Visto che sui giornali la notizia c’è ma certi dettagli passano in sordina, ve li ricordo io. L’assessora di Ferrara finita fuoristrada con un tasso alcolemico di 1,5, il triplo del limite, era della Lega. Sì, proprio la Lega di Salvini. Quella dei manifesti contro chi guida ubriaco, quella del nuovo codice della strada, quella che a parole non perdona nessuno.
Francesca Savini, leghista, assessora con deleghe mica da poco: PNRR, anagrafe, digitalizzazione. Si è dimessa, e ci mancherebbe pure. Denuncia, patente ritirata, auto sequestrata. Tutto regolare, tutto come prevede quella legge che la sua parte politica ha sventolato per anni.
Però c’è un dettaglio che pesa. In macchina, accanto a lei, c’era il sindaco. Alan Fabbri, leghista pure lui. Salito su quell’auto sapendo benissmo, perché a 1,5 non passi inosservato, che chi guidava non era in condizioni di farlo. Non l’ha fermata. Non le ha tolto le chiavi. Niente taxi, niente “guido io”, niente. È salito e via.
La questione morale sta tutta qui. Fai la legge, fai la campagna, riempi le piazze di manifesti, e poi la tua assessora con il sindaco accanto si schianta contro un albero ubriaca fradicia. Per miracolo non hanno ammazzato nessuno. Nemmeno loro stessi.
E adesso il punto vero. Perché la legge non finisce col verbale dei carabinieri. Comincia lì. Vale nei mesi che vengono, quando i riflettori si spengono e la notizia scivola in fondo alla cronache. La patente deve restare ritirata, l’auto confiscata, la denuncia deve arrivare in fondo. Senza scorciatoie. Senza il certificato medico di comodo, senza il ricorso pilotato, senza l’amico di partito che a un certo punto chiama. Perché con questi qua si fa presto: salta fuori il cavillo, si trova la scusa, e dopo sei mesi te la ritrovi al volante come se niente fosse stato.
Duri con gli altri, larghi di manica con i propri. La Lega che pretende il rispetto della legge ma la propria legge poi non la rispetta. È sempre la stessa storia.