.Negli ultimi ottant’anni la povertà assoluta negli Stati Uniti si è ridotta in modo drastico: dal 48,5% del 1939 al 3,7% nel 2023. Una diminuzione di quasi 45 punti percentuali. È il risultato principale di un recente paper NBER che ricostruisce in modo sistematico le condizioni economiche degli americani dal New Deal a oggi.
Il dato colpisce perché va contro una narrazione diffusa: quella secondo cui la grande svolta nella lotta alla povertà sarebbe arrivata solo con la “War on Poverty” degli anni Sessanta. In realtà, oltre metà della riduzione complessiva è avvenuta prima del 1964. Tra il 1939 e il 1963, il tasso di povertà scende di 29 punti, trainato quasi interamente dalla crescita dei redditi da lavoro e dall’espansione dell’economia del dopoguerra.
Dopo il 1964, la povertà continua a diminuire, ma più lentamente. Dal 19,5% del 1963 si arriva al 3,7% nel 2023. La differenza è che, nella seconda fase, il ruolo decisivo non è più giocato dal mercato del lavoro, bensì dal welfare: trasferimenti monetari, programmi in natura, sanità pubblica e crediti fiscali.
Il cuore innovativo della ricerca sta nel metodo. Gli autori non usano il tradizionale indicatore ufficiale, basato sul reddito lordo. Costruiscono invece una misura “post-tax post-transfer”: il reddito disponibile effettivo, dopo tasse e contributi, e includendo trasferimenti in denaro, servizi pubblici, sussidi alimentari, alloggi, assicurazione sanitaria.
Per gli anni recenti utilizzano i dati CPS; per il periodo 1939–1959 ricostruiscono questi flussi a partire dai censimenti decennali, imputando tasse e benefici che allora non venivano rilevati. In questo modo rendono confrontabili ottant’anni di dati, superando i limiti storici delle statistiche ufficiali.
Un passaggio cruciale riguarda la soglia di povertà. Gli autori ancorano il livello iniziale al 1963 (circa il 19,5% della popolazione) e lo aggiornano nel tempo con l’indice PCE, più realistico del CPI nel misurare l’inflazione. Così mantengono costante il potere d’acquisto della soglia: la povertà resta una misura “assoluta”, non relativa.
I risultati mostrano un doppio movimento. Prima del 1964, la riduzione della povertà è quasi tutta “di mercato”: salari più alti, più occupazione, più produttività. Dopo, la povertà cala soprattutto grazie ai trasferimenti pubblici. Parallelamente cresce anche la dipendenza dal welfare: tra gli adulti in età lavorativa passa da meno del 3% a oltre il 7%.
Il messaggio non è ideologico, ma storico. La lotta alla povertà ha funzionato, nel lungo periodo. Ma con strumenti diversi in fasi diverse: prima crescita e lavoro, poi redistribuzione e protezione sociale. Capire questa sequenza è essenziale oggi, quando si discute se puntare su sussidi, salari, politiche industriali o welfare. I dati suggeriscono che nessuna di queste leve, da sola, basta.
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