Bandiere dell’Iran, dove ogni giorno impiccano ragazzi che hanno il solo torto di chiedere di vivere senza odiare nessuno (gli altri, quelli che non impiccano, li hanno uccisi a decine di migliaia nelle scorse settimane, sparando loro in piena faccia).
Bandiere di Cuba e Venezuela, spacciate per paradisi socialisti, quando invece sono spietate dittature dove la gente vive in povertà e senza uno spiraglio di libertà, in cui se parli contro il governo finisci in galera se non peggio.
Le bandiere della Palestina si guardano bene dall’essere per i (tanti) palestinesi che vogliono vivere in un loro Stato ma in pace con i vicini. No, sono invece segnali di simpatia - se non peggio - verso lo spietato nazismo di Hamas, gli unici veri autori di genocidio in quella martoriata terra.
Gli slogan cantati in quella piazza sono a difesa - esplicita o implicita - del più grosso crimine commesso in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, la vile aggressione russa all’Ucraina.
Striscioni per gli anarchici, che non erano “simpatici e poetici giramondo” (cit. definizione che Pina Fantozzi diede di Franchino), ma delinquenti che stavano costruendo una bomba che avrebbe ammazzato le persone.
E le bandiere della Cgil sono di un sindacato in prima fila a tutelare privilegi, conservazione e rendite di posizione (il tutto spacciato per “difesa dei diritti”).
Andate di moda in questi giorni, bravi. Avete vinto il referendum, almeno così vi piace dire e pensare.
E non ve ne fregherà nulla, già lo so.
E io non lo dico per “spaventare” voi, figuriamoci.
Ma solo per tutelare la nostra dignità: rispetto a dove state voi; sempre e per sempre da un’altra parte ci troverete.