Lei è Beatrice, in una delle ultime foto che ritraggono il volto di una bimba spensierata. Perché questa dolce creatura e’ morta a due anni, massacrata di botte dentro le mura domestiche.
A raccontare le atrocità subite da Beatrice, deceduta lo scorso febbraio, è stata una delle sorelle di 9 anni. “Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti. Aveva tutto il corpo viola e le labbra viola. Già lì stava molto male". Secondo il racconto della bambina, già dalla sera del 7 febbraio, quando lei e le sue due sorelline si trovavano a Perinaldo a casa del compagno della madre, Manuel Iannuzzi, Beatrice mostrava condizioni preoccupanti. La sorella ha riferito di averla sentita urlare mentre si trovava con l'uomo e che avrebbe "vomitato più volte". La mattina seguente, Iannuzzi avrebbe portato la piccola in bagno. "La sentivo urlare e lui diceva: 'stai zitta, che non è niente'", ha raccontato la bambina. Quando lei e l'altra sorella di 7 anni, sono entrate in quella stanza Beatrice "perdeva sangue dal naso", aveva gli occhi chiusi e il capo ciondolante. La bambina ha riferito di aver controllato più volte la sorella mentre era distesa sul letto: "Se le alzavo un braccio e poi lo lasciavo, cadeva giù". Nessuno degli adulti ha chiamato i sanitari, nonostante la gravità della situazione. Hanno tentato di rianimarla con acqua e zucchero o mettendole la testa sotto l’acqua. Nemmeno la madre, Manuela Aiello, un mostro come l’uomo con cui si accompagnava, ha mosso un dito. Nel pomeriggio la situazione sarebbe nuovamente peggiorata. La sorella ha riferito che, durante alcune manovre praticate sulla bambina, "Bea sputava carne". La sera avrebbe notato anche una ferita al mento. La mattina successiva, ha raccontato ancora la ragazzina, lei e la sorella sono state svegliate da Iannuzzi con la frase: "Non andate a scuola perché è successo un casino". Poi hanno tentato di istruire le sorelline di Beatrice su come comportarsi. Per tentare di farla franca. Tanto che agli inquirenti la donna ha raccontato che Beatrice era caduta dalle scale casa sua, a Bordighera. Nel telefono del mostro tante foto della piccola con evidenti segni di violenza, perpetrati nel tempo e culminati con la morte della piccina.
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