Anche oggi noto che è necessario spiegare il concetto di falsa partita iva. Dunque, proverò con parole molto semplici: una falsa piva è una persona assunta come collaboratore autonomo ma trattata nei fatti come un dipendente, privandola di fatto dei diritti propri del lavoratore dipendente (ferie, malattia retribuita, tredicesima, quattordicesima, tfr, eventuale Naspi al termine del rapporto a scadenza).
No, la falsa partita iva non è davvero autonoma ma lavora con vincoli di subordinazione, quindi anche di orario da rispettare, sede di lavoro e via dicendo, é totalmente eterodiretta e tendenzialmente oltre l’80% del fatturato annuale lo genera con un solo committente.
La falsa partita iva a conti fatti di solita guadagna decisamente meno al netto di quanto percepirebbe a parità di condizioni se fosse assunta con il corretto contratto da dipendente. L’azienda risparmia non solo sullo stipendio nominale ma pure su IRPEF e versamenti contributivi perché la falsa piva risulta di fatto un semplice fornitore che emette fattura a fine mese.
Ah, identificarla è abbastanza semplice e non fa fede il contratto firmato, che ovviamente è scritto in maniera tale da risultare assolutamente regolare sulla carta, ma si procede incrociando quello che dice il contratto con prove circostanziali che provano il vincolo di subordinazione spiegato prima.