Giornalista. Tra Barletta e Roma, andata e ritorno, credendo (nonostante tutto) nelle “sfide” della politica

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Ricordo con affetto e dolore #OttavianoDelTurco compagno, amico, collega sincero e generoso Gli italiani dovranno ricordarlo come vittima di una giustizia insensata e colpevole
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Per Lino non era solo una festa. Ciao.
18 Mar 2024
Lutto nel Pd, scompare Lino Paganelli, storico organizzatore delle Feste dell’Unità repubblica.it/politica/2024/…
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Il leader socialista accettò di ricordare sull'Unità il "ragazzo rosso" appena scomparso. Ma di lì a poco le strade a sinistra si divaricarono, fino all'epilogo di Hammamet 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗲 𝗟'𝗨𝗻𝗶𝘁à: 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗖𝗮𝘀𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮 strisciarossa.it/craxi-quel-…
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Possibile che, al di là della magistratura (che, notoriamente, ha tempi lunghi) non ci sia una istituzione (Governo, Parlamento, Corpo militare) che si preoccupi di fare piena luce sulla verità e sulle responsabilità di ognuno?
Alla luce delle dichiarazioni clamorose rese oggi dall’onorevole #Pozzolo al Foglio, nelle quali smentisce la versione resa nell’immediato dal sottosegretario Delmastro sui drammatici fatti di capodanno a Rosazza, e conferma i dubbi manifestati in aula dal senatore Renzi, il sottosegretario Delmastro ha il dovere giuridico, in quanto pubblico ufficiale, oltre che il vincolo etico in quanto rappresentante dei cittadini, di chiarire nella sede ufficiale la reale verità. Chiediamo pertanto che egli venga a riferire in Parlamento e formalizzeremo nelle prossime ore la richiesta nel tentativo di fare luce su questa scabrosa vicenda. Il tempo del silenzio della Premier Meloni è scaduto, occorrono parole e prese di posizione chiare, se le istituzioni in questo Paese hanno ancora un valore
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Con il “comunista preferito”
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Da ministro Luigi Berlinguer cercò, con le sue riforme, di rendere la scuola pubblica patrimonio di tutti. Non a caso buona parte di quelle riforme fu poi cancellata. Ma restano nella memoria.
Apprendo con profonda tristezza la notizia della scomparsa di Luigi #Berlinguer. Una vita per il miglioramento della ricerca e dell’insegnamento nel nostro paese. Lascia riforme importanti, valori profondi e idee lungimiranti. È stato un vero privilegio lavorare con lui.
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È stato comunista col cuore nella matita
Se ne va con Sergio #Staino 1940-2023 l'ironico disegnatore della sinistra orfana del Pci e della sinistra. Bobo era lo sconfitto del XXI secolo, incapace di guardare al mondo nuovo, sempre nostalgico di un passato che non ritorna.
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Si è spenta. Addio Bobo.
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𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗻𝗶𝗻𝗼 Giorgio Napolitano: "Le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate. Il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione è sempre presente..." strisciarossa.it/differenze-…
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Napolitano fu un comunista che non si sentì "ex". Cercò di portare la sinistra al passo coi tempi e fece delle riforme la ragione della sua vita. 𝗜𝗹 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗖𝗮𝘀𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮 strisciarossa.it/giorgio-nap…
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22 Sep 2023
Grazie, Presidente
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22 Sep 2023
Dopo essere stato eletto per un secondo mandato da Presidente della Repubblica, primo nella storia italiana, Giorgio #Napolitano si presentò commosso in Parlamento. Ma il suo discorso fu anche molto duro
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Da ricordare oggi che Tronti non c’è più
8 Feb 2019
"Il #populismo può essere una cosa buona se fa gli interessi del popolo, ma può essere una cosa negativa se diventa demagogia, discorsi che illudono il popolo come mi pare stia facendo questo governo" Mario #Tronti ora ad #agorarai
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29 Jun 2023
Auguri a Giorgio Napolitano, con le parole giuste di Giuliano Amato - una lezione sull’impegno nelle Istituzioni e in Politica, in Italia e in Europa, che dobbiamo portare avanti con responsabilità e orgoglio.
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Se ne è andato anche Guido #Bodrato. Gentiluomo integerrimo, intellettuale ricco di visione politica, uomo equilibrato e profondamente responsabile. Un democristiano e un cattolico democratico. Rappresentava una politica che non c'è più e di cui avremmo disperatamente bisogno.
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Avrebbe dovuto essere ancora il più bravo. Ce n’è bisogno. Ci mancherai, Umberto
Sono le 4 di mattina. Carlo, suo figlio, mi dice che Umberto non ce l'ha fatta. E io penso che, intanto, non si può tacere qui chi e che cosa è stato - per me e per tanti - Umberto Minopoli. Poi bisognerà parlarne per bene, in modo più appropriato, una volta attenuato il diluvio del dolore. Umberto è stato il più bravo. Io lo so da quando entrambi avevamo 15 o 16 anni e di lui sentivo solo parlare. Frequentavamo scuole vicine (il Genovesi e il Vittorio Emanuele), e tra noi, genovesini malati di estremismo, si diceva a mezza voce che a poche centinaia di metri c'era un ragazzo bassino e riccioluto che da solo teneva testa ai gruppettari, riuscendo a imporsi nelle infuocate assemblee con argomenti razionali e puntuti. Era polemico, appassionato, tenace. Andava controcorrente. Allora come dopo, per il resto della sua vita. Quando smisi di fare l'estremista, mi iscrissi all'organizzazione giovanile del Pci, di cui lui diventò, a Napoli, segretario. Quando, per dirvene una, da membro della sua segreteria, un giorno cominciai a chiedergli un dibattito più impegnato e alto sui destini del nostro movimento, non solo sulla conta delle tessere, lui nicchiò per un po', infastidito da quella che appariva la messa in discussione della sua autorità, poi ci stese tutti con una chilometrica relazione in cui disegnò il futuro glorioso del nostro movimento, partendo dagli accordi di Bretton Woods per finire ai principali nodi politici dell'Italia, che ci sbatté sul tavolo con alterigia, sempre come a dire "tanto che volete saperne, voi...". Era il più bravo quando fu chiamato a Roma, nella segreteria nazionale della Fgci, dove io lo seguii come un soldatino, e insieme tenevamo testa ai romani che facevano il filo ai settantasettini, mentre noi volevamo essere comunisti sì, ma operativi e concreti (di destra eravamo definiti, e non la sentivamo come un'offesa...). Fu lui a scrivere - a 22, 23 anni - la 285, una legge sull'occupazione giovanile che ancora si ricorda come uno dei - pochi - risultati positivi della presenza del Pci nella maggioranza di governo. Era il più bravo quando tornò a Napoli, al partito. Apprezzato da tutti, in particolare da Giorgio Napolitano e Gerardo Chiaromonte, con cui trascorrevamo serate intime e piacevoli. Lui parlava con loro senza timidezza, io perlopiù ascoltavo e mi dicevo fortunato ad essere amico del più bravo di tutti i giovani leoni del Pci. Il più bravo non diventò segretario del Pci a Napoli, proprio perché era il più bravo. Sulla sua bravura - presuntuosa, certo - prevalsero a più riprese le piccole logiche di correnti e di apparato, impedendogli di guidare il partito nella città con cui aveva maturato - lui puteolano di nascita - un rapporto irragionevole e carnale. Quando, respinto da Napoli (il concetto è forte, ma di questo si trattò), il più bravo si trasferì a Botteghe Oscure, i maggiorenti del palazzo facevano a gara per tenerlo con loro. E dove lo trovavi uno capace di lavorare sui dossier, sulle leggi, che allo stesso tempo aveva acume politico e cultura da vendere? In quegli anni - con la sinistra che si avvicinava al governo - cominciò così una specie di sfruttamento intensivo del più bravo, che iniziò a fare la spola tra incarichi secondari di partito e segreterie di ministeri, prima di assolvere a ruoli manageriali esterni alla politica, di cui - questo ve lo dico per certo - non si è mai innamorato. Il suo amore, mai corrisposto nella maniera dovuta, era la politica. Per questo il più bravo, negli ultimi anni, ha cominciato ad occuparsi di scienza, di astronomia, di fisica. Cercava dei succedanei della politica, lanciandosi così in clamorose imprese intellettuali senza sprezzo del pericolo, maturando una preparazione indiscutibile in campi che non aveva mai esplorato. È stato il più bravo fino alla fine. Solo con il suo corpo non è stato bravo. E così, qualche ora fa, ci ha lasciati. Quanto alla famiglia, l'ha amata di un amore pieno, esclusivo, geloso, possessivo, anche cieco. Carmela la conobbe da ragazzino, diventò la solidissima e intelligente compagna di vita, e gli ha sempre tenuto testa con sapienza, ruvida tenerezza e orgoglio. Giacomo e Carlo sono stati i suoi intoccabili gioielli: non sarà semplice sopravvivere al più bravo, ma ce la faranno. Ora siamo qui a Milano, io e Francesco Izzo, l'amico comune che che aderiva con infinita generosità a tutte le sue richieste, che ha cercato di mettere ordine nella sua vita, e piangiamo e ridiamo ricordando le serate trascorse insieme, i micidiali sfottò che ci rimpallavamo, l'amore che ci siamo scambiati. Tra qualche ora procederemo con le pratiche burocratiche, per portare Umberto a Roma. Lì penso che saremo in tanti a salutare il più bravo di tutti.
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Ma quanto è struggente “Bella ciao” suonata a #Cuneo da Fresu e Di Bonaventura? #25aprile #Liberazione
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Perdiamo quel sorriso. Ciao #Citto
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