Una terribile Amaca di Michele Serra ci ha riportato alle atmosfere conformiste sui giornali italiani metà anni Dieci. A partire dal cedimento verso l'uso di «pro Pal» nel testo e per finire con il ritorno al paternalismo qualunquista e male informato. Ne scrive Tahar Lamri, algerino naturalizzato italiano che collabora con Internazionale.
«Cosa dovrebbero "sapere" questi giovani, secondo Serra? Che il fondamentalismo islamico è il male. E per dimostrarlo, l'editorialista di Repubblica infila in un unico calderone: la repressione delle primavere arabe, la teocrazia iraniana, i talebani afghani, Erdogan contro i curdi, e naturalmente Hamas che avrebbe "imposto una torsione religiosa alla resistenza palestinese, un tempo laica".
È un esercizio di confusione voluta. ISIS (salafiti apocalittici che hanno scomunicato Hamas), i Fratelli Musulmani (movimento di islam politico), l'Iran sciita, i talebani, Erdogan membro NATO: tutto mescolato come se fossero la stessa cosa. Un'unica minaccia oscurantista contro cui l'Occidente illuminato deve ergersi.
Ma chi è l'imam "radicale" che secondo Serra i manifestanti difenderebbero per ingenuità? Mohamed Shahin vive in Italia da oltre vent'anni. Ha collaborato stabilmente con la comunità valdese, cattolica ed ebraica di Torino nel dialogo interreligioso. Cattolici e valdesi hanno firmato appelli per il suo rilascio. Il vescovo Derio Olivero e il pastore Francesco Sciotto lo descrivono come "interlocutore del dialogo interreligioso e con le istituzioni".
Shahin è oppositore del regime di al-Sisi e rischia la tortura se rimandato in Egitto. È stato espulso per aver detto, durante una manifestazione, che il 7 ottobre è stato "un atto di resistenza, dopo anni di occupazione". Una posizione discutibile? Certo. Motivo per espellere un uomo dopo vent'anni in Italia e mandarlo verso una probabile tortura? Per Serra, evidentemente, la domanda nemmeno si pone.
"È mai possibile che i ragazzi pro Pal non vogliano o non possano mettere a fuoco quanto sia nemico della libertà il fondamentalismo islamico?", chiede Serra con quella retorica da professorino deluso. "Davvero basta essere contro l'Occidente per giustificare qualunque paranoia reazionaria, da Putin al jihad?"
Ecco il salto logico perfetto: chi difende un imam coinvolto nel dialogo interreligioso diventa complice dei talebani. Chi protesta contro un'espulsione arbitraria diventa sostenitore del "jihad". Chi critica un genocidio a Gaza diventa alleato del "fondamentalismo".
Non c'è spazio per distinguere tra Hamas e ISIS, tra critica a Israele e antisemitismo, tra opposizione al genocidio e apologia del terrorismo. Tutto è amalgamato in un'unica condanna moralistica: voi giovani ingenui non capite, io intellettuale illuminato sì.
Questa è la parabola di una certa sinistra italiana: ha perso le classi popolari, ha rinunciato all'analisi materialista, ha accettato il neoliberismo economico e l'atlantismo geopolitico. Le è rimasta solo la superiorità morale e il capitale culturale.
Da quella cittadella assediata, Serra e chi come lui lanciano anatemi contro il "populismo", contro i "rozzi", contro chi usa male Twitter, contro chi viene dalle scuole tecniche invece che dai licei, contro i giovani che "non sanno"... ammettere che forse è la loro analisi ad essere sbagliata, che forse equiparare ISIS e Hamas è una banalizzazione pericolosa, che forse espellere un imam integrato per una frase politica è illiberale – richiederebbe un'autocritica che quella generazione di intellettuali non è più in grado di fare».