Il problema non è l’antifascismo. Il problema è il cretinismo autoritario di chi pensa di difenderlo con un modulo da firmare.
Oggi chiedete il patentino antifascista agli editori e vi sentite migliori. Domani una giunta di destra chiederà il patentino anticomunista, anti-woke o anti-islamista, e allora griderete alla censura.
Giustamente, peraltro. Anche se ipocritamente
Perché il punto è esattamente questo: in una democrazia liberale non si entra in una fiera del libro superando un test di fedeltà politica. Si entra rispettando la legge. Se pubblichi roba illegale, vieni escluso e denunciato. Se pubblichi idee sgradevoli, si risponde con altre idee, non con il buttafuori
La Costituzione italiana è antifascista, sì. Ma non è una tessera di partito. E soprattutto non autorizza nessuno a trasformare la cultura in un club dove entri solo se ripeti la parola d’ordine decisa dal comitato.
Se seguissi il suo ragionamento, Presidente, dovrei dirle che ha giurato su una Costituzione di sinistra. E invece ha giurato su una Costituzione antifascista, basata su quegli stessi valori che si chiede di sposare a chi vuole partecipare a
#plpl. Quelli che ha sposato lei, no?