Cari amici, vi do una notizia con la morte nel cuore: dopo quelle con Matteo Renzi, ho vinto nel secondo
Appello anche la causa con suo padre Tiziano. Il quale dovrà restituirmi i 50mila euro (più interessi e
spese legali, per un totale di circa 100mila euro) che ero stato costretto a versargli da due incredibili
sentenze di primo e di secondo grado per una legittima critica politica a “Otto e mezzo”. Lì, nel 2017,
avevo risposto così a una domanda di Lilli Gruber sull'inchiesta Consip che vedeva indagato il babbo
dell'ex premier: “Se il padre del capo del governo si mette in affari o si interessa di affari che riguardano
aziende controllate dal governo, magari a beneficio di imprenditori che finanziano o hanno finanziato il
capo del governo, questo non so se sia un reato, ma è un gigantesco conflitto d’interessi”.
Renzi senior, credendo che parlassi di lui e non di suo figlio, mi aveva denunciato per danni. Ma io non lo
sapevo, perché la notifica non mi era mai arrivata (al posto della mia firma c'era uno scarabocchio fatto da
chissà chi). Così nel 2018 ero stato processato in contumacia, senza potermi difendere, da un giudice
civile di Firenze. Il quale avrebbe potuto e dovuto verificare da solo la veridicità di ciò che avevo detto
(era un fatto notorio) e assolvermi per aver esercitato il diritto di cronaca e di critica. Invece non lo fece e
mi condannò a pagare 50 mila euro, più le spese processuali.
Lo scoprii da un articolo del Foglio e da un post di Matteo Renzi su Facebook: “Sono ovviamente
contento per mio padre... Bisogna sopportare le ingiustizie, le falsità, le diffamazioni. Perché la verità
prima o poi arriva. Il tempo è galantuomo. Ci sono dei giudici in Italia, bisogna solo saper aspettare. E
verrà presto il tempo in cui la serietà tornerà di moda. Ci hanno rovesciato un mare di fango addosso.
Nessun risarcimento ci ridarà ciò che abbiamo sofferto ma la verità è più forte delle menzogne. Adesso
sono solo curioso di vedere come i tg daranno la notizia”. Poi mi diede del “diffamatore seriale” e del
“vitalizio per me e la mia famiglia”, annunciando che coi miei soldi avrebbe pagato le rate del mutuo
della sua nuova villa da oltre un milione di euro chiamandola “Villa Travaglio”, nonché la sua festa alla
Leopolda per i 50 anni.
Il mio avvocato Caterina Malavenda fece appello, per poterci difendere almeno lì. Ma anche la Corte
d'Appello mi diede torto, perché avrei dovuto “invocare l’esimente del diritto di cronaca o critica e,
conseguentemente, fornire la prova della veridicità del fatto narrato” in primo grado (dov'ero ignaro
contumace).
Per fortuna la Cassazione annullò quel doppio obbrobrio, bacchettando i giudici di primo e secondo
grado: spettava a loro verificare se le mie parole “integrassero il legittimo esercizio del diritto o di
cronaca”, “rilevabile d’ufficio a prescindere dalla specifica e tempestiva allegazione della parte e anche in
Appello”. E rinviò il processo a un nuovo appello, che si è concluso l'altroieri con il rigetto totale delle
pretese di Tiziano Renzi e la sua condanna a restituirmi ciò che gli ho versato (76.295 euro fra
risarcimento e spese legali), più gli interessi e le spese legali della Cassazione e del secondo appello. In
tutto, un conticino di circa 100 mila euro.
Motivo: “Appare palese come l'obiettivo della critica – e che di critica si tratti è indiscutibile – fosse
Matteo Renzi e non il padre (come peraltro incidentalmente rilevato anche dal Tribunale),... Certamente
dunque il giornalista ben poteva esprimere la sua opinione, avente ad oggetto un personaggio pubblico
(addirittura ex Presidente del Consiglio)... Egli, pur premettendo che non sapeva se il contegno
dell'odierno attore (Tiziano Renzi, ndr) fosse o no penalmente illecito, criticava Matteo Renzi perché chi
riveste certe posizioni cruciali nella vita politica del Paese deve prestare attenzione a che i contegni anche
dei suoi familiari siano trasparenti e tali da escludere ogni conflitto d'interesse... E osserva che
l'interessamento della magistratura a vicende connesse a Matteo Renzi non è dovuto a un'invasione di
campo, ma a un'eccessiva disinvoltura da parte di questi e dei suoi familiari nella gestione degli affari”.
Così “la libertà di manifestazione del pensiero diventa strumentale anche al controllo sul potere politico
da parte dei cittadini e assume la funzione di contribuire in modo determinante alla formazione della
pubblica opinione, in modo che ciascuno possa liberamente orientare le proprie scelte”.
Conclusione: “Devono pertanto ritenersi sussistenti tutti i presupposti per l'applicabilità della... esimente
del diritto di critica o di cronaca...: a) l'interesse sociale...; b) la verità del nucleo del fatto storico
sottostante il giudizio...; c) la continenza, essendo i toni utilizzati misurati e proporzionati al contesto,
scevri da ogni connotazione gratuitamente offensiva e umiliante, o volta ad attaccare l'uomo anziché il
suo contegno. Dunque, conclusivamente, la domanda risarcitoria di Tiziano Renzi dev'essere respinta”.
Non ho altro da aggiungere, se non che il danno l'ho subìto io da una lite temeraria durata ben otto anni; e
che questa sentenza, firmata dalle giudici Carla Santese, Giulia Conte e Ada Raffaelli Mazzarelli, è una
boccata di ossigeno per tutti i giornalisti e i cittadini che credono nella Giustizia. Il resto lo lascio a una
fonte ben più autorevole di me, con qualche ritocco (soprattutto sulla punteggiatura): “Bisogna sopportare
le ingiustizie, le falsità, le diffamazioni, perché la verità prima o poi arriva. Il tempo è galantuomo. Ci
sono dei giudici in Italia: bisogna solo saper aspettare. E verrà presto il tempo in cui la serietà tornerà di
moda. Mi hanno rovesciato un mare di fango addosso. Nessun risarcimento mi ridarà ciò che ho sofferto,
ma la verità è più forte delle menzogne. Adesso sono solo curioso di vedere come i tg daranno la notizia”.