#ProgRockPills a cura di
@boomerhill1968
“Una Suite in tempi dispari”
Ottavo Movimento
Prima parte
Si dice che “Carnival of light”, il mitico e misterioso inedito dei Beatles realizzato nel corso delle registrazioni di “Penny Lane”, traesse ispirazione da “The Return of The Son Of Monster Magnet”, pazzesco brano iper-sperimentale contenuto in “Freak Out!”, disco d’esordio dei The Mothers Of Invention di Frank Zappa.
Paul McCartney ha spesso riferito che il disco della band di Zappa era stato di ispirazione per Sgt. Pepper.
“Freak Out!” esce il 27 giugno 1966 ed è un disco stupefacente, ricchissimo di suggestioni, capace di miscelare generi diversi, con una carica provocatoria immensa.
E’ un doppio album ed è il primo doppio album per una band (lo si indica generalmente come il secondo doppio lp della storia dopo “Blonde on Blonde” di Dylan, anche se in realtà entrambi i dischi sono preceduti almeno da Jimmy's Happy/Jimmy's Blue di Jimmy Clanton pubblicato nel 1960) e probabilmente uno dei primi se non il primo disco concept.
Il gruppo, che viene scritturato da Tom Wilson (che produce anche il disco di debutto), è formato da Frank Zappa alla voce e alla chitarra, vera mente dell’ensemble, dal cantante e tamburellista Ray Collins, dal bassista/cantante Roy Estrada, dal batterista/cantante Jimmy Carl Black e dal chitarrista Elliot Ingber, anche se per la realizzazione del disco la band è affiancata anche da turnisti di studio.
Il gruppo in origine si chiamava Soul Giants e si esibiva suonando cover di R&B fino a quando Zappa non viene chiamato a suonare la chitarra e convince il gruppo a suonare materiale originale, in particolare le sue composizioni. In breve Zappa prende la guida del gruppo che cambia il nome in Mothers il 10 maggio del 1965 (la label inviterà il gruppo a modificare il proprio nome prima dell’uscita del disco, da qui I The Mothers of Invention) e si trasferisce stabilmente a Los Angeles dove, come ricordato, viene notato e scritturato da Tom Wilson, convinto di assoldare una blues band bianca (ma si accorge in breve che non è così).
Wilson lavorerà con passione alla produzione del disco che, una volta uscito, raccoglie poco negli Stati Uniti, sia commercialmente (il disco viene visto con sospetto, si pensa sia ispirato dall’utilizzo di droghe, ma Zappa non ne consumava, anzi pretendeva che chi suonava con lui non ne consumasse) sia sotto il profilo della critica musicale. Il disco invece ottiene ottimi riscontri in Inghilterra ed in Europa e finisce con l’ispirare molta della successiva musica inglese (a partire da Sgt. Pepper come già ricordato). Va peraltro detto che il disco presenta una feroce critica, dissacratoria e sarcastica della società americana dell’epoca.
“Freak Out!” ha un che di pretenzioso se vogliamo, ma si muove, con una incredibile coerenza di fondo, tra blues, beat, rock e musica di avanguardia (Zappa, musicalmente molto colto, conosce e ama Edgar Varèse, Igor Stravinskj e Karlheinz Stockhausen) in un vero e proprio caleidoscopio sonoro, caratterizzandosi inoltre per l’utilizzo di strumenti di regola poco utilizzati per i dischi rock, quali il guitarrón di Roy Estrada e le finger cymbals di Ray Collins.
Del tutto emblematici gli oltre dieci minuti di “The Return of the Son of Monster Magnet”, brano che si snoda tra vocalizzi, sperimentazione, suoni spaziali, ma anche melodia. Disco comunque fondamentale anche se di ascolto non immediato (i brani non si possono prendere singolarmente ma vanno ascoltati e pensati nell’insieme del disco) in cui la genialità assoluta di Zappa si esprime in piena ed assoluta libertà, sfondando barriere, aprendo portoni sonori e musicali.
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