La risposta del vicedirettore de L'Espresso Enrico Bellavia all'ambasciatore istaeliano Peled.
"La scorsa copertina de LโEspresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che lโambasciatore ๐ฎ๐ฑ Peled ha improvvidamente ยซcondannatoยป, insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dallโobiettivo esperto di Pietro Masturzo quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perchรฉ dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele.
E non ha nulla a che vedere con LA SICUREZZA nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
ร unโoperazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dallโesercito ๐ฎ๐ฑ . Unโannessione nรฉ lenta nรฉ silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo cโรจ la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Piรน di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
Lโimmagine su carta ha il privilegio di fissare lโistante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nellโarchivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se lโambasciatore si fosse preso la briga di controllare โ era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina โ si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. Lโinfortunio di sollevare semplici sospetti ยซmanipolatoriยป sullโimmagine. Il corto circuito di impartire lezioni sullโuso della ยซresponsabilitร ยป e della ยซcorrettezzaยป che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si รจ fermato alle figure, ma si รจ concesso lโormai raro scrupolo di leggere.
La copertina รจ parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtร . La partigianeria sui fatti non รจ mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dellโambasciatore, si sono spinti a sostenere che lโimmagine fosse generata dallโIa. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, รจ immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere ยซstereotipi e odioยป. Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i TERRORISTI non sono unโetnia, come i CRIMINALI non sono un popolo. Il GENOCIDIO si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtร . Neppure in nome della Storia".