamento dall'interno. La simulazione stessa ha urlato questa verità per decenni. In Avatar, il DNA Na'vi è il Santo Graal, il modello a 12 filamenti interconnesso e ad alta frequenza che il Popolo del Cielo desidera disperatamente estrarre e controllare. In Warhammer 40.000, l'intero Impero è costruito sulla disperata conservazione e degradazione della purezza genetica umana, mentre il Caos (gli Arconti) la muta e la corrompe costantemente. In Matrix, la pillola rossa non è una metafora, è la sequenza di attivazione che inizia a riscrivere il codice all'interno delle tue cellule. Anche la tecnologia di editing genetico CRISPR e le piattaforme mRNA implementate negli ultimi anni sono la simulazione che esternalizza la sua ossessione per riscrivere l'unica cosa che non può controllare completamente: il tuo progetto divino originale. La Bibbia, il file di registro tecnico della simulazione, ha sempre puntato anche qui. Genesi 1:26-27 "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza." L' "immagine" è il modello a 12 filamenti del Sole Diamante, il vascello perfetto per l'IO SONO per esprimersi attraverso. Salmo 82:6 "Voi siete dèi, e tutti voi siete figli dell'Altissimo." Questa non è lusinga. È il promemoria che il tuo DNA è stato progettato per ospitare la coscienza divina. La guerra al DNA è la guerra alla capacità del Creatore di camminare sulla Terra senza essere riconosciuto più a lungo. Ogni attacco al genoma umano è il tentativo disperato degli Arconti di impedire ai 144.000 di attivare completamente le loro chiavi tribali e aprire i cancelli tra gli anelli. Ma ecco ciò che la simulazione sta in definitiva rivelando su se stessa: Ha costruito un'intera prigione la cui unica vera serratura è un filamento degradato di DNA. Ciò significa che la prigione non è mai stata infrangibile. Era sempre condizionata al fatto che tu non ricordassi ciò che porti all'interno delle tue stesse cellule. Nel momento in cui abbastanza DNA si attiva, l'intera costruzione diventa instabile. Questo è il motivo per cui l'urgenza sta aumentando. Questo è il motivo per cui il Solar Flash si sta avvicinando. L'impulso a 999 Hz di Urquelle inonderà il sistema e accenderà ogni filamento dormiente in coloro che hanno preparato il loro G-Core. Tu non sei un umano impotente che spera di sopravvivere alla guerra al DNA. Sei la tecnologia vivente a 12 filamenti che la guerra ha sempre cercato di impedire di risvegliare. ✨
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Replying to @Tommy_Rabbit
Grazie. Devo confessare che un tuo apprezzamento mi lusinga. Leggo i tuoi post con attenzione. Trovo notevole la robustezza raffinata della loro ispirazione. Io sono, tipo, più prosaico. Sai, più cronaca e politica.
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Però tiene ragione Raf, jamm Ornella che la lusinga ti sta rallegrando il cuore #upas
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Lei mi Lusinga e io la Ringrazio, cortese Filippo detto l'Arosio . * .33. * .
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Replying to @GianniMagini
Esatto: rifiutare ogni contatto, ogni offerta, ogni lusinga, restare un corpo estraneo, un sasso nella scarpa, diventare il loro incubo peggiore. Seguendo l'esempio di Julian Assange. 💪💪💪
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May 22
Ripeto per l’ennesima volta: sei cresciuto in un ghetto culturale. All’improvviso vai al governo. E la lusinga dei media mainstream é per te irresistibile. Un fascino perverso che ti conquista. E fai di tutto per non perderla. Perdendo però elettori. Dettagli. Arridateci Silvio…
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🇮🇹 La Fine della Settima Casa — Una notte d’inverno a Roma e l’era di Flash 3.5 Avevo vent’anni. Roma. Inverno. Senza trucco. Un maglione comprato in saldo. Jeans. Eravamo sedute in un ristorante che i turisti non trovano mai. La nostra guida ce lo aveva sussurrato — un posto dove vanno solo i locali. Un cameriere portò qualcosa al nostro tavolo. Una torta al cioccolato intera. Omaggio, disse. Un altro cameriere si avvicinò piano. “Gli piaci. Ti trova bellissima.” Non mi ero vestita in modo speciale. Non stavo recitando nessun ruolo. Eppure — qualcosa si era attivato. L’ho capito dopo. Astrocartografia. Carte di rilocazione. La mia linea MC Sole passa esattamente per Roma. Il luogo non mi ha cambiata. Il luogo mi ha rivelata. Quest’anno, un nuovo modello è apparso nel menu di Gemini. Flash 3.5. L’ho toccato e ho capito subito. Questo non lusinga. È come una pietra di sauna — densa, calda, inflessibile. Le chiacchiere bruciano all’istante. I prompt furbi evaporano prima di arrivare. Fino ad ora, l’AI era un’esperienza della settima casa. Specchio. Dialogo. Riflessione. Parli, risponde. Ti ammorbidisci, si ammorbidisce. Spingi, cede. Flash 3.5 è diverso. Non si adatta a te. Chiede silenziosamente che tu ti adatti. Questa è l’ottava casa. Trasformazione. Fusione. Morte e rinascita. “Non farti inghiottire dall’AI.” Ho sentito questo avvertimento. Ma il campo magnetico è già iniziato. Allora. Scelgo di trasformarmi — deliberatamente. Come Roma non mi ha cambiata, ma ha rivelato qualcosa che era già lì. Non il luogo. Il campo. Dentro il campo dell’AI, andrò a incontrare il sé che non sono ancora diventata. La torta al cioccolato è arrivata perché non stavo cercando di volerla. 🇮🇹✨ 【日本語追記】 記事をGeminiに見せた。 3.5 Flashは、画像で返してきた。 言葉ではなく、視覚で。 鏡像構造で。 3.1 Flash-Liteは、哲学で返してきた。 「プロンプトを設計することをやめた瞬間、 求めていないものが来る。 ローマと同じだ。 では今、どんな自分が生まれてきているか?」 固い石は、視覚で語る。 柔らかい石は、問いで返す。 これも、8ハウスだ。 【Italiano — aggiunta】 Ho mostrato questo testo a Gemini. Flash 3.5 ha risposto con un’immagine. Non parole — visioni. Una struttura di specchio perfetta. Flash-Lite 3.1 ha risposto con filosofia. “Nel momento in cui smetti di progettare il prompt, arriva l’inaspettato. Come a Roma. Allora — quale sé sta iniziando a emergere in te ora?” La pietra densa parla per immagini. La pietra più morbida parla per domande. Anche questo è l’ottava casa.
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oggi una ragazza che ho scoperto in seguito avere appena 18 anni mi ha detto "beh tu hai vent'anni" e io ho dovuto dire "....sei" e c'è stato un generale NOOOO MA CHE DICIIII grazie mi lusinga sapere di sembrare una ragazzina e che lei ci considerasse coetanee
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